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Danilo Pagni al Dispaccio: “Reggina, servono i fatti. Società forti e manager bravi fanno la differenza”

di Paolo Ficara – Dirigente in tutte le categorie. Molte delle quali, vinte. Dal campionato di Eccellenza con un Gallipoli portato fino alla Serie B, passando per piazze caldissime come Taranto, Messina e Salerno, con la soddisfazione di approdare al Milan assieme al direttore sportivo Massimo Mirabelli. Avendo spesso a che fare con presidenti vulcanici come Lotito, Barba, Camilli e… Bandecchi. In Calabria sono pochi a poter vantare un curriculum come quello di Danilo Pagni.

Rintracciato telefonicamente dal Dispaccio, abbiamo preferito incentrare sulla Reggina la chiacchierata con Danilo Pagni, ex direttore sportivo di Ternana e Chievo che ha da poco terminato il proprio rapporto con la Nocerina. Troppo doloroso l’anno solare 2023, per sentir parlare anche delle altre piazze calabresi. Il ds Pagni accoglie la nostra richiesta, indirizzando subito la prima bastonata sul caso Reggina e sulla richiesta di omologa da parte di Saladini, datata proprio 12 mesi fa.

“Quello che è avvenuto a Reggio Calabria è un crimine sportivo. Bisognava seguire le procedure standard, senza inventarsi niente. Le previsioni economiche non erano sostenibili. Bisognava tenere Stellone e puntare sui giovani, ammortizzando i debiti per creare un progetto vincente. Non ci si doveva incamminare verso procedure atipiche ed anomale. Nel rispetto delle regole e della città – evidenzia subito il ds Pagni al Dispaccio –  Quello che stava accadendo a Lamezia? Sono stato direttore della Vigor. Ho sempre avuto a che fare con proprietari forti. Per la debacle di Reggina e dell’altra squadra di Lamezia, parlano i fatti. Non c’è libera interpretazione. Se la Reggina è scomparsa e quel Lamezia si è ritirato…”.

In molti puntano il dito verso le 750.000 euro non versate per tempo, ma la regola Figc ha inchiodato la Reggina sulla non definitività dell’omologa: “Se fosse passata la linea attuata dal management della Reggina, si sarebbe concessa la possibilità a tutti i club di agire in quel senso. Non mi sarei imbarcato in pseudo-procedure attuative sperimentali, peraltro bocciate in tutti i gradi di giudizio”.

Il ds Pagni condivide la scelta dell’ex f.f. Paolo Brunetti di promulgare comunque il bando per il titolo sportivo, nonostante fossimo già a settembre: “Mi è già capitato in carriera, quando De Luca diede la squadra a Lotito a Salerno. Poi il sindaco ha fatto la sua scelta. Non l’ha data a Bandecchi, che è stato un mio presidente. Come con tutte le società del calcio italiano, non avviene un rating approfondito. A Salerno, con Lotito, l’esperienza fu ottima”.

Il discorso scivola poi su La Fenice Amaranto: “Lo staff sta lavorando notte e giorno, gli va riconosciuta l’attenuante di essere partiti in ritardo. Ma in carriera, a me è capitato di iniziare dopo Ferragosto e vincere i campionati. Mi sarei aspettato una squadra molto più forte. So che stanno lavorando alacremente per portare il club ad alti livelli. Ma visto il blasone e l’obiettivo, mi aspettavo un organico molto più forte – ammette Pagni al Dispaccio – Conosco tutti i giocatori in organico, specie i più giovani. Anche perché avevano chiamato anche i miei figli. È una buona squadra, l’allenatore è un mio caro amico”.

Simone ed Andrea Pagni hanno frequentato in pianta stabile il Sant’Agata negli ultimi anni, militando nelle giovanili: “Mi aveva telefonato Pellegrino per Simone, impostando la trattativa sul piano economico. Andrea era venuto ma poi ha fatto altre scelte. Sono entrambi molto legati alla Reggina. Simone ha esordito in B, allenandosi con Aglietti, Toscano e Stellone: a gennaio dello scorso anno, quando Martino Taibi e Cardona lo hanno richiamato per tornare a Reggio, si è rotto il crociato e qualcuno si è comportato molto male. Ma me lo sono segnato, e non solo io. Andrea giocava sia sotto età di tre anni con la Primavera, mentre con l’U17  e l’U16 sfornava gol ed assist. Nelle loro camere ci sono le maglie della Reggina, oltre a quella della Lazio dove hanno giocato. Ci sono state situazioni un po’ strane, le spiegherò in altre sedi”.

A questo punto chiediamo al ds Danilo Pagni se, dopo tanto girovagare, vede sé stesso in futuro a Reggio Calabria: “Non sono mai stato vicino alla Reggina. Agli inizi del mio lavoro, con umiltà, carta e penna, venivo da Lillo e Gabriele Martino. Che mi hanno sempre accolto a braccia parte. Non vado ovunque, ma da società forti. Ho vinto in tutte le categorie con portafoglio pieno o da buon padre di famiglia. La mia caratteristica è stata sempre di concentrare le risorse tecniche ed economiche. Non ho mai speso più di quanto le società potessero permettersi. Quando i miei figli erano al Sant’Agata, ero molto felice. Simone ha esordito tardivamente in Serie B: ci fosse stato Lillo Foti, gli avrebbe fatto disputare almeno sei o sette partite in più. Andrea ha segnato contro tutte le squadre, con U17 e U16. Ho sempre avuto la Reggina tra le mie più assolute simpatie”.

In quei giorni di settembre il ds Pagni ha mai sentito il presidente Bandecchi? “Ho avuto Bandecchi in Serie C e gli ho costruito la squadra che ha stravinto il campionato, realizzando cessioni per un milione e 200 mila euro. Non l’ho sentito in quella occasione, ma quando ho saputo che era interessato alla Reggina, da calabrese posso dire che rappresenta una garanzia. Non sapevo chi si sarebbe portato dietro. Dopo di me, si è avvalso di altre figure ed ha speso un sacco di soldi. Bandecchi è una risorsa, forse ci siamo conosciuti nel momento sbagliato”.

Più facile che si vada avanti con l’attuale compagine societaria della Fenice, o che Stefano Bandecchi torni alla carica? “Non conosco la volontà di Bandecchi. Auguro che alla città di Reggio venga restituita la categoria di cui è stata derubata. E questo può avvenire solo con una proprietà forte e dei manager sportivi bravi”.

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