Intervenire per proteggere i minori che crescono in contesti dominati dalla criminalità organizzata e offrire loro la possibilità di costruire un futuro diverso. È questo l’obiettivo del provvedimento all’esame della Camera dei deputati, dedicato alla tutela e all’assistenza dei minori e degli adulti di riferimento inseriti in ambienti riconducibili alle organizzazioni mafiose.
Nel corso del dibattito in Aula, la deputata della Lega ed ex magistrato Simonetta Matone ha evidenziato il valore della proposta legislativa come strumento di contrasto alla cultura mafiosa.
«La mafia, la camorra e la ‘ndrangheta si combattono in tanti modi. Con questo provvedimento, finalmente togliamo linfa vitale alle famiglie criminali. I loro figli, educati male e cresciuti peggio, saranno liberi di scegliere», ha dichiarato.
Secondo Matone, il testo punta a interrompere la trasmissione di modelli educativi fondati sulla violenza e sull’illegalità, attraverso strumenti già previsti dall’ordinamento per la tutela dei minori.
«La filosofia di questa legge è censurare modelli educativi mafiosi in senso lato, come si censurano le condotte dei genitori maltrattanti, intervenendo con misure civili di decadenza e limitazioni della responsabilità genitoriale», ha affermato.
L’ex magistrato ha quindi richiamato la condizione di molti giovani che crescono all’interno di famiglie legate alla criminalità organizzata, dove, a suo giudizio, la possibilità di scegliere un percorso diverso risulta fortemente limitata.
«Ci sono contesti criminali in cui non c’è possibilità di scelta, dove i valori sono quelli della violenza e della sopraffazione», ha sottolineato, spiegando come in alcune realtà l’illegalità venga percepita come una normale prospettiva di vita.
Nel suo intervento, Matone ha infine ricordato le figure di Rita Atria e Lea Garofalo, simboli della lotta alle mafie, che decisero di collaborare con la giustizia nonostante provenissero da famiglie appartenenti alla criminalità organizzata, pagando quella scelta con la propria vita.
