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Autonomia differenziata, il Consiglio regionale: “No a intese senza analisi impatto”

dai”Serve una preventiva analisi d’impatto anche sulle materie escluse dalla determinazione dei Lep. Senza questo indispensabile approfondimento nessuna intesa Stato-Regioni potrà essere formalizzata sull’Autonomia differenziata”.

È quanto afferma il Consiglio regionale della Calabria in un documento proposto dalla maggioranza di centrodestra (Forza Italia, Fratelli d’Italia, Lega e Forza Azzurri, insieme ad Azione) ed approvato con i voti di quest’ultima a conclusione del dibattito sull’Autonomia differenziata. La minoranza di centrosinistra ha votato contro.

IL DIBATTITO. “State firmando una cambiale mortale per la Calabria e di questo ne dovrete dare conto prima o poi”. A dirlo il vice presidente del Consiglio regionale Francesco Jacucci che ha avviato a palazzo Campanella il dibattito sull’autonomia differenziata.

Nel ringraziare il presidente della giunta Roberto Occhiuto per aver accolto la richiesta di un dibattito in aula, Jacucci ha rimproverato ad Occhiuto di aver fatto credere ai calabresi che sarebbe stato lui a condurre le trattative per strappare le migliori condizioni per la Calabria. “Con la complicità di certa stampa – ha detto – ci ha fatto credere che c’era persino una contromossa di Forza Italia a difesa del Sud e della Calabria Tutto inutile, tutto, in ogni caso politicamente senza alcun senso, perché la Lega ed il ministro Calderoli andranno all’incasso sull’autonomia differenziata e ci andranno consentendo a Salvini di esibire in campagna elettorale europea lo scalpo del Sud al tavolo del grande Nord. Inutile prendere ancora in giro tutti noi, lei il totale dei Lep finanziati alla Calabria non li avrà mai in mano, prima dell’approvazione della riforma, per la semplice ragione che non ci sono i soldi assegnati alla legge e alla Calabria. Esattamente il contrario di quello che va dicendo. Presidente ci risparmi la sua ennesima lezione di populismo e supponenza. Non ne sentiamo il bisogno”.

Per la maggioranza Giacomo Crinò (Forza Azzurri) ha affermato che il contraddittorio ha smentito la circostanza che si voglia far approvare la legge sotto silenzio. “Persiste ancora in certa opposizione – ha detto – una posizione ancora ideologica”. Crinò ha ricordato l’avvio della riforma del 2018 con il Governo Gentiloni “oggi migliorata anche per il lavoro svolto dalle opposizioni che conteneva vincoli pregiudiziali per il Mezzogiorno, che sono stati affinati”. A dimostrazione che per le Regioni del Sud, l’autonomia differenziata non conviene, il consigliere Davide Tavernise (M5S) ha calcolato l’ammontare dei fondi messi a disposizione a bilancio dallo Stato e quanti soldi servono per finanziare i Lep. “Secondo questi calcoli – ha sostenuto – il finanziamento dei Lep costerebbe almeno 82 miliardi di euro, il totale delle ultime quattro manovre di bilancio del governo. I soldi dunque non ci sono e ogni discussione è solo un distrattore dell’opinione pubblica”.

Giuseppe Gelardi (Lega) ha definito il dibattito sull’autonomia differenziata una grande opportunità di cambiamento per il Sud e la Calabria. Nel ricordare che il Ddl stabilisce che gli accordi tra lo Stato e le regioni possono avere un massimo di durata di dieci anni e che al termine l’intesa si rinnova autonomamente, a meno che la regione faccia una diversa richiesta, Gelardi ha sottolineato “il ruolo determinante ed unico che sarà affidato a questa Amministrazione nello stabilire l’intesa con lo Stato. L’autonomia differenziata può produrre effetti benefici nella riduzione dei divari; basti esaminare l’esempio della Spagna, in cui sono presenti forme di regionalismo asimmetrico o differenziato tra le Comunità autonome, da cui è derivata una significativa riduzione delle sperequazioni in precedenza esistenti”.

