Il sipario è calato, ma la luce di questa seconda edizione del Festival del Teatro di Montepaone continua a brillare. Con la serata finale e la cerimonia di premiazione si è conclusa, tra applausi convinti e un pubblico numeroso, una rassegna che si conferma tra le poche manifestazioni estive calabresi capaci di dare voce e spazio al teatro amatoriale e al vernacolo: quella cultura fatta di passione, di sacrificio silenzioso, di comunità che si ritrova sotto le stelle per raccontarsi.
Ospite d’onore della serata conclusiva, Pierluigi Tortora, che fuori concorso ha portato in scena “Tragicomica Serenata”, uno spettacolo che si è rivelato uno specchio dell’anima, un omaggio sincero alla grande tradizione della poesia napoletana, sospeso tra tragedia e commedia. Una performance riflessiva e allo stesso tempo capace di strappare sorrisi, densa di spunti che hanno accompagnato il pubblico fino a tarda serata.
Questi i riconoscimenti assegnati dalla giuria del Festival: miglior attrice a Valeria Capolupo della compagnia “I Commedianti”; miglior attore a Gino Capolupo, sempre de “I Commedianti”; miglior caratterista a Giovanni Voci della compagnia “Theatron”; migliore regia e migliore scenografia, oltre al Primo Premio assoluto del Festival, alla compagnia teatrale “Miglierinese”.
A condurre la serata, con eleganza e brio, Stefania De Marco, affiancata dall’attore campano Fausto Bellone. Stefania ha il merito di essere non solo stata la madrina e la presentatrice del Festival, ma anche colei che ha aperto con professionalità e simpatia tutte le serate della manifestazione.
Se il Festival del Teatro di Montepaone è oggi una realtà consolidata e sempre più attesa, il merito va soprattutto a chi questo sogno lo ha immaginato e costruito passo dopo passo: l’Associazione Culturale “Finché Palco Non Ci Separi”, vera anima organizzativa della rassegna. Un nome che è già un manifesto d’intenti, una promessa fatta al teatro e alla comunità di Montepaone: non lasciare mai spegnere le luci del palcoscenico.
A guidare questa visione, con la cura e la dedizione di chi crede fermamente nel valore culturale del teatro popolare, il direttore artistico Antonio Cerra. È a lui, in gran parte, che si deve la crescita di un festival capace in appena due edizioni di attirare compagnie da tutta la regione, di riempire l’Arena Nausicaa e Piazza Marini di pubblico, e di restituire dignità e visibilità a un teatro fatto di dialetto, memoria e territorio. Il lavoro di Cerra, silenzioso ma instancabile, è la trama invisibile che tiene insieme ogni serata, ogni compagnia, ogni sorriso strappato al pubblico.
Un plauso va dunque all’intera associazione “Finché Palco Non Ci Separi”, che ha saputo trasformare un’idea in un appuntamento fisso dell’estate montepaonese, e ad Antonio Cerra, che di questo progetto è stato ideatore, custode e instancabile promotore.
Un ringraziamento sentito va anche all’Amministrazione Comunale di Montepaone, che ha patrocinato l’evento e ha dimostrato ancora una volta di credere nel messaggio culturale che solo il teatro sa veicolare: quello dell’incontro, della condivisione, della memoria collettiva che si fa spettacolo.
Ma se il Festival estivo si è appena concluso, il viaggio del teatro a Montepaone è tutt’altro che finito. È già in cantiere una rassegna teatrale invernale, pensata per non far spegnere l’entusiasmo neppure nei mesi più freddi, e guarda già all’orizzonte la terza edizione del Festival del Teatro, che si preannuncia ancora più ricca e partecipata.
Perché, come recita il nome stesso dell’associazione che tutto questo ha reso possibile, a Montepaone il palco e la comunità restano uniti: finché palco non ci separi.
