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‘Ndrangheta, Klaus Davi: “Don Cosimo Borghetto sosteneva che non ero credibile perché gay”

“L’affiliato che mi chiamò a fine settembre mi raccontò  molti dettagli sulle dinamiche sociologiche della cosca. Uno come don Cosimo Borghetto che derivava la sua autorevolezza tra le altre cose  dall’aver partecipato anche alle guerre di mafia ed era diventato capo della provincia come io avevo scritto anni fa, diceva alla cosca ‘non ci sono pericoli con Klaus, lui e ricch… non è credibile ‘. Era molto interessante questo aspetto antropologico che l’affiliato mi raccontava. Poi le intercettazioni della Guardia di Finanza hanno messo in luce l’impatto nella cosca delle mie dichiarazioni in modo inequivocabile”. Lo ha dichiarato Klaus Davi a  proposito dell’inchiesta ‘Garden’ parte della quale è dedicata alle reazioni del clan alle inchieste giornalistiche di Davi.

“L’affiliato mi raccontava anche i meccanismi dei loro incontri. Ci vorrebbero più gay nelle forze dell’ordine come avviene  negli Stato Uniti dove ci sono i magistrati gay con tanto di associazione, i poliziotti gay, i vigili gay. Noi abbiamo le antenne, noi abbiamo una marcia in più. Solo un cretino può dire che la reputazione sessuale non conta nel meccanismo mafiosi uno che non ha capito nulla della mafia. Giovanni Falcone ne parla invece ampiamente nel suo libro. E dedica un capitolo all’argomento di ‘Cose di cosa nostra’. Falcone aveva capito tutto. Ci vorrebbero più gay nello Stato. Non è una questione di ‘maschi alfa contro maschi alfa’ come qualcuno falsamente la racconta, è una questione di intelligenza e intuito che sono caratteristiche più femminili”.

“Qualche capo Ndrangheta mi ha deriso anche lo stesso Gino Molinetti, ma fondamentale mi sono sempre sentito odiato a morte dalla Ndrangheta ma paradossalmente accettato. Nessun ‘Arcota’ mi ha mai mancato di rispetto quando ho vissuto ad Archi per 3 anni. Il problema è la credibilità. Stare tra di loro mi rendeva in qualche modo credibile nel loro mondo di riferimento  e quindi non potevano attaccarmi direttamente. Nella cosca dicevano ‘si sarà pure ricchione ma ha le palle’. Purtroppo quello che manca allo Stato spesso è la credibilità”.

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