Nonostante il 2025 si sia chiuso con precipitazioni complessivamente in linea con la media climatica nazionale, la distribuzione delle piogge continua a evidenziare profonde differenze tra le varie aree del Paese. È quanto emerge dal rapporto “Il clima in Italia nel 2025”, elaborato dal Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente (Snpa), formato da Ispra e dalle Agenzie regionali e provinciali per la protezione dell’ambiente.
Secondo lo studio, a livello nazionale le precipitazioni hanno registrato un lieve incremento dell’1% rispetto al periodo di riferimento 1991-2020. L’aumento è stato più marcato nel Nord Italia (+7%), mentre il Centro è rimasto sostanzialmente in linea con la media. Diversa la situazione nel Mezzogiorno e nelle Isole, dove le piogge sono diminuite del 5%.
Il dato più significativo riguarda proprio la Calabria. Il rapporto evidenzia infatti che «la costa ionica della Calabria arriva a 121 giorni asciutti consecutivi», il valore più elevato registrato in Italia, davanti alla Sardegna (118 giorni) e alla Sicilia (116).
Gli esperti sottolineano che «sono valori che confermano una maggiore esposizione del Sud a periodi prolungati senza precipitazioni», evidenziando come il fenomeno della siccità continui a interessare in maniera particolare le regioni meridionali.
L’analisi mostra inoltre che, nel corso del 2025, i mesi meno piovosi sono stati giugno, ottobre e novembre, mentre marzo e agosto hanno fatto registrare le precipitazioni più abbondanti. Dal punto di vista stagionale, soltanto l’autunno è risultato più secco della norma, mentre la primavera è stata la stagione con il maggiore surplus di pioggia, seguita dall’inverno.
I dati confermano così un quadro climatico caratterizzato da una crescente variabilità, con il Sud Italia sempre più esposto a lunghi periodi senza precipitazioni, nonostante il bilancio complessivo delle piogge a livello nazionale resti vicino ai valori medi.
