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Cambia la sanità penitenziaria nella provincia di Reggio Calabria: l’Asp affida a Nicola Pangallo il coordinamento funzionale e gestionale

Una rivoluzione, in attesa della creazione di una vera e propria cabina di regia. E’ questo l’intento della direttrice generale dell’Asp di Reggio Calabria, Lucia Di Furia, che ha istituito il Coordinamento funzionale e gestionale per la vigilanza e la sorveglianza delle attività sanitarie nelle Case Circondariali della provincia di Reggio Calabria, affidando l’incarico al dottor Nicola Pangallo, Medico Psichiatra, coordinatore sanitario del carcere di Arghillà con specifica formazione in Management Sanitario.

La delibera n. 335 del 16 aprile scorso, dunque, potrebbe portare il sistema carcerario della provincia reggina su standard di livello molto alto per ciò che concerne il modello organizzativo. Il dottor Pangallo, infatti, ha assunto proprio in queste ore il ruolo di controllo, programmazione ed indirizzo della medicina penitenziaria degli Istituti di Reggio Calabria (Panzera-Arghillà), Palmi e Locri.

“E’ un passo decisivo verso la creazione di un modello organizzativo e funzionale innovativo che faccia uscire la medicina penitenziaria da meccanismi desueti e oramai superati. La proposizione di un indirizzo gestionale, voluto dalla dott.ssa Di Furia, rappresenta una chiara mission aziendale” afferma al Dispaccio il dottor Pangallo.

Come si legge nella deliberazione, lo psichiatra, che da anni ha già raggiunto significativi risultati all’interno dell’Istituto Panzera di Arghillà, “potrà e dovrà effettuare attività ispettive con accesso in loco e con possibilità di visione di tutta la documentazione sanitaria presente in istituto, di concerto con la direzione dell’istituto penitenziario. Qualora, nel corso di tali attività lo stesso ritenga opportuno e necessario, assumerà potere decisionale sull’area sanitaria”.

Com’è noto, già la legge n. 354/75 ed il DPR n. 230/2000 hanno reso obbligatoria la strutturazione dell’assistenza sanitaria dei detenuti ed internati all’interno degli istituti penitenziari, limitando il ricorso alle strutture sanitarie esterne solo in ipotesi di cure o accertamenti diagnostici che non possano essere organizzati all’interno degli Istituti. Il nuovo coordinatore, che assume l’incarico per una durata biennale, “avrà cura di verificare, nel rispetto della normativa vigente nell’ambito della sanità penitenziaria, le performance sanitarie degli operatori a lui assegnati al fine di migliorarne le prestazioni rivolte alla popolazione detenuta, curando la tempestività di risposta rispetto alle istanze avanzate dai ristretti”.

E, già dalle prime ore di lavoro, il dottor Pangallo sembra avere le idee chiare su come muoversi: “Sono stati definiti i principali obiettivi da raggiungere a breve termine: l’ampliamento dell’organico del personale sanitario, la ristrutturazione di alcuni ambulatori vetusti e inutilizzabili, la messa a regime di un sistema di telemedicina che, sulla base dell’esperienza del carcere di Arghillà, sarà esportato in tutti gli altri penitenziari reggini”.

Si tratta di un passo importante in termini di management, dato che il dottor Pangallo risponderà del proprio operato direttamente alla direttrice Di Furia, “concordando con la stessa qualsiasi scelta operativa ritenuta valida per migliorare il servizio sanitario delle Case Circondariali”.

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