“Le idee non possono realizzare nulla. Per realizzare le idee, c'è bisogno degli uomini, che mettono in gioco una forza pratica” - Karl Marx
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“Reggio Calabria, non voltarti adesso”

di Alfredo Muscatello – Sul mio sito da fotografo, nella sezione dedicata agli eventi, ho scritto che partecipare è l’unico modo per portare a casa un lavoro vero. Mi capita ai compleanni, dove finisco per condividere la gioia degli amici attorno al festeggiato, e ai matrimoni, dove mi commuovo ascoltando lettere d’amore lette all’altare. Anche nei convegni provo a fare la stessa cosa, esserci davvero, interessarmi, tirare fuori il meglio da un’esperienza che spesso nasce come obbligo professionale.
È stato così anche per Reggio Calabria Incontra, un impegno lavorativo decisamente più “leggero” di altri, ma non per questo meno interessante. Non tanto per il programma o per i relatori, quanto per il contesto mentale che ha lasciato intravedere, un’idea di città che prova, finalmente, a misurarsi con la parola attrattività senza ridurla a slogan.
Sono stato coinvolto non direttamente dall’organizzazione, ma dal service tecnico che ha garantito magistralmente l’assistenza al convegno. Una posizione laterale, defilata, che spesso è la migliore per osservare davvero. Da fotografo avevo il compito di raccontare e, proprio per questo, ho potuto ascoltare, guardare, mettere a fuoco. Il tema centrale era la capacità di attrarre interesse verso il territorio, che si tratti di imprese, terzo settore, eccellenze produttive o progettualità culturali. Un interesse che, se strutturato, diventa metodo. E il metodo, quando funziona, si traduce in ricchezza che non evapora, ma torna sul territorio sotto forma di lavoro, visione, continuità.
A colpire non è stata la teoria, ma alcuni esempi concreti. Realtà produttive che sembrano quasi “aliene” nel panorama locale, non per dimensioni o clamore mediatico, ma per lungimiranza. Aziende che giocano una partita nazionale restando profondamente radicate qui. Esperienze che dimostrano come competitività e identità non siano termini in conflitto, ma due facce della stessa strategia. Persone che si riconoscono dal modo in cui si pongono, aperte, capaci di condividere esperienze senza presentarle come verità assolute, ma come possibilità. Non escludono, integrano.
Di contro, resistono ancora, purtroppo, visioni più rigide, veri e propri mammut culturali, convinti che un metodo escluda l’altro o che studiosi e facilitatori di processi “venuti da fuori”, per quanto preparati, non possano intervenire su un tessuto sociale complesso come quello reggino. A Reggio Calabria, per troppo tempo, il “si è sempre fatto così” ha assunto lo statuto di legge non scritta, una formula comoda, rassicurante, spesso usata come scudo contro il cambiamento. In questa due giorni, però, non è stato così.
Oggi qualcosa incrina questa apparente immutabilità. Non con gesti eclatanti, ma con una postura diversa, quella di chi guarda oltre il perimetro della sopravvivenza e inizia a ragionare in termini di sviluppo. Va riconosciuto a questa amministrazione, soprattutto nell’ultimo anno e mezzo, da quando la Città Metropolitana di Reggio Calabria ha intercettato importanti risorse dai fondi PN Metro Plus e Città Medie Sud 2021–2027 ai progetti di rigenerazione urbana e al PNRR, la volontà di confrontarsi con un panorama nazionale, uscendo da una dimensione esclusivamente difensiva.
Il fermento che si avverte non è ancora sistema, ma è reale. È fatto di teste che pensano, di attenzione e riconoscimento verso imprese virtuose, di esperienze del terzo settore che non si accontentano di “fare il bene”, ma vogliono farlo bene, in modo sostenibile, replicabile, credibile. È un fermento che non chiede applausi, ma condizioni.
In questo senso, iniziative come Reggio Calabria Incontra hanno un valore che va oltre il singolo appuntamento, mettono attorno allo stesso tavolo mondi che raramente dialogano e suggeriscono che l’attrattività non è una dote naturale, ma una costruzione paziente. Una grammatica da imparare insieme.
Il mio resta uno sguardo laterale, non istituzionale, ma radicato nel lavoro quotidiano sul territorio. Uno sguardo che non pretende di offrire soluzioni definitive, ma di segnalare direzioni. Raccontare ciò che funziona, soprattutto qui, non è esercizio di ottimismo, è un atto di responsabilità.
Negli ultimi tempi, timidamente ma con metodo, a questa città non si chiede più solo di resistere, ma di crescere. Reggio Calabria non diventa attrattiva quando si racconta meglio, ma quando inizia a credere che il valore che produce possa restare qui. Come Orfeo, proprio ora che l’uscita sembra a portata di mano, il rischio più grande è voltarsi indietro.
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