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“Donne al Mondo e Dialoghi per Ricostruire”: all’ITE Piria-Ferraris/Da Empoli di Reggio Calabria un panel di voci per smontare gli stereotipi di genere

Aprire un dialogo, sviluppare pensiero critico e restituire ai giovani il ruolo di protagonisti – non spettatori – della cultura del proprio tempo è stato l’obiettivo dell’incontro dal titolo “Donne al Mondo – Dialoghi per Ricostruire” tenutosi mercoledì 18 marzo mattina, nell’Aula Magna dell’ITE “R. Piria – G. Ferraris / A. Da Empoli” di Reggio Calabria, promosso dall’associazione Smarter Calabria APS e rivolto alle classi III e IV.
Hanno aperto i lavori la Dirigente Scolastica Avv. Anna Rita Galletta, insieme alla Vicaria Prof.ssa Patrizia Praticò e alla Prof.ssa Silvia Parra.
In particolare, la Vicepreside ha evidenziato la piena coerenza dell’evento con il framework europeo LifeComp e con l’Obiettivo 5 dell’Agenda 2030 sulla parità di genere, invitando gli studenti a valorizzare l’esperienza nel proprio Portfolio delle competenze.
Il dialogo, moderato da Raffaella Crupi (fondatrice di Smarter Calabria APS, orientatrice ASNOR), si è sviluppato attorno allo slogan “Pensavi di potermi gestire, ma io scelgo di…”, con un contest live in cui gli studenti hanno completato la frase con una parola personale, generando una word cloud collettiva.
Elisabeth D’Elia (attivista comunità arbëreshë) ha aperto il confronto illustrando il Kanun medievale albanese, contesto in cui alcune donne erano costrette a diventare Burrnesha — vergini giurate — per poter accedere ai diritti maschili — tracciando poi un contrasto netto con la cultura egualitaria più che matriarcale della comunità arbëreshë calabrese odierna.
Amelia Esposito (giornalista del Corriere della Sera) ha raccontato la storia delle ragazze di Seminara, piccolo centro in provincia di Reggio Calabria, che nel 2023 sono state vittima di violenza e hanno scelto di denunciare, rompendo il silenzio, invece, atteso dalla comunità. Amelia ha sottolineato la responsabilità del linguaggio giornalistico sulle tematiche di genere, aspetto su cui il Corriere è particolarmente sensibile dedicando anche un apposito spazio, 27esima Ora. La giornalista ha inoltre richiamato l’importanza dell’educazione affettiva nelle scuole, sin dalla primaria.
Claudio Cordova (direttore de Il Dispaccio) ha analizzato come i media semplifichino spesso eccessivamente e come quindi l’informazione sia spesso viziata da errori di base culturale. Le parole, insieme alla credibilità, sono lo strumento più prezioso di un giornalista: una responsabilità prima di tutto sociale. Ha citato il caso di Melito Porto Salvo, altra cittadina in provincia di Reggio Calabria, come esempio inquietante di victim blaming e ha ribadito che la sola repressione non basta per reati che sono in primo luogo culturali. Con la metafora del calabrone – che vola senza sapere di non poterlo fare – ha invitato a non sottovalutare il proprio potere di cambiamento.
Letizia Cuzzola (Fondatrice e Direttore dell’Agenzia editoriale Lettere a Calliope) ha osservato come la letteratura contemporanea abbia radicalizzato il femminile in due soli archetipi: principessa in attesa e guerriera infallibile. L’errore, ha spiegato, è stato trasformare l’“altro” per essere pari, invece di valorizzare la propria identità: il personaggio genera contenuti, la persona vive. Ha inoltre invitato a non demonizzare la maternità come scelta e prerogativa delle donne, e le studentesse a “prendere in mano una penna” per contaminare la narrativa odierna.
Valentina Mallamaci (Vicepresidente dei Giovani Imprenditori di Unindustria Calabria e ricercatrice di Management) ha chiuso il panel con la propria esperienza nel mondo accademico e nell’azienda di famiglia in cui ha maturato la consapevolezza di non dover attendere la concessione di uno spazio bensì conquistarlo in base alle proprie ambizioni. Ha raccontato la trappola del dover performare sempre al massimo per essere riconosciute e il conseguente rischio di burnout. “Siamo noi a doverci sentire al pari degli uomini, non aspettare che ce lo concedano. Il successo è un atto di libertà se lo costruiamo a partire da chi siamo davvero.” – ha concluso.
A chiusura, Smarter Calabria APS ha lanciato il contest “Non da gestire, ma da riconoscere: costruiamo relazioni sane”: nei prossimi 30 giorni gli studenti potranno rispondere alla domanda “Quale cultura vogliamo costruire?” con un video, un manifesto grafico o un racconto. I lavori migliori riceveranno il titolo di Ambasciatori del Riconoscimento.

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