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Muraca (PRC SE Calabria): “Rappresentanza femminile nel Mezzogiorno”

“La Festa della Repubblica rappresenta un’occasione per riflettere non soltanto sulle origini della nostra democrazia, ma anche sulle sue contraddizioni irrisolte. Tra queste vi è certamente il persistente squilibrio nella rappresentanza politica tra donne e uomini.

Il tema assume un valore particolare nel 2026, anno in cui ricorrono gli ottant’anni del diritto di voto riconosciuto alle donne – ma che non ha ancora trovato una piena traduzione nell’accesso equilibrato ai luoghi della decisione politica.

In molte realtà del Mezzogiorno la presenza femminile nelle candidature e nelle assemