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Reggina: forse doveva essere Saladini a scegliere (meglio) da che parte stare

di Paolo Ficara – Perlomeno, stavolta nessuno si è recato in sala stampa a ridacchiare. Saranno tredici giorni lunghissimi, quelli che separano la Reggina – reduce dal poker subito dal Cagliari – dall’ennesimo confronto tra campioni del mondo, in casa del Genoa di Alberto Gilardino. Già. Perché il thatcheriano provvedimento del ritiro al Sant’Agata senza giorno di riposo, lascia intendere che a questo giro non ci saranno prolungamenti contrattuali. Almeno, non nell’immediato.

Ironizziamo, ma fino ad un certo punto.

Infatti c’è poco da scherzarci su, quando si è costretti a leggere ed a riportare determinate dichiarazioni di alti dirigenti. Il riferimento più immediato – ma ne potremmo sciorinare di innumerevoli – riguarda la recente doppia, tripla o quadrupla intervista al Corriere dello Sport. Al contrario del Genoa, che in silenzio si è preso un punticino di handicap con patteggiamento, la Reggina continua a parlare e straparlare – dove e come gli conviene – sul delicato argomento delle scadenze federali.

Dimostrando di possedere una conoscenza del diritto sportivo, pari a quella che può avere chi vi scrive della lingua cinese mandarino. Non si può pedissequamente dichiarare che il Tribunale vieta i pagamenti, lasciando la pia illusione che dopo l’omologa del piano di ristrutturazione verrà saldato tutto.

La Reggina non avrebbe saldato ben quattro bimestri di Inps. Di questi quattro bimestri, due riguardano il cosiddetto pregresso. Ossia marzo/aprile e maggio/giugno del 2022. Tutte le altre società, o hanno già versato per intero oppure hanno rateizzato. Se verrà omologato il piano di ristrutturazione, la Reggina non sarebbe tenuta a versare mai quei due bimestri per intero, proprio perché ne avrebbe ottenuto l’abbattimento in forte percentuale.

Quindi il Tribunale non vieterebbe di pagare. Il Tribunale direbbe, semplicemente, che se la Reggina paga, deve rinunciare al piano di ristrutturazione. Qualora non vi rinunciasse, significherebbe che le altre hanno pagato e la Reggina no. E non pagherebbe. Se non in percentuale ridotta, quelle quattro mensilità di contributi. Per intuire se oltre al pregresso ci sia in ballo anche il corrente, vi rimandiamo a fine articolo.

Ora, comprendiamo l’entusiasmo di avere al microfono una persona integerrima, disponibile, affabile, il cui numero di interviste ormai supera quello dei sigari fumati da Lillo Foti. Ma in tutta franchezza, qualora per l’ennesima volta dovessimo venire a sapere che il presidente Marcello Cardona dichiari che la Reggina “è stata presa dal Tribunale”, ci piacerebbe che venisse posta la seguente sconvolgente domanda. Sedetevi e tenete a portata di mano un bicchiere d’acqua, potrebbero tremarvi i polsi. La domanda sarebbe questa:

E quindi?

Quindi se un comune cittadino si aggiudica un appartamento ad un’asta giudiziaria, è giustificato a non pagare il condominio per un anno? A parte il fatto che bisognerebbe specificare di averla presa sì dal Tribunale, ma di Roma. Il 17 giugno 2022. Ossia il giorno dopo, rispetto alla sentenza di fallimento per la M&G Multiservizi datata 16 giugno. Questo per liberare il dubbio, inesistente – come parecchie delle assurdità messe in giro da qualche fan club ad personam -, che possa essere il Tribunale reggino a dettare ogni operazione sin da giugno.

Dato che il Tribunale monello avrebbe bloccato l’arrivo dell’attaccante Francesco Forte – mica Santander, che ha “liberato” sei mesi di ingaggio solo nel rush finale di gennaio -, oltre a non comprendere come abbia autorizzato altre operazioni in entrata, sarebbe interessante capire non tanto il contratto ex novo per il nuovo responsabile del settore giovanile. Quanto la fresca applicazione di qualche rinnovo non urgente, ben accolta solo dai seguenti micro-gruppi di persone.

Innanzitutto i quattro vergognosi teppisti da tastiera in servizio permanente sui social. Si vestono da tifosi per bullizzare i propri concittadini: la scusa è quella di difendere la Reggina, la realtà è che parano – e sappiamo che quando c’è da scegliere chi debba parare, sono dolori – le terga al loro mandante. Conoscono il codice civile come quello di giustizia sportiva. Nel senso che si ergono a giudici assolutori, sulla base del vacuo ordine dato dal loro generale a questa invereconda truppa, circa le scadenze federali. Alla stessa maniera, si alzano al mattino convinti di poter calunniare, diffamare e minacciare chi fa informazione o semplicemente, non si omologa al loro monopensiero da terzo Reich. I più insistenti saranno presto chiamati a rispondere nelle sedi opportune, a tutto c’è un limite.

