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Manca l’ambulanza e un 59enne muore per strada, U.Di.Con. Calabria: “Vogliamo chiarezza”

“Chiediamo che sia fatta chiarezza sulla vicenda del 59nne di Oppido Mamertina colpito da infarto e deceduto, purtroppo, perché non è stata trovata un’ambulanza disponibile presso il locale Ospedale cittadino”. Nico Iamundo – Presidente dell’ U.Di.Con. Calabria -, interviene sul caso dell’uomo, reso pubblico sulle pagine dei quotidiani regionali, sulla mancata adeguata assistenza di un cittadino colpito da malore.

“Siamo allibiti – scrive Nico Iamundo – ed amareggiati pensando alle innumerevoli nostre richieste tendenti a restituire ai calabresi una sanità efficiente e più vicina ai reali bisogni dei cittadini, più razionale nella spesa delle risorse e più attenta alla qualità delle cure e al decoro delle strutture. Ma non ci rassegniamo e continueremo a denunciare ed intervenire, per quanto di nostra competenza, sui reparti di degenza che chiudono in decine di ospedali dell’intera regione, sulle interminabili liste d’attesa per esami diagnostici o ancora peggio a strutture inadeguate o totalmente assenti nei casi di emergenza”.

Nico Iamundo commenta la tragica e triste notizia ricordando che “la Calabria è tristemente carente e insufficiente nei livelli essenziali di assistenza ed a farne le spese sono i cittadini, a cui è negato il diritto alla salute costituzionalmente riconosciuto. Il Presidente della Regione Calabria, i preposti alla sanità calabrese si attivino immediatamente anche per ripensare in maniera efficiente il sistema di primo soccorso, anche con presidi nelle zone interne e difficilmente raggiungibili, come Oppido Mamertina, a causa della nostra fatiscente rete viaria interna, perché quanto successo nei giorni scorsi non avvenga più”.

“Questa è l’ennesima situazione del genere che si verifica nella nostra regione e diversi sono stati gli episodi denunciati dall’ U.Di.Con.  per ritardi di ambulanze o in altri casi per assenza del medico a bordo – conclude Nico Iamundo. E’ questo il temuto effetto dei tagli selvaggi alla sanità, che spesso non ha guardato a particolari esigenze territoriali, dove i numeri delle ripartizioni di presidi, di medici e di ambulanze non possono trovare una logica esclusivamente matematica”.

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