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Propaganda istituzionale, Greco (IV): “La comunicazione non può sostituire i risultati, la Calabria reale non vive nei reel”

«Ormai bisogna prenderne atto: abbiamo finalmente capito qual è la vera eccellenza della Calabria. Non sono le infrastrutture. Non è la sanità. Non sono i trasporti. Non sono i servizi. L’eccellenza assoluta è la comunicazione». È quanto dichiara la Commissaria regionale di Casa Riformista – Italia Viva Calabria e consigliera regionale della Calabria, Filomena Greco.
«E bisogna riconoscere un merito al presidente Roberto Occhiuto: è riuscito dove la realtà spesso fatica. Ha trasformato la comunicazione nella principale politica pubblica della Regione. Lo dissi una volta in Consiglio regionale e lo ribadisco oggi: Occhiuto, sulla comunicazione, batte persino Giorgia Meloni. Non c’è emergenza che non possa essere raccontata come una svolta. Non c’è ritardo che non possa diventare il segnale di un cambiamento già in atto. Non c’è difficoltà che non possa essere trasformata in una narrazione vincente – aggiunge Greco –. Leggo in questi giorni articoli e commenti che celebrano la stratega della comunicazione che avrebbe costruito il fenomeno Occhiuto. E in effetti il risultato è straordinario. Perché il prodotto da valorizzare non è la Calabria. Il prodotto da valorizzare è Roberto Occhiuto».
«E bisogna ammettere che l’operazione è riuscita oltre ogni aspettativa: una regione ancora alle prese con problemi antichi è diventata il fondale perfetto per il racconto di un successo permanente. Se la Calabria raccontata nei reel del presidente esistesse davvero, sarebbe una regione con la migliore sanità d’Europa, infrastrutture svizzere, trasporti giapponesi e servizi da capitale internazionale. Purtroppo, però, i calabresi hanno un difetto: vivono qui. E così, mentre il presidente vola da un reel all’altro raccontando una Calabria che sorprende, accelera e conquista, i cittadini continuano a fare i conti con liste d’attesa, collegamenti difficili, spopolamento e occasioni mancate – prosegue Greco –. Se Ulisse convinceva i marinai con il canto delle sirene, Occhiuto prova a convincere i calabresi con dirette Facebook, reel e TikTok. Se esistesse un assessorato alla percezione, la Calabria sarebbe prima in Europa. Attenzione: comunicare bene non è una colpa. Anzi. Il problema nasce quando l’unico risultato che si riesce davvero a raccontare è la comunicazione stessa. A quel punto non governi più una regione: governi la sua percezione. Ed è proprio qui che la realtà ha il brutto vizio di interrompere il racconto. Anche perché la realtà non ha un social media manager. E così, dopo mesi di reel, dirette e video celebrativi sull’uscita dal commissariamento della sanità, è arrivata la Corte dei Conti. Perché i reel raccontano una storia, ma le carte raccontano se quella storia regge. È il problema delle narrazioni troppo perfette: prima o poi arrivano i fatti a chiedere la parola».
«Perché con Occhiuto si brinda alla vittoria mentre gli arbitri stanno ancora controllando il risultato. E quando una regione riesce a sembrare straordinaria prima ancora di diventarlo, significa che la propaganda sta correndo molto più veloce della realtà. A questo punto non servono altri reel. Servirebbe il sequel più difficile da realizzare: quello dei risultati. Perché il compito della politica non è costruire l’immagine di una Calabria straordinaria – conclude Greco –. È costruire una Calabria che lo sia davvero. E finché la Calabria reale continuerà a essere molto diversa da quella raccontata nei reel e nelle dirette del presidente, il vero miracolo non sarà quello compiuto sulla Regione. Sarà quello compiuto sull’immagine del suo governatore».

 

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