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Sequestro beni per 45 milioni di euro, il prefetto Messina: “Colpita la borghesia mafiosa”

“Noi colpiamo la borghesia mafiosa che a volte non si riesce a colpire con l’attività repressiva”. Lo ha detto il prefetto Francesco Messina, Direttore centrale anticrimine partecipando, in Questura, a Reggio Calabria, alla conferenza stampa sul sequestro dei beni, per 45 milioni di euro, agli imprenditori Francesco e Demetrio Berna.

“Io sono qua perché le misure di prevenzione – ha aggiunto Messina – sono uno dei pilastri nell’azione di contrasto alla criminalità organizzata accanto all’ergastolo ostativo, al 41 bis e alla legge sui collaboratori di giustizia. Colpire la borghesia mafiosa si fa non soltanto con la repressione ma anche con operazioni come questa.

Il procuratore Giovanni Bombardieri ha fatto un lavoro eccezionale a Reggio Calabria. Ipatrimonio sequestrato è stato accumulato chiaramente con l’intervento della ‘ndrangheta e della cosca Libri.

Una parte dell’economia viene asservita agli interessi delle organizzazioni criminali mafiose. Diciamo che quest’operazione è la rappresentazione plastica di una politica di contrasto alla criminalità organizzata strutturata mafiosa e in particolare alla ‘ndrangheta che è senza dubbio, allo stato, l’organizzazione più potente dal punto di vista militare ed economico esistente in Italia.

Oggi sono 45 milioni di sequestro ma nel contesto di questa politica contro la ‘ndrangheta, la Direzione Centrale anticrimine nel corso degli ultimi 3 anni è arrivata a sequestrare in tutto il mondo un patrimonio ammontante a oltre 650milioni di euro. Sono patrimo”.

“E’ necessario – ha sostenuto ancora Messina – colpire il patrimonio illecito e in contemporanea agire sull’apparato militare perché questo produce sulle organizzazioni criminali danni enormi. Credo che su questo piano non possiamo tornare indietro.

C’è qualche tentativo di mettere in discussione una misura come quella dell’ablazione patrimoniale che è basata comunque su un giudizio prevenzionale. Sono provvedimenti che passano attraverso il vaglio di un giudice terzo e quindi non c’è questa narrazione dell’attacco al patrimonio non garantito.

Esiste la necessità di mantenere questa impalcatura se vogliamo immaginare di colpire a fondo anche aree che possano colpire la cosiddetta area grigia e nell’area grigia c’è anche la borghesia mafiosa”.

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