Nonostante le tensioni internazionali e il protrarsi del conflitto in Medio Oriente, il mercato energetico continua a mostrare dinamiche che sorprendono gli analisti. A sottolinearlo è stato Davide Tabarelli, presidente di Nomisma Energia, intervenuto a Catanzaro durante il IV Congresso nazionale della Uiltec.
Secondo Tabarelli, l’andamento delle quotazioni petrolifere non riflette pienamente il quadro geopolitico attuale. “Dobbiamo stare calmi perché in realtà il prezzo del petrolio è un po’ indebolito. C’è la guerra che va avanti ma la cosa strana è che i prezzi non sono aumentati tanto”, ha osservato.
L’esperto ha poi affrontato il tema del costo dei carburanti, evidenziando come i livelli attuali siano elevati ma ancora lontani da quelli tipici di una vera emergenza energetica. “Il gasolio e la benzina sono intorno a due euro al litro. Un prezzo alto rispetto ad un anno fa ma non un prezzo da crisi, come invece ci dovremmo aspettare in questa situazione”.
Per Tabarelli, il mercato dovrebbe trasmettere segnali più chiari ai consumatori riguardo alle difficoltà in atto. “Pertanto è bene che i prezzi tornino a salire in termini di tasse. Ma poi i consumatori devono avere il segnale che c’è una crisi in corso e ridurre i consumi”.
L’analista ritiene che l’attuale fase richieda una maggiore consapevolezza sull’elevata dipendenza energetica dai combustibili fossili. “Pertanto, contrariamente all’opinione pubblica, in questo momento i prezzi devono salire. Poi ci sarà un problema di inflazione ma le cose non stanno andando bene in Medio Oriente e noi continuiamo ad essere dipendenti dai prodotti petroliferi. Questa è una crisi che riguarda il liquido e i derivati dal petrolio non le bollette per il momento. Vedremo nei prossimi giorni”.
Guardando agli sviluppi futuri, Tabarelli ha evidenziato come alcune dinamiche del mercato globale restino difficili da interpretare. In particolare ha richiamato l’attenzione sulla situazione dello Stretto di Hormuz, uno dei principali snodi mondiali per il trasporto del greggio. “Sono passati tre mesi e tre giorni dalla chiusura di Hormuz. Me lo avessero detto sei mesi fa avrei ipotizzato aumento del prezzo della benzina a tre euro, per fortuna mi sono sbagliato”.
Una reazione dei mercati molto più contenuta rispetto alle attese che, secondo il presidente di Nomisma Energia, lascia aperti diversi interrogativi. “Se va avanti così non ci sono le quantità questo inverno o ci siamo sbagliati tutti. C’è una strana magia che o non c’è la guerra, perché io non sono stato allo stretto di Hormuz, oppure c’è una quantità di petrolio immane in giro. C’è qualcosa che non torna”.
In conclusione, Tabarelli ha indicato due possibili scenari per i prossimi mesi: una normalizzazione della situazione geopolitica oppure un deciso rialzo delle quotazioni energetiche. “Pertanto o si fa la pace, come credono di fatto i mercati da mesi, oppure bisogna che i prezzi aumentino molto di più per distruggere le domande”, ha concluso.
