“Le recenti elezioni comunali di domenica e lunedì, che hanno interessato diversi comuni italiani, compresi alcuni centri calabresi non lontani da Cortale, impongono una riflessione profonda sul rapporto tra cittadini, partecipazione democratica e qualità della classe dirigente locale.
La domanda centrale è tanto semplice quanto scomoda: oggi gli elettori scelgono davvero in modo consapevole? Prima di recarsi alle urne ci si informa sui programmi, sui risultati amministrativi raggiunti, sulle opere realizzate e sulle promesse rimaste disattese? Oppure il voto continua troppo spesso a essere condizionato da dinamiche lontane dal bene comune?
Ogni giudizio dovrebbe partire da un dato concreto: il proprio comune è realmente migliorato negli ultimi anni? Sono cresciuti i servizi, il decoro urbano, le opportunità e la qualità della vita dei cittadini? Oppure il territorio continua a convivere con le stesse criticità, gli stessi ritardi e le medesime inefficienze?
Occorre inoltre interrogarsi sui criteri con cui vengono scelti sindaci, assessori e consiglieri comunali. A prevalere sono competenza, esperienza e credibilità amministrativa oppure continuano a incidere simpatie personali, rapporti familiari, appartenenze e convenienze elettorali? In alcuni casi, il consenso sembra ancora fondarsi su equilibri consolidati, favori e logiche clientelari che poco hanno a che vedere con l’interesse collettivo.
Non passa inosservata, inoltre, la ripetitività di molti programmi elettorali, spesso identici a quelli delle campagne precedenti: stesse opere annunciate, stessi obiettivi proclamati e stessi impegni mai mantenuti, riproposti puntualmente come se nulla fosse. Una pratica che rischia di alimentare sfiducia e disillusione nei confronti della politica locale.
Amministrare un comune non significa moltiplicare cantieri inutili o accumulare progetti destinati a trasformarsi in cattedrali nel deserto. Le opere pubbliche devono nascere per rispondere ai bisogni reali della collettività e non per alimentare circuiti di consenso, interessi particolari o affidamenti agli “amici degli amici”, aggirando nei fatti lo spirito di trasparenza e legalità che dovrebbe guidare la pubblica amministrazione.
Senza memoria, spirito critico e partecipazione consapevole, il rischio è quello di continuare a premiare gli stessi meccanismi che negli anni hanno rallentato crescita, sviluppo e fiducia nelle istituzioni locali.
La buona politica esiste e può ancora rappresentare uno strumento concreto di cambiamento, ma richiede coraggio, competenza, trasparenza e soprattutto cittadini capaci di informarsi, partecipare e pretendere risultati concreti, non semplici slogan elettorali.
Il problema, troppo spesso, nasce proprio dopo il voto: quando l’interesse per la vita pubblica si affievolisce e il controllo civico viene meno. Il lavoro dell’opposizione, da solo, non basta a contrastare sistemi amministrativi statici e talvolta discutibili. Servono partecipazione attiva, coscienza civica e responsabilità collettiva. Elementi che, anche a Cortale, appaiono oggi sempre più deboli e che meritano una seria riflessione da parte di tutta la comunità”.
Così in una nota Antonio Mungo, consigliere comunale di opposizione di Cortale.
