Anche quest’anno la nostra comunità parrocchiale, guidata da don Andrea Latelli, ha scelto di
dedicare uno spazio della Festa di San Francesco di Paola alla riflessione su temi profondamente
umani e vicini alla vita delle famiglie. Un cammino che negli anni ha saputo dare voce a esperienze
spesso segnate dalla fragilità, ma anche dalla speranza e dall’amore.
Ricordiamo con gratitudine gli incontri degli anni passati: “Il cuore violato”, dedicato alla
prossimità e alla vicinanza alle donne vittime di violenza, con un incontro insieme al Centro
Antiviolenza Demetra; “Sotto lo stesso cielo”, il racconto di Luna Rossa tra viaggi di speranza e
viaggi di morte, che ha aiutato la comunità a guardare con maggiore consapevolezza alle ferite e
alle sfide del nostro tempo; “Avrò cura di te”, dedicato alla disabilità di un figlio come forma
concreta di amore, arricchito dalla toccante testimonianza della famiglia Durante e
dell’associazione Girasole; “La fonte e il cuore – Il bambino irraggiungibile”, la storia di Manuel
Sirianni, un ragazzo autistico non verbale ma profondamente pensante.
Da questa ultima testimonianza la parrocchia ha avviato un ciclo di incontri formativi dal titolo –
Abbi cura di me, incontriamo l’autismo – con la partecipazione di esperti nell’ambito dei disturbi
dello spettro autistico, rivolto a educatori, insegnanti, catechisti e famiglie. L’obiettivo è offrire
sempre un piccolo ma concreto contributo di sostegno ai bisogni educativi speciali, troppo spesso
inascoltati, che generano vissuti di sofferenza e coinvolgono l’intera comunità.
Non può esserci vera inclusione senza l’esperienza della fraternità, dell’accoglienza e della
comunione reciproca. Questo percorso nasce anche come risposta agli inviti e alle proposte della
CEI e della nostra Diocesi di Lamezia Terme (da sempre attenta a queste tematiche) e
costantemente impegnate nel sensibilizzare le parrocchie verso una cultura dell’inclusione e della
partecipazione.
Quest’anno, all’interno del percorso dal tema “Il nome che porti dentro”, abbiamo rivolto
l’attenzione alla scoperta delle luci e delle ombre della genitorialità nel periodo perinatale. La
gravidanza, la nascita e il post parto rappresentano infatti momenti di grande cambiamento,
attraversati da emozioni intense e talvolta contrastanti, che coinvolgono non solo le mamme, ma
anche i papà e l’intera famiglia.
L’incontro “Accogliere chi accoglie la vita” tenuto dalla dott.ssa Coloca Caterina – Psicologa e
psicoterapeuta specializzata in perinatalità, ha voluto aprire uno spazio di ascolto e confronto
sulla salute mentale nel periodo perinatale, sottolineando quanto sia importante sentirsi
accompagnati, sostenuti e compresi. Troppo spesso, infatti, dietro la gioia attesa della nascita si
nascondono solitudine, senso di inadeguatezza, stanchezza e paura. Sentimenti reali, che non
devono essere ignorati né giudicati.
Nel periodo perinatale — dal concepimento al primo anno di vita del bambino, i cosiddetti “mille
giorni” — nascono non solo i figli, ma anche i genitori. È un tempo di profonde trasformazioni
emotive, fisiche e relazionali, in cui è fondamentale riconoscere che difficoltà e fragilità possono far
parte dell’esperienza.
Durante l’incontro si è parlato di maternity blues, una condizione transitoria che interessa circa il
50% delle neomamme nei primi giorni dopo il parto, caratterizzata da pianto, irritabilità,
stanchezza e senso di inadeguatezza. Diverso è il caso della depressione perinatale, che colpisce
circa il 10-15% delle donne e può comparire anche mesi dopo la nascita, con sintomi persistenti di tristezza, isolamento, ansia e perdita di energie. Più raramente possono manifestarsi disturbi gravi,
come la psicosi perinatale, che richiede un intervento specialistico urgente.
Ampio spazio è stato dedicato all’importanza della prevenzione e del supporto: informazione,
psicoeducazione, ascolto non giudicante e reti di aiuto concrete rappresentano strumenti essenziali
per il benessere di tutta la famiglia. “Per crescere un bambino ci vuole un villaggio”, ha ricordato la
relatrice, sottolineando il valore del sostegno di nonni, amici, parrocchie, consultori e servizi
territoriali.
L’incontro ha inoltre evidenziato il coinvolgimento emotivo dei padri, spesso poco riconosciuto, e la
necessità di costruire comunità capaci di accogliere senza giudicare. Tra le frasi condivise durante
l’attività finale, una in particolare ha sintetizzato il senso dell’incontro: “Non sei sbagliata”.
Come comunità cristiana – ha concluso don Andrea – sentiamo forte la responsabilità di stare
accanto alle famiglie, offrendo vicinanza autentica, ascolto e accoglienza. Perché nessuno
dovrebbe sentirsi solo nel vivere una delle esperienze più profonde e delicate della propria vita.
Accogliere chi accoglie la vita significa proprio questo: imparare a riconoscere l’altro nelle sue
fragilità, mettersi accanto senza pretese e senza giudizio, con il cuore aperto e con la
consapevolezza che la cura reciproca è il primo segno di una comunità viva.
