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“Crypto”: oltre 5 secoli di carcere sui narcotrafficanti di Rosarno [NOMI]

di Claudio Cordova – Il Giudice per l’udienza preliminare di Reggio Calabria, ha emesso la sentenza di primo grado nell’ambito del processo “Crypto”, celebrato con rito abbreviato. Un procedimento che nasce dalla maxioperazione della Dda reggina, che, nel settembre 2021, colpì 57 persone accusate di traffico di droga.

Nel dettaglio, il Gup Sergi ha condannato gli imputati a oltre 500 anni di carcere complessivi. Il dettaglio:

  • Giuseppe Battaglia 12 anni e 4 mesi di reclusione
  • Salvatore Battaglia 2 anni e 8 mesi
  • Giuseppe Cacciola 20 anni
  • Francesco Cambria 20 anni
  • Maurizio Caruso 2 anni e 8 mesi
  • Francesco Cavarra 8 anni
  • Domenico Certo 20 anni
  • Nicola Certo 20 anni
  • Michele Chindamo 10 anni
  • Paolo Cirelli 12 anni
  • Orazio Coco 10 anni e 8 mesi
  • Pasquale Giovinazzo 3 anni e 4 mesi
  • Massimiliano Guerra 3 anni
  • Antonio Gullace 10 anni e 8 mesi
  • Giorgio La Pietra 2 anni e 8 mesi
  • Carmelo Liistro 5 anni
  • Alessandro Marigliano 12 anni
  • Alessio Martello 12 anni
  • Massimiliano Mazzanti 7 anni
  • Matteo Mero 10 anni e 8 mesi
  • Massimiliano Mirra 2 anni e 8 mesi
  • Walter Modeo 10 anni e 8 mesi
  • Stefano Montagono 11 anni e 4 mesi
  • Marco Paladino 10 anni
  • Antonio Paletta 10 anni e 8 mesi
  • Gennaro Paletta 10 anni e 8 mesi
  • Giampiero Pati 13 anni e 4 mesi
  • William Pati 11 anni e 8 mesi
  • Giuseppe Pescetto 2 anni e 8 mesi
  • Santa Pitarà 11 anni e 4 mesi
  • Giulio Pizzo 10 anni e 8 mesi
  • Maurizio Pizzo 10 anni e 8 mesi
  • Roberto Porcaro 20 anni
  • Bruno Pronestì 20 anni
  • Alessandro Raso 2 anni e 8 mesi
  • Vincenzo Raso 20 anni
  • Michele Saccotelli 2 anni e 8 mesi
  • Alessandro Scalise 10 anni e 8 mesi
  • Manuel Spagnoli 6 anni e 8 mesi
  • Antonio Stelitano 10 anni e 8 mesi
  • Lorenzo Stelitano 10 anni
  • Francesco Suriano 20 anni
  • Alessandro Talarico 11 anni e 4 mesi
  • Giuseppe Trombetta 11 anni e 4 mesi
  • Francesco Varone 10 anni e 8 mesi
  • Vincenzo Vercei 4 anni
  • Alessandro Villani 10 anni
  • Gianfranco Viola 15 anni e 2 mesi
  • Giuseppe Vitale 4 anni e 8 mesi
  • Fabio Vitale 4 anni e 8 mesi
  • Franco Vitale 4 anni e 8 mesi

Un’inchiesta nata da una costola dell’operazione “Gerry”, che aveva consentito, nel marzo del 2017, di sgominare una complessa consorteria criminale, composta da soggetti di vertice delle ‘ndrine Molé e Piromalli e Pesce e Bellocco, operanti, rispettivamente, in Gioia Tauro (RC) e Rosarno (RC).

Con l’inchiesta “Crypto”, invece, la Dda di Reggio Calabria aveva acceso i riflettori sulle attività criminali delle famiglie Cacciola, Certo e Pronestì. L’inchiesta sosteneva l’esistenza di una organizzazione di ‘ndrangheta che avrebbe smistato la droga (in particolare la cocaina) sul territorio nazionale. Stando all’indagine, i partecipanti all’organizzazione criminale operavano in un’ottica prettamente aziendale, che poteva contare sull’utilizzo di SIM tedesche e sulla possibilità di recuperare e modificare ad hoc numerose autovetture, dotate di complicatissimi doppifondi, così da renderle praticamente “impermeabili” ai normali controlli su strada da parte delle Forze di Polizia. Il modus operandi dell’associazione consisteva nel reperire lo stupefacente dai paesi fornitori, da lì veniva trasportato a Rosarno (RC), via terra, occultato in autovetture appositamente predisposte e con improbabili “doppifondi” e successivamente, grazie alla vasta ramificazione dell’organizzazione criminale, venivano rifornite molteplici “piazze di spaccio” italiane.

Si procacciavano importanti partite di droga dal Nord Europa (Germania, Belgio e Olanda), anche tramite l’utilizzo di SIM tedesche che, da Rosarno (RC), comunicavano in maniera “citofonica” con altri cellulari con numerazione tedesca sparsi sul territorio nazionale. Queste SIM, acquistate in Germania e intestate a soggetti di comodo, ovvero senza intestatari, rendevano ancor più difficile l’identificazione degli usuari delle diverse utenze. Inoltre, gli indagati comunicavano esclusivamente tramite SMS, evitando che potesse palesarsi la loro voce, potenzialmente utile a un eventuale riconoscimento, e spesso utilizzando un molteplice livello di “protezione” costituito da messaggi contenenti codici numerici predefiniti.

Le indagini avrebbero dimostrato, poi, che tra i rosarnesi e le altre associazioni criminali si era creata una vera e propria sinergia; sebbene nella quasi totalità dei casi le ingenti partite di narcotico partivano dalla Calabria per approvvigionare i vari acquirenti, quest’ultimi, in alcuni casi, “ricambiavano il favore” provvedendo a rifornire di stupefacente gli stessi rosarnesi o rifornendo un altro gruppo mediante l’intermediazione degli stessi. Con la decriptazione di tale messaggistica, è stato possibile trarre significative indicazioni sul modus operandi dell’organizzazione, identificare i sodali e ricostruire numerosi episodi di commercio e importazione di sostanze stupefacenti.

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