L’imprenditore Antonino Fallanca, 72 anni, originario di Cardeto, che era stato coinvolto e arrestato nell’ottobre del 2020 nel processo “Pedigree” contro la cosca Serraino ed altri clan reggini, e sottoposto per quattro anni a carcerazione preventiva, e’ stato doppiamente assolto dalle accuse originarie dalla Corte d’Appello di Reggio Calabria. Nei giorni scorsi, infatti, la prima Sezione penale ha rigettato l’appello proposto dalla Procura della Repubblica di Reggio Calabria, che aveva impugnato la sentenza di assoluzione del Fallanca pronunciata dal Tribunale in primo grado, per il quale la pubblica accusa aveva richiesto diciotto anni di reclusione, perche’ ritenuto quale “soggetto promotore e dirigente della consorteria mafiosa dei Serraino, addirittura capo locale di Cardeto”.
Due giorni fa, ancora, la Corte d’Appello – Sezione misure di prevenzione – ha invece accolto le richieste dell’avvocato Giuseppe Nardo, difensore anche dei famigliari del Fallanca, revocando la confisca delle quote societarie dell’impresa operante nel settore edile di proprieta’ della famiglia e dei diversi immobili, adibiti ad abitazioni proprie, oltre che la sorveglianza speciale comminata per quattro anni al Fallanca, “ritenuto soggetto pericoloso e meritevole del controllo costante della polizia”. Antonino Fallanca era stato chiamato in causa nel 2020 perche’ accusato da una serie di collaboratori di giustizia: Giuseppe “Pino” Liuzzo, i fratelli Daniele e Antonino Filocamo (quest’ultimo morto suicida), Sebastiano Vecchio (ex poliziotto condannato per mafia che era stato anche consigliere e assessore comunale di Reggio Calabria) e Maurizio de Carlo.
“In particolare – dice il legale Giuseppe Nardo – le intercettazioni e le testimonianze degli inquirenti, non hanno dimostrato la grave e infamante accusa di essere un pericolosissimo mafioso appartenente alla cosca di ‘ndrangheta Serraino e un imprenditore colluso con la mafia, capace di imporre sul mercato reggino, con l’intimidazione tipica dei mafiosi, i prodotti della sua azienda e in grado altresi’ di arricchirsi in modo illecito e parassitario, inquinando l’economia sana del libero mercato”.
