“Il pensiero porta l’uomo dalla schiavitù alla libertà” - Henry Wadsworth Longfellow
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Il lungo addio a Ciccio Ruggia

di ValenƟna Pagano

C’è una compagnia teatrale che è sempre stata più di una semplice compagnia teatrale. Una famiglia
imperfeƩa, appassionata, osƟnata. Un luogo in cui lui conƟnuava ad essere corpo, gesto e presenza, anche
quando la malaƫa cercava di rubargli spazio e voce…perché il teatro non è solo quello che si vede sul
palcoscenico.
Con queste parole, ieri sera, al Cine Teatro Metropolitano, è stato introdoƩo il tributo sul palco della
Compagnia teatrale Extra Oram di Straorino al suo amato regista, aƩore, amico fraterno, Francesco Camera,
in arte Ciccio Ruggia, che lo scorso 13 novembre ha abbandonato le scene della vita, ma recita ancora in
spiritu, in tuƫ loro, per festeggiare la ricorrenza del suo sessantesimo compleanno dove lui avrebbe più
gradito: a teatro.
La serata, patrocinata da AISLA, (Associazione Italiana Sclerosi Laterale Amiotrofica), ha visto la presenza sul
palco e soƩo il palco, in platea, di tuƫ i volƟ più familiari a Ciccio durante l’ulƟma fase della sua vita, quella
della malaƫa. Una malaƫa feroce, che poco alla volta Ɵ spegne, racconta sul palco Francesca Genovese,
consigliere nazionale di AISLA e Presidentessa della sezione calabrese: ma con Francesco ha trovato qualcosa
che non aveva previsto, dice. “Un uomo che non si è lasciato confinare, non si è lasciato definire dalla
malaƫa…che non ha mai rinunciato alla sua idenƟtà, di marito, padre, amico, aƩore. Che fino all’ulƟmo è
salito sul palco, anche quando le forze piano piano lo abbandonavano, perché il palco era la sua vita e non ha
permesso che la malaƫa glielo togliesse. Non un aƩo di pietà, ma un gesto rivoluzionario” sentenzia
Genovese. “Che lascia una lezione potente: non si smeƩe di essere se stessi davanƟ alla malaƫa. Si può
conƟnuare ad amare, a creare, a far sorridere. Si può scegliere di vivere fino in fondo.” E la forza
dell’Associazione AISLA risiede proprio in questo: non solo a livello praƟco, delle strumentazioni tecniche uƟli
a migliorare la qualità della vita dei malaƟ di SLA, ma a livello umano, di presenza, costante e disponibile, che
fa tornare a credere, in tempi così duri come quelli odierni, “negli esseri umani che hanno il coraggio di essere
umani” sulla scia della canzone di Marco Mengoni che la famiglia ha scelto per introdurre il momento
interamente dedicato all’esperienza associaƟva di Ciccio e all’azione di AISLA sul territorio.

La scelta di una serata a teatro da dedicare al teatro è stata fortemente voluta, su input della famiglia di Ciccio,
da tuƩa la compagnia Extra Oram, che con non poca difficoltà nella gesƟone emoƟva, insostenibile in alcuni
momenƟ che hanno preteso di abbandonarsi al pianto, ha rivissuto insieme ai presenƟ alcuni spezzoni di vita
teatrale condivisa, che hanno faƩo sì che nel cordoglio si trovasse comunque lo spazio per la risata, proprio
come Ciccio avrebbe sicuramente voluto. E, sopraƩuƩo, che ha voluto essere viaƟco per lanciare il messaggio
di un passaggio di tesƟmone che si fa memoria viva: “la Compagnia Teatrale Extra Oram di Straorino
conƟnuerà su quella strada che tu hai tracciato” dice Nicola Marra, traƩenendo a faƟca lacrime ed emozione.
Anche lui era stato coinvolto nella vita teatrale da Ciccio e con lui aveva fondato più di 10 anni fa, ricordava,
la compagnia di Straorino, un amore per il paese che li ha sempre uniƟ e impegnaƟ nell’intento di farlo vivere
e valorizzare come un patrimonio culturale, naturale, affeƫvo prezioso. E ora Nicola insieme a ValenƟna,
Giovanni Surace, Caterina Robinson e Diego Vadalà, Giovanni Vadalà, Paolo Vadalà e Antonella Lanteri,
Mimma Camera, Domenica e Daniela Macheda, a tuƩe le ragazze che stanno crescendo con e nel teatro di
Straorino e, sopraƩuƩo, alla famiglia, tra i cui componenƟ va ricordata l’affeƩuosa nipote Rosa Toscano la cui
collaborazione è stata preziosa sempre e ancor di più nella riuscita di questa commovente serata, avvertono
chiaramente tuƩo l’onere e l’onore di questo passaggio di tesƟmone. Ma una promessa a Ciccio, ha valore
doppio.

