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Caldo record e zanzare, cresce l’allarme arbovirosi: “Non sono più casi isolati ma una questione di salute pubblica”

L’aumento delle temperature sta modificando profondamente la diffusione delle malattie trasmesse dalle zanzare, trasformando infezioni un tempo considerate episodiche in una sfida sanitaria sempre più concreta anche per l’Italia. Gli esperti avvertono che Dengue, Chikungunya e West Nile trovano condizioni sempre più favorevoli alla loro circolazione a causa delle anomalie climatiche che stanno interessando il territorio.

Secondo gli specialisti, nella fascia compresa tra 23 e 32 gradi centigradi, ogni grado di temperatura aggiuntivo comporta un incremento medio superiore al 20% del rischio di contagio. Un dato che evidenzia il legame sempre più stretto tra cambiamento climatico e diffusione delle cosiddette arbovirosi.

A preoccupare non è soltanto l’aumento dei casi importati, ma soprattutto la possibilità che si sviluppino focolai stabili sul territorio nazionale. Dall’inizio dell’anno sono stati segnalati 133 casi di Dengue e 13 di Chikungunya, tutti riconducibili a viaggi all’estero. Tuttavia, gli esperti ritengono che il quadro possa evolvere rapidamente a causa delle condizioni ambientali sempre più favorevoli alla proliferazione dei vettori.

Il tema è stato al centro di un congresso scientifico organizzato a Verona dall’Irccs Sacro Cuore Don Calabria di Negrar, al quale hanno partecipato anche rappresentanti del Ministero della Salute e dell’Istituto Superiore di Sanità. Durante l’incontro è stato evidenziato come il riscaldamento globale stia alterando i cicli biologici delle zanzare e ampliando le aree geografiche potenzialmente esposte.

Tra gli aspetti più rilevanti vi è la crescente capacità di adattamento della zanzara tigre. «L’effetto combinato sul ciclo riproduttivo delle zanzare tigre, che diventa più rapido, e sulla stabilità di temperature più miti durante l’inverno, non più in grado di decimare le larve, come avviene in Italia, con l’effetto di una stagione attiva anticipata e prolungata», spiega Federica Gobbo, medico veterinario del Laboratorio di entomologia sanitaria dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie.

L’evoluzione del fenomeno impone un cambio di prospettiva anche sul piano sanitario. «Le arbovirosi non sono più eventi importati e sporadici, ma si stanno progressivamente stabilizzando nel nostro territorio, sostenute da un cambiamento climatico che amplia le aree geografiche esposte», sottolinea Federico Gobbi, direttore del Dipartimento di Malattie Infettive e Tropicali dell’Ospedale Sacro Cuore Don Calabria di Negrar.

Per gli specialisti, la capacità di individuare tempestivamente eventuali segnali di diffusione rappresenta oggi uno degli strumenti più efficaci per limitare il rischio di epidemie locali. «La vera sfida risiede nella capacità di non farsi trovare impreparati: è fondamentale mantenere un monitoraggio costante e una sorveglianza attiva anche in assenza di criticità o di evidenti emergenze epidemiche. Solo attraverso una prevenzione continua e strutturata è possibile intercettare precocemente i segnali di rischio prima che si trasformino in focolai diffusi», afferma Anna Teresa Palamara, direttore del Dipartimento di Malattie Infettive dell’Iss.

Accanto alla sorveglianza epidemiologica resta fondamentale il contributo dei cittadini. Gli esperti ricordano che ridurre le occasioni di puntura e limitare la presenza di luoghi adatti alla riproduzione delle zanzare rappresenta una delle principali forme di prevenzione. Tra le misure consigliate figurano «usando repellenti, zanzariere e svuotando, non solo in estate, ma anche in primavera e autunno, contenitori di acqua stagnante come sottovasi, secchi e grondaie, per eliminare i siti di riproduzione».

In un contesto caratterizzato da stagioni sempre più lunghe e temperature elevate per periodi prolungati, il rischio legato alle arbovirosi è destinato a diventare una componente stabile delle strategie di salute pubblica, con l’Italia tra i Paesi europei maggiormente osservati dagli esperti.

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