Ma ci sono anche alleati ed alleate del palermitano, tutt’oggi presenti presso via delle Industrie in totale continuità con il passato. Qualche giornalista locale che si accontenta di pettegolezzi spacciati per notizie, ed ha celebrato il recente rinnovo come se fosse una qualificazione alla Champions League. Per non parlare della base di elettorato di qualche politico iperpresenzialista e folkloristico, che ormai ha elevato ad imperatore di Reggio uno che era andato con le braccia basse sul pallonetto di Cossato.

Ma tant’è: l’ultimo prolungamento era sopraggiunto dopo aver comprato – pagando il cartellino – Vasic, mentre il Monza prendeva Gytkjaer a parametro zero. Ora prendiamo Contini mentre il Cosenza accoglie Micai, logica conseguenza. C’era Gallo e la colpa delle zero plusvalenze era di Praticò. Quando c’era Praticò era colpa del fallimento del 2016. Ora c’è Saladini. Avanti il prossimo.

Qualche settimana fa, in un primo momento ci è dispiaciuto non poter raccogliere il cortese invito di Felice Saladini ad un pranzo con la stampa. Poi, vedendo le immagini, il dispiacere è svanito. Se si vogliono convocare i giornalisti per rilasciare dichiarazioni, anche senza domande, esistono le conferenze. La telecamera a pranzo si porta solo ai matrimoni, magari a furia di vestirsi a festa ci si confonde. Ma è un’altra la fattispecie che è stata oggettivamente di cattivo gusto. Ossia la seguente esternazione:

“Scegliete da che parte stare”.

E dispiace che a nessun collega sia venuto in mente di rispondere, anche ironicamente, che in caso di partite concomitanti di Reggina in B e Lamezia in D sapremmo sicuramente quale guardarci. Più seriamente, anche un imprenditore nato a Bolzano e cresciuto a Vienna, se possedesse una squadra di B ed una di D, nel voler sfidare la giustizia sportiva per veder trionfare questo esperimento di fare un campionato quasi intero senza versare i contributi, avrebbe scelto la cavia meno preziosa.

Ma d’altronde se persino a Lamezia, nella sua città, si presenta in conferenza – lì forse i ristoranti sono più cari – per vantarsi, da quarto in classifica, di aver speso quasi un milione e mezzo… ossia la stessa cifra del Catania che ha stravinto, il doppio rispetto a formazioni che otterranno lo stesso risultato… Ci rendiamo conto che la programmazione calcistica e Felice Saladini viaggiano ancora su due rette parallele. Motivo per cui fatichiamo a capire in cosa consista il progetto triennale della Reggina. Dato che i debiti non li porta la cicogna, e che anche quest’anno si chiuderà in rosso. Con contratti di cui si poteva fare a meno, vedi Terranova a gennaio. Però si parla di prolungamento anche per i giovani Cionek e Menez.

L’Ansa ha dato nelle scorse ore, una notizia che era nell’aria. Ossia il deferimento già comunicato alla Reggina, dalla Procura Federale. Specificando come sia relativo anche al “mancato pagamento in favore di diversi tesserati della società calabrese degli emolumenti di novembre e dicembre 2022”. Oltre che alle ritenute Irpef.

Gazzetta dello Sport, Corriere dello Sport e Tuttosport hanno tutti scritto del rischio estromissione per la Reggina, dall’attuale campionato di Serie B. Quindi alla principale agenzia nazionale, più i tre quotidiani sportivi, cosa rimproveriamo? Ce l’hanno con la Reggina? Scrivono per ripicca? Non sono andati a pranzo col proprietario e quindi sono nemici? Dai, un po’ più di fantasia quando inventate fandonie.

Le istituzioni che nei mesi scorsi hanno partecipato a marce e steso il tappeto rosso, dovrebbero rompere il silenzio. Dovrebbero sapere benissimo qual è la situazione circa le pendenze per il centro sportivo Sant’Agata. La Reggina che vediamo sul campo è il triste specchio delle proprie scrivanie. Sussistono e sussisteranno sempre, i ringraziamenti per averci preso dai capelli nel giugno scorso. Ma rispetto al passato, ci siamo solo messi la giacca.

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