IndimenƟcabili le parole con cui Domenica ha tracciato, passo passo, quell’amore che il palcoscenico ha
colƟvato e amplificato, narrando quella dolcezza che fino all’ulƟmo ha disƟllato ogni respiro condiviso,
quando la malaƫa costringe due corpi a diventare uno. E, anche in quel caso, la forza dell’amore non le
consente di averla vinta, né sul corpo né sull’anima, perché anche una mano sola conƟnua a costruire per
due. E quello che Domenica e Ciccio hanno costruito, nessuna malaƫa potrà cancellarlo.
È stata dura ascoltare il saluto di Irene al suo papà, che l’aveva introdoƩa al teatro e con cui, fino all’ulƟmo,
ha calcato le scene. Che ancora cerca, “tra le quinte dei ricordi, nell’odore del legno del palco, nella luce che
lo illumina.” Con una forza d’animo che non Ɵ aspeƫ in un corpo così piccolo Irene ringrazia il suo papà di
tuƩo ciò che è riuscito a donarle in un tempo così piccolo. In “un viaggio che non meritava di essere così
breve”. Non c’è rancore nelle parole di questa piccola grande, già donna. Non c’è rabbia, tristezza o paura per
un domani da affrontare con il silenzio di un’assenza che pesa. “Oggi non cerco ciò che mi è stato strappato
via. Cerco la bellezza e il calore che hai seminato nei miei occhi, nel mio modo di stare al mondo, nel mio
modo di amare”.
Domenico, il figlio più grande di Ciccio e Domenica, non ha ritagliato un momento per sé sul palco. La sua
presenza, anche in questa occasione, è stata silenziosa ma costante. Domenico è la certezza dell’amore che
non ha bisogno di un teatro per manifestarsi, perché dietro le quinte, osserva e coordina, sempre pronto a
intervenire al bisogno. Chi conosce Domenico lo ha visto, senza vederlo, tenere salde le spalle della mamma
mentre cercava nella voce la saldezza che resisteva al tremore; lo ha visto essere l’ombra di sua sorella, mentre
sul palco salutava il papà per quella dimensione teatrale in cui l’aveva introdoƩa e che ora le lascia come
un’eredità. Domenico è lo specchio dell’anima più inƟma e salda di Ciccio, quella parte che riservava solo a se
stesso, che non cedeva al palco, pur dando al palco tuƩo se stesso. E senza la quale non sarebbe stato lo
stesso.
Per tuƫ coloro che ieri sera hanno assisƟto a questo memorial a porte chiuse (scusandosi la famiglia persino
con chi, per esigenze logisƟche e doveroso rispeƩo delle norme di sicurezza, non ha potuto essere accolto e
coinvolto, diversamente infaƫ non sarebbero bastate mura a contenere il pubblico), Ciccio d’ora in poi sarà
una stella. Non solo, in senso figurato, dello speƩacolo. Il lungo addio non avrà fine, perché i suoi amici e
colleghi di Extra Oram gli hanno regalato lo spazio che merita, quello del firmamento. D’ora in poi la stella
“Ciccio Ruggia” veglierà su di noi in aƩesa che, guardando il cielo così, per piacere, scopriremo che le stelle ci
fanno ridere! Come quelle del Piccolo Principe, così per tuƫ noi che lo abbiamo visto, conosciuto e,
inevitabilmente, amato.

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