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Calabria, balzo dell’occupazione nel 2025: oltre 20mila posti in più, ma salari e partecipazione restano criticità

Il mercato del lavoro calabrese registra un deciso cambio di passo nel 2025. Secondo il rapporto annuale della Banca d’Italia sull’economia regionale, illustrato nella sede di Catanzaro dell’istituto, gli occupati sono aumentati di 20.300 unità rispetto all’anno precedente, con una crescita del 3,8%, nettamente superiore sia alla media del Mezzogiorno (+1,4%) sia a quella nazionale (+0,8%).

L’incremento segna una forte accelerazione rispetto al 2024, quando l’occupazione si era fermata a un più contenuto +0,4%. Grazie a questo andamento, il tasso di occupazione nella fascia d’età compresa tra i 15 e i 64 anni ha raggiunto il 46,4%. Nonostante il miglioramento, il dato continua però a rimanere distante dalla media italiana, con un divario di circa 16 punti percentuali.

L’espansione del numero degli occupati ha coinvolto sia il lavoro dipendente sia quello autonomo, che ha mostrato una dinamica ancora più sostenuta. Per i lavoratori indipendenti, sottolinea la Banca d’Italia, si è ormai concluso il recupero dei livelli precedenti alla pandemia. Nel documento si evidenzia inoltre che “la loro incidenza sull’occupazione complessiva è pari a poco più di un quarto, superiore a quella osservata nelle aree di confronto”.

Il rafforzamento del mercato del lavoro ha avuto effetti anche sulla disoccupazione. La diminuzione delle persone in cerca di impiego ha infatti portato il tasso di disoccupazione al 9,8%. Si riduce così la distanza rispetto al dato nazionale, che ora è pari a 3,7 punti percentuali, mentre nel 2024 risultava quasi doppia.

Accanto agli elementi positivi, il rapporto mette però in luce alcune fragilità strutturali. “Nonostante il miglioramento dei livelli occupazionali – avverte Bankitalia – non si sono osservati progressi sul fronte della partecipazione. Nel 2025 il tasso di attività tra 15 e 64 anni è rimasto stabile al 51,7%, valore significativamente inferiore a quello medio nazionale (66,7%)”.

Permangono inoltre difficoltà sul versante delle retribuzioni. I salari reali del settore privato continuano a mostrare una debolezza di lungo periodo e risultano inferiori del 15,9% rispetto ai livelli registrati nel 2008, confermando come la crescita dell’occupazione non si sia ancora tradotta in un pieno recupero del potere d’acquisto dei lavoratori.

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