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Rende, Laboratorio Civico: “Il Comune non si costituisce parte civile. De Rose se ne faccia una ragione: siamo garantisti”

“Il consigliere Massimiliano De Rose insiste sulla richiesta di costituzione di parte civile del comune di Rende nell’ambito del processo Reset.
Già nel corso dell’ultimo consiglio comunale la sua richiesta presentata come indifferibile ed urgente ha palesato il goffo tentativo di prendere tempo.
Una richiesta che è stata sostenuta da un solo altro consigliere!
Ma ancora pretende di parlarne…naturalmente a mezzo stampa!
Il fine giurista dovrebbe sapere che la costituzione di parte civile è un atto mediante il quale un soggetto giuridico, in questo caso l’ente comunale presumibilmente danneggiato dalla fattispecie di reato contestato, chiede un risarcimento del danno.
Ebbene il danno a nostro avviso c’è stato, ma è riconducibile alla plateale spettacolarizzazione che ha anzitempo condannato un comune florido e fervente come il nostro ancor prima di una pronuncia nelle sedi opportune.
Sin da subito, per contrastare quello che si palesava come un processo mediatico, come un processo indiziario in netto contrasto ai fondamentali principi di diritto, la giunta e i consiglieri di maggioranza hanno evidenziato legittimi dubbi in particolare sulla mancata individuazione di elementi univoci, concreti e rilevanti in grado di dimostrare l’impianto accusatorio, rivendicando l’ottemperanza al principio di non colpevolezza sino alla celebrazione del terzo grado di giudizio.
Non a torto, considerando che molte delle anomalie e delle sviste, nei confronti degli amministratori indagati sono crollate a colpi di revisioni in sede di riesame.
Purtroppo non sono isolate le circostanze in cui alcuni comuni sono stati sciolti per infiltrazioni mafiose, sindaci e amministratori messi alla gogna per poi essere assolti alla luce delle risultanze penali intercorse.
Non sono isolati gli esempi in cui sono emerse le fallaci pecche di indagini giudiziarie che individuavano ipotesi di reato per fatti di mafia, affiancate da un nutrito coro di voci provenienti dal mondo giornalistico, istituzionale e politico a sostegno delle accuse di collusioni con le organizzazioni criminali.
Quali sono i danni in questi casi?
Chi pagherà? Esiste la possibilità di costituirsi parte civile e di essere risarciti?
Certo che no.
Esattamente per questi motivi la posizione presa  e’ sempre stata univoca e mai a convenienza.
Già in passato giunta e maggioranza avevano stabilito con il medesimo spirito e con la medesima posizione garantista che il Comune di Rende non si sarebbe costituito parte civile nel procedimento “sistema Rende“ che vedeva indagati tra gli altri gli ex sindaci Sandro Principe e Umberto Bernaudo. La scelta di non avvalorare politiche colpevoliste è stata di certo la migliore considerando che la storia ci ha dato ragione.
Su questo tema c’è evidentemente molto ancora da lavorare, anche e soprattutto perche’ riteniamo necessario sfatare il mito di una terra senza speranze, di una terra malata di Ndrangheta che difficilmente  potrà ripulirsi sulla base di pregiudizi che pregiudicano l’agire politico.
Purtroppo a persone come Massimiliano De Rose bisognerebbe ricordare che alle nostre latitudini queste fantasmagoriche costruzioni, questi colossi dai piedi d’argilla, rischiano di relegarci per sempre in un girone di serie B.
Su questi presupposti si rafforzano i poteri delle mafie che sulle macerie da sempre costruiscono imperi.
Lo sapeva bene Giovanni Falcone quando diceva che: “per fare un processo ci vuole altro che sospetti”, lo sapeva bene Falcone quando  evidenziava la profonda immoralità  che si annida “nell’avviare delle imputazioni e contestare delle cose nella assoluta aleatorietà del risultato giudiziario”.

Così si legge in una nota di Laboratorio Civico.

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