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Sanità in Calabria, Sinistra Italiana: “Il paradosso delle ricette scadute: il diritto alla cura ostacolato dalla burocrazia”

“Immaginate di aver aspettato mesi per una visita specialistica prenotata al Policlinico Universitario “Mater Domini” di Catanzaro. Arriva finalmente il giorno dell’appuntamento, vi mettete in coda allo sportello ticket e, all’improvviso, vi scontrate con un cartello che recita: “Le impegnative dell’anno precedente non sono più valide”. La prenotazione resta in piedi, ma la ricetta medica è scaduta con il cambio d’anno.

È la fotografia di un paradosso quotidiano che trasforma il diritto alla salute in un’estenuante corsa a ostacoli burocratica. Una situazione denunciata con forza dal Circolo “Giuditta Levato” di Sinistra Italiana di Catanzaro, che riaccende i riflettori sulle storiche inefficienze che gravano sulla gestione della sanità territoriale.

Nel labirinto del sistema sanitario pubblico, la burocrazia sembra viaggiare su un binario completamente separato da quello della cura del paziente. Da un lato, la prenotazione garantisce teoricamente il posto; dall’altro, l’impegnativa autorizza l’erogazione della prestazione dal punto di vista amministrativo. Quando i tempi d’attesa si dilatano a tal punto da superare l’anno solare, il sistema si inceppa.

Il paradosso è evidente: l’azienda sanitaria possiede già tutti i dati del cittadino, conosce la prestazione, il reparto e la data della visita, ma pretende comunque che sia l’utente a sanare l’anomalia amministrativa.

Un meccanismo che innesca il classico fenomeno del “rimpallo”. Se la prescrizione originaria è stata firmata da uno specialista che magari oggi non lavora più nella struttura, il percorso diventa un vicolo cieco. Il CUP rimanda al medico di medicina generale, quest’ultimo richiama lo specialista, mentre il reparto non fornisce indicazioni chiare. In questo caos, il cittadino cessa di essere un paziente e si trasforma, suo malgrado, in un intermediario amministrativo del sistema.

A pagare il prezzo più alto di queste procedure farraginose sono, come sempre, le fasce più vulnerabili della popolazione: anziani, persone sole, cittadini con scarsa alfabetizzazione digitale o con difficoltà cognitive. Di fronte al muro della burocrazia, l’effetto è drammatico: molti rinunciano a curarsi, altri rimandano la prestazione, mentre chi può permetterselo è costretto a rivolgersi alla sanità privata, pagando di tasca propria servizi a cui avrebbe diritto gratuitamente.

Questo cortocircuito rischia inoltre di alterare i dati sulle liste d’attesa. Se una visita salta perché il paziente non riesce a regolarizzare la ricetta in tempo, il sistema registra semplicemente una prestazione in meno, riducendo artificialmente il numero reale di persone che accedono alle cure.

In una regione come la Calabria, segnata da anni di commissariamento, carenze croniche di personale e sistemi informatici frammentati, il disagio rischia ormai di essere percepito come normalità.

La denuncia politica di Sinistra Italiana punta il dito contro le priorità del dibattito pubblico. Mentre la politica si concentra sui tempi e sulla fattibilità del progetto del nuovo ospedale, si rischia di abbandonare a se stessa la realtà esistente, che ogni giorno deve garantire l’assistenza ai cittadini.

La vera emergenza non è edilizia, ma gestionale e organizzativa. Serve una programmazione seria delle ASP, il potenziamento della medicina territoriale, la riorganizzazione dei CUP e lo snellimento dei percorsi amministrativi. Trasformare l’accesso alla sanità in una “caccia alla ricetta perduta” non è rigore burocratico: è inefficienza. Ed è tempo che il sistema smetta di scaricare i propri disservizi sulle spalle dei malati”.

Così Marianna Sodaro del Circolo “Giuditta Levato” di Sinistra Italiana Catanzaro.

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