Rispetto alle posizioni di maggioranza ed opposizioni sull’autonomia, Antonio Lo Schiavo (Misto) ha sottolineato la posizione di grande difficoltà del presidente Occhiuto “che è anche uno dei principali leader di un partito di governo del Paese. E penso che viva molto intimamente questa contraddizione e difficoltà rispetto ad un processo riformatore che cristallizzerà le differenze ed i ritardi di alcune parti del Paese rispetto ad altri. Quando vengono assegnate 23 nuove funzioni alle Regioni ed il 30% del Bilancio dello Stato viene sottratto per darlo alle Autonomie locali, si determina un cambio radicale del sistema istituzionale di questo Paese”.

Nel definire “un tantino livorose” le parole di Jacucci, Michele Comito (Fi) ha detto che si tratta di “un errore che fate sempre voi del Pd, di andare contro e mai a favore di contenuti reali. Noi ci siamo resi conto che non era più possibile stare fermi, perché finora il nostro Stato che era a gestione centralista ha dimostrato di avere cittadini di serie A e di serie B. C’è dunque necessità di cambiare, rispetto alla quale il presidente Occhiuto non è affatto in difficoltà. Ha invece dimostrato una posizione netta e precisa che ha consentito di stravolgere in positivo il testo in discussione in parlamento”. Ferdinando Laghi (Lista De Magistris) si è soffermato sul tema dell’istruzione, “cardine fondamentale di uno Stato unitario, uguale e paritario in tutto il Paese”, ma anche sul sistema sanitario e sull’ambiente: “sulla sanità esistono, e lo sappiamo benissimo, diversi livelli e bisogna lavorare per renderli omogenei, mentre l’autonomia differenziata renderebbe strutturali queste priorità”. Giuseppe Neri (FdI) ha chiesto chiarezza rispetto alle posizioni emerse nella minoranza, tra chi ritiene che l’autonomia differenziata così come è stata costruita non si può fare e tra chi ritiene che comunque sia costruita non va fatta.

Ai dubbi di Neri, ha risposto il consigliere Pd Ernesto Alecci che ha chiarito la posizione netta e contraria ad un Ddl che Alecci ha definito “una porcheria”. Ha cercato di mediare Domenico Giannetta (FI): “E’ ovvio che nessuno di noi – ha affermato – è un fan del decreto Calderoli, nemmeno, in quest’Aula, coloro che sono della Lega. E dunque dobbiamo cercare di esercitare quello che è il nostro legittimo mandato guardando a quello che può dare il Ddl sull’autonomia differenziata”.

IL SIT-IN DELLA CGIL. Sit-in della Cgil stamani davanti a Palazzo Campanella dove è in programma la riunione del Consiglio regionale dedicata all’autonomia differenziata. Assenti, invece, le altre sigle sindacali confederali, assenza definita “un problema” da Alessandra Baldari, segretaria regionale della Funzione pubblica Cgil. “Diciamo che ancora, forse – ha spiegato – gli altri non hanno avuto il coraggio o non hanno la sufficiente consapevolezza di quali saranno le ricadute di un provvedimento legislativo di questo tipo sulla Calabria. Una legge che metterà in ginocchio la nostra regione, che è già molto debole: dal punto di vista, soprattutto, delle infrastrutture sociali e dei servizi, che sono assolutamente finanziati, per la maggior parte, appunto, con trasferimenti dello Stato. Se andassimo davvero incontro ad una autonomia differenziata, per come è prevista, dal mio punto di vista non basterà neanche finanziare i Lep, perché ci saranno anche tante altre funzioni che non saranno soggette al limite ed alla garanzia dei Lep e che comunque andranno in sofferenza”. “La Calabria – ha detto ancora la sindacalista – non è una regione con un Pil elevato e che fiscalmente può mantenere i servizi del sociale e altrettanti capitoli, e questo, credo sarà un disastro. Sarebbe opportuno che tutte le forze politiche sindacali e sociali scendessero in piazza e avessero la consapevole di quale futuro disastroso l’autonomia potrebbe causare”. “La legge è ancora in discussione ha precisato Alessandra Baldari – e, se volessero, le forze più consapevoli, potrebbero prendere posizione ed evitare che si arrivi alla votazione finale con una maggioranza schiacciante. Mi riferisco ovviamente a Forza Italia e al massimo rappresentante regionale, il governatore Occhiuto che sa molto molto bene le condizioni della sua regione e credo che in funzione di questo dovrebbe prendere una posizione forte e chiedere garanzie molto molto più stringenti di quelle che ha chiesto finora, perché non bastano dei passi. Ci vuol ben altro”.

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