Da oltre dieci anni l’Organizzazione di Volontariato “Basta Vittime sulla Strada Statale 106” affronta, senza sconti e senza compromessi, tutte le criticità legate alla più pericolosa arteria stradale della Calabria.
Dalla sua nascita, l’associazione ha promosso campagne di educazione e sensibilizzazione alla sicurezza stradale, ha denunciato pubblicamente inermi ritardi, omissioni e responsabilità degli enti preposti e della politica, ha segnalato criticità strutturali, carenze infrastrutturali, pericoli immediati per l’incolumità dei cittadini.
Un lavoro costante, spesso scomodo, sempre improntato al rigore e alla responsabilità civile. C’è però una cosa che, fino a oggi, l’Organizzazione non aveva mai fatto: parlare del dolore delle famiglie delle vittime della Statale 106.
Una scelta precisa. Una scelta dettata dal rispetto, dalla sensibilità, dalla convinzione profonda che il dolore di chi perde un figlio, un genitore, un fratello o una sorella su quella strada non potesse e non dovesse mai diventare strumento di comunicazione o di battaglia pubblica.
Oggi, però, questa scelta cambia. Non per opportunità. Non per clamore. Ma per necessità.
L’Organizzazione di Volontariato “Basta Vittime sulla Strada Statale 106” ha preso atto di una realtà tanto semplice quanto drammatica: l’indifferenza uccide quasi quanto l’asfalto. E l’indifferenza nasce, troppo spesso, dall’incapacità di conoscere ciò che si ignora. Nasce dal non vedere, dal non ascoltare, dal non comprendere cosa significhi convivere per sempre con una perdita così devastante.
Per questo, per la prima volta, l’Organizzazione ha deciso di dare voce alle famiglie. Non per parlare al posto loro, ma per permettere che siano loro stesse a raccontare, con le proprie parole, il proprio dolore, la propria vita spezzata e ricostruita nel silenzio.
I racconti emersi dall’incontro del 18 gennaio a Corigliano-Rossano diventeranno un libro: un’opera di memoria civile, uno strumento di consapevolezza collettiva, un atto di verità. Un libro che non cerca compassione, ma coscienza. Che non invoca pietà, ma responsabilità. Un libro che vuole fare memoria delle madri, dei padri, dei figli, dei fratelli le cui vite sono state spezzate sull’asfalto della Statale 106.
«Se le persone potessero conoscere davvero il dolore di queste famiglie – spiega Fabio Pugliese, direttore operativo dall’organizzazione di volontariato – difficilmente resterebbero indifferenti. Ed è proprio contro l’indifferenza che dobbiamo lottare oggi».
Dopo dieci anni di battaglie, “Basta Vittime sulla Strada Statale 106” compie così un passo ulteriore e forse il più delicato: trasformare il dolore privato in coscienza pubblica, affinché nessuna vita spezzata venga dimenticata e nessuna famiglia sia costretta a soffrire nel silenzio. Perché solo ascoltando il dolore, una comunità può finalmente scegliere di cambiare.
