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Amalia Bruni: “Dalla parte dei diritti, con cinque Sì per una Calabria più giusta e inclusiva”

 «Aderisco con convinzione al comitato per il Sì in vista dei referendum dell’8 e 9 giugno, perché credo fermamente che la politica, oggi più che mai, debba tornare ad essere strumento di emancipazione e di giustizia sociale». Così la consigliera regionale del Partito democratico Amalia Bruni annuncia la propria adesione al comitato regionale per i referendum e alla campagna referendaria promossa dalla Cgil, ribadendo l’importanza di una mobilitazione collettiva che metta al centro il lavoro, la sicurezza, i diritti e la dignità della cittadinanza.

«Non si tratta solo di abrogare norme – spiega Bruni – ma di dare un segnale chiaro: il lavoro non può essere ridotto a merce, e chi contribuisce ogni giorno alla vita economica e sociale del Paese deve sentirsi tutelato, rispettato e valorizzato. I cinque Sì che saremo chiamati ad esprimere parlano proprio di questo: contrastare la precarietàrafforzare le tutele contro i licenziamenti ingiustigarantire sicurezza nei luoghi di lavoro e restituire dignità a chi vive e lavora stabilmente in Italia».

Un appello, quello della consigliera, che guarda anche al valore civico del voto:
«La partecipazione a questi referendum è un atto di responsabilità collettiva. È un modo per rispondere, con strumenti democratici, a una deriva che ha messo all’angolo i più fragili. Votare Sì significa costruire un’Italia e una Calabria più giuste, dove i diritti non siano privilegi per pochi, ma garanzie per tutti».

La consigliera evidenzia anche la necessità di coinvolgere attivamente i giovani, perché «saranno loro a subire le conseguenze di un mercato del lavoro sempre più fragile e di un sistema sociale che troppo spesso lascia indietro i più vulnerabili. Votare Sì – aggiunge – significa affermare una visione solidale, inclusiva, e tornare a credere nella forza della partecipazione democratica».

Infine, un invito al coinvolgimento diffuso: «Questa battaglia non è solo di chi ha una tessera o un ruolo politico. È la battaglia delle famiglie che vivono di lavoro precario, dei giovani che faticano a progettare il futuro, di chi ha perso un familiare sul lavoro, di chi è nato o cresciuto qui ma non viene ancora riconosciuto come cittadino. È tempo – conclude Bruni – che anche la Calabria alzi la testa, e che lo faccia partendo dai diritti, perché non possiamo più permetterci un Paese in cui il lavoro è sfruttamento, la cittadinanza è esclusione e la sicurezza è un privilegio».

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