“L'arte di non sapere, che non dev'essere confusa con l'ignoranza, perchè gli ignoranti non sono responsabili della loro triste condizione, nasce da un'idea autolatra ed egocentrica del mondo e della società” - Luis Sepúlveda
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Reggina: giungla e far west non conoscono legalità

di Claudio Cordova – Se i risultati della Reggina all’inizio del campionato di Serie B si possono definire soddisfacenti, per quanto riguarda il campo, lo stesso probabilmente non si può dire circa il livello di coesione interna. Il patron Felice Saladini, all’atto dell’insediamento, ha sventolato le bandiere di legalità e trasparenza. Mettendo i due valori a vessillo del nuovo corso amaranto.

Alla base della legalità, riteniamo ci sia sempre stata la civiltà.

A riportare presunti fatti che di civile avrebbero ben poco, nella pia illusione che possano costituire una ricostruzione non fedelissima alla realtà, è il blog Graffisulpallone.com da cui estrapoliamo la parte spaventevole con un copia-incolla: […] arriviamo alla più inquietante similitudine con la precedente gestione. Caratterizzata dalla fuga (o dall’esonero) in serie di tutti i direttori generali. L’ultimo di questi, tale Vincenzo Iiriti più noto per le apparizioni da Maria De Filippi che per meriti calcistici, aveva denunciato una o più aggressioni subite. Aggressioni fisiche. Scaturite da qualche alterco tra dirigenti. Una storia che si sarebbe ripetuta negli ultimi giorni, volendo stare appresso ai bene informati. Preferiremmo passare per male informati e non crederci, ma i “precedenti” inducono a sospettare ci sia almeno un fondo di verità. Nel calcio non si sa quello che non si fa. E lo sa bene anche Marcello Cardona, nominato presidente della Reggina dal nuovo proprietario Felice Saladini. Figura istituzionale, più volte prefetto o questore in vari capoluoghi. Non può e non deve consentire tali regolamenti di conti. L’erba cattiva tende a ricrescere, ma se non la estirpi o sei cieco o sei complice. Tendiamo ad escludere la seconda ipotesi.

Ci risulta che il direttore generale Gabriele Martino non stia benissimo, per usare un eufemismo. Ricoverato dopo l’applicazione di alcuni stent. Ha da poco compiuto 71 anni e non è nuovo a patologie cardiache. Il nostro giornale aveva già dato notizia del malessere: successivamente il club ha diffuso un bollettino medico molto dettagliato, dando conto dell’intervento in angioplastica resosi necessario nella giornata di lunedì 29 agosto.

Ora, lungi da noi l’intenzione anche minima di rivangare situazioni pregresse con paragoni ormai non più utili col recente passato. Ma abbiamo avuto modo di verificare come l’attuale stato di salute del dg Martino possa derivare da stress da lavoro. Ciò che può e deve verificare un club che per bocca propria vuole ispirarsi ai valori più elevati, è cosa o chi abbia provocato questo stress. Ossia se derivi da una o più situazioni oppure, come lascerebbe ampiamente intendere l’articolo sopra citato, da un alterco con una persona fisica. Molto fisica e poco persona.

Perché in tal caso si potrebbe coprire l’intero centro sportivo Sant’Agata, trasformarlo in palazzetto dello sport e piazzare un ring su almeno uno dei campi presenti. Giusto per sbrigare gli affari più urgenti.

Non vogliamo credere fino in fondo ai fatti come sono narrati (e commentati dai tifosi) in queste ore. Non vogliamo farlo per decoro. Ma versioni così inquietanti meriterebbero una parola da parte della società. Il silenzio – in qualsiasi ambito e settore – aumenta sempre i sospetti. E su determinati comportamenti non dev’esserci sospetto alcuno. Per questo, la società dovrebbe intervenire. Confermando o smentendo gli accadimenti. Tacere è la cosa peggiore che si possa fare.

Il presidente Marcello Cardona è ex arbitro, nonché prefetto. Non sappiamo se sia appassionato di cinema, ed eventualmente quali misure applicherebbe al cospetto del Biff Tannen di Ritorno al Futuro. Qua saremmo al terzo capitolo della saga: quello del far west. Ammonizione verbale? Cartellino giallo? Rosso? O si prosegue per il vantaggio?

Se invece si tratta di ricostruzioni forzate e/o fantasiose, bisognerebbe comunque stare attenti a far trapelare il meno possibile da un luogo, il Sant’Agata, che una volta in tal senso era una fortezza impenetrabile. Con i panni sporchi che si lavavano in famiglia. Nel dubbio, alla prossima occasione sarebbe meglio parlare solo di pallone che gonfia la rete, tifosi che gremiscono lo stadio e stop. E nel tempo libero, magari dedicarsi a qualche lettura: ad esempio, il Libro della Giungla.

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