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Reggina, questione marchio: l’esempio del Chievo ed i paletti anti-impostori per la denominazione

di Paolo Ficara – Due promemoria ed una informazione, sul tema marchio. Sempre in attesa dell’inevitabile fallimento cui andrà incontro la Reggina 1914 srl, nelle prossime settimane. Iniziamo da un promemoria. Giova infatti ricordare come nel 2016, in seguito al fallimento della Reggina Calcio sentenziato nella prima metà di giugno, la Asd Reggio Calabria riuscì ad ottenere cambio denominazione e ripescaggio in Serie C solo dopo aver affittato il marchio. In accordo con la curatela fallimentare e con il via libera della Figc.

Infatti venne autorizzato solo grazie a tale accordo, il cambio denominazione in Urbs Reggina 1914. Laddove “Reggina” era comunque l’aggettivo di “Urbs”, non potendo ricalcare la denominazione societaria di un’entità ancora affiliata. Diverso sarebbe stato rilevare il marchio con acquisto definitivo, anziché in affitto: non sarebbe stato necessario quell’insensato suffisso. Prova ne è quanto avvenuto dopo l’acquisizione definitiva, ad opera del massimo dirigente Luca Gallo, che tolse quel fastidioso “Urbs”.  Il ripescaggio fu poi possibile grazie all’inequivocabile percorso storico che quel marchio si portava con sé, peraltro in un non più ripetibile contesto di allargamento delle partecipanti in Lega Pro, sempre nel 2016.

Passiamo all’informazione, che riguarda il Chievo Verona. Non iscrittosi in B nell’estate del 2021 e poi dichiarato fallito. Il tentativo del Vigasio di aggiungere la parola “Chievo” alla propria denominazione, a giugno del 2023, è naufragato al pari di quanto già accaduto al Sona, un anno prima. Il Vigasio, attualmente primo nel campionato Eccellenza, è un club che sembra stia simpatico a Luca Campedelli, ex patron gialloblu. Peccato però che dopo la prima ammonizione pubblica della curatela fallimentare del Chievo, le successive due aste per marchio e matricola del vecchio Chievo siano andate deserte. La curatela ha infatti iscritto una formazione giovanile dell’ormai ex secondo club della città di Verona, mantenendo l’affiliazione. Di seguito la nota diramata contro il Vigasio, a giugno 2023:

«Il fallimento è proprietario della matricola, ancora in essere grazie all’esercizio provvisorio, e dei marchi registrati “Chievo” e “Chievo Verona” – hanno detto i curatori – Il centro Bottagisio è di proprietà di una società controllata della fallita». «Non è neppure solo ipotizzabile – hanno proseguito – l’utilizzo di asset della società Chievo Verona, ivi compresi il marchio, la matricola, l’avviamento e delle sue controllate, senza l’autorizzazione del Tribunale. Nessun soggetto è autorizzato all’uso di marchi, di simboli che richiamano la squadra, di allusioni di continuità dell’attività della fallita che sta ancora operando; gli organi della procedura si sono già attivati per difendere la proprietà della fallita in ogni sua forma, riservandosi di agire in tutte le sedi competenti per il perseguimento di eventuali condotte illecite, in quanto violative di marchio, di concorrenza sleale sotto vari profili, distrattive, di turbativa d’asta e per la tutela di tutti i diritti della fallita, della massa dei creditori e di eventuali futuri aggiudicatari del ramo d’azienda di cui al bando in essere».

E passiamo al secondo promemoria, da sventolare a qualche papabile impostore. Vi riproponiamo una delle risposte forniteci dall’avvocato Mattia Grassani, ossia lo stesso professionista che aveva curato il cambio denominazione da Asd Reggio Calabria ad Urbs Reggina nel 2016. In riferimento alla denominazione:

<<Ai sensi dell’art. 17 NOIF, il mutamento di denominazione sociale deve essere autorizzato dalla FIGC. Detta previsione non individua specifici requisiti da osservare: tuttavia, nelle linee guida pubblicate dalla FIGC si legge che ‘la nuova denominazione sociale non deve essere identica o similare ad altra denominazione già esistente negli Archivi federali, in tal caso la nuova denominazione dovrà essere preceduta, e non seguita, da un’aggettivazione che la contraddistingua’. Pertanto, nell’ambito del proprio potere discrezionale, la FIGC valuterà con la massima attenzione l’affinità della eventuale nuova denominazione rispetto a quella del club ancora esistente. Posso affermare che la problematica non è soltanto circoscritta all’ambito federale, bensì attiene anche a profili civilistici di tutela del nome, marchio e segni distintivi. Non è certamente da escludere che la ‘vecchia’ Reggina, nel caso di adozione di una denominazione che possa creare confusione tra i due club, possa avanzare pretese risarcitorie nei confronti del nuovo sodalizio>>.

Se ancora qualcuno è rimasto convinto di poter diventare Reggina senza comprare i beni immateriali che a breve saranno in vendita, ci arrendiamo e lo lasciamo con le proprie… idee.

Leggi anche: Le cinque risposte dell’avvocato Mattia Grassani sulla questione marchio

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