“È difficile in questo momento misurarne in maniera precisa le conseguenze. Certamente sappiamo che sono due le componenti da tenere in considerazione: il Pil e i conti economici delle imprese” su cui pesa l’incremento dei prezzi di energia e carburante.
Ad affermarlo è il presidente di Unindustria Calabria, Aldo Ferrara, parlando con l’ANSA dei possibili effetti del conflitto in Medio Oriente sull’economia calabrese.
“Registriamo – prosegue – una grande preoccupazione degli imprenditori calabresi che nel breve periodo adotteranno anche contromisure per contenere gli effetti. Ad esempio, il pastificio Colacchio ha dichiarato che già dalla prossima settimana potrebbe ridurre la produzione per via dell’incremento dei costi di energia e imballaggio. Gli aumenti si attestano tra il 10 e il 15%. Lo stesso vale per tutte quelle imprese energivore che stanno affrontando costi insostenibili”. “Proprio in ragione di ciò – afferma Ferrara – chiediamo interventi immediati. Così come già avvenuto per la riduzione delle accise, crediamo che debbano essere introdotte apposite misure di carattere compensativo e di sostegno. Chiediamo, quindi, al governo di procedere nel più breve tempo possibile a licenziare provvedimenti utili a mitigare gli effetti del conflitto sull’economia a cominciare dall’iper ammortamento e dal decreto Bollette”.
Sul fronte dell’export, spiega Ferrara, “l’organizzazione mondiale del commercio registra un rallentamento degli scambi commerciali. Inoltre, i dati resi noti dalla Banca d’Italia e dall’Istat evidenziano un andamento estremamente positivo anche per il 2025 dell’export calabrese, con una crescita sul mercato Medio orientale. Tenendo conto che il conflitto sta interessando quell’area geografica e che si assiste ad un rallentamento generale degli scambi commerciali temiamo, ma speriamo che ciò non avvenga, riflessi negativi su questa dinamica di crescita sui mercati internazionali delle imprese calabresi”.
