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“Ciclone Harry”: appello della Jungi Mundu per dare dignità alla sepoltura dei migranti restituiti dal mare. E a Camini nasce il “Giardino della memoria”

La Eurocoop Jungi Mundu di Camini aderisce all’iniziativa “Ciclone Harry: dignità, giustizia e memoria per i migranti morti in mare”, promossa dalla Chiesa Valdese e sostenuta da diverse realtà della società civile calabrese per dare dignità alla sepoltura degli immigrati senza nome, restituiti dal mare a causa del ciclone che ha investito le coste calabresi, e chiedere il riconoscimento del loro Dna. La proposta è stata rilanciata in questi giorni attraverso una petizione online su “Change.org” che denuncia: «La scia di cadaveri che si è riversata lungo le coste di Calabria e Sicilia in questi ultimi giorni non è un caso, né un effetto del fato o del maltempo, ma la conseguenza di politiche migratorie di morte che hanno cancellato per decreto – quando non criminalizzato – la solidarietà e l’accoglienza».
Le realtà promotrici affermano la necessità di una risposta forte, plurale e “dal basso” di fronte alla drammaticità degli eventi, invitando le istituzioni ad assumere un ruolo attivo nella tutela della dignità umana. «Si chiede l’intervento delle istituzioni locali e nazionali per attivare procedure di identificazione dei corpi recuperati in mare attraverso la mappatura del Dna, favorire la ricerca delle famiglie delle vittime e garantire una sepoltura che, in assenza di un nome, preveda la presenza di un simbolo di riconoscimento. Si tratta di una questione di civiltà e di dignità dell’essere umano, non è possibile girarsi dall’altra parte» dichiara il presidente della Jungi Mundu, Rosario Zurzolo. L’obiettivo è trasformare le sepolture anonime in “pietre di inciampo” per la società civile, affinché la memoria delle vittime del Mediterraneo non venga cancellata e continui a interrogare le coscienze collettive.
Nell’ambito di questo impegno civile e umano, la Jungi Mundu – in collaborazione con “Memoramica” – ha messo a disposizione i propri laboratori di ceramica per dare identità alle lapidi dei migranti, contrassegnandole con filo spinato e una piuma, quale segno contro la disumanizzazione delle vittime dei viaggi sulle rotte migratorie. Il progetto nasce da un’idea collettiva da parte di attivisti che vogliono che il ricordo delle vittime sia accompagnato da un simbolo permanente di memoria collettiva.
La Jungi Mundu, da anni impegnata sul fronte dell’accoglienza e dell’integrazione dei migranti, in una giornata di condivisione con gli studenti di “Libera. Associazioni, nomi e numeri contro le mafie”, giunti a Camini per i campi a favore della legalità, ha inoltre inaugurato “Il giardino della memoria”, dove sono già stati piantati dieci alberi dedicati alle vittime senza nome del Mediterraneo: uno spazio simbolico di raccoglimento e di testimonianza civile. All’evento celebrativo hanno preso parte anche il sindaco di Camini, Giuseppe Alfarano, e Francesco Piobbichi, mediatore e operatore sociale di Mediterranean Hope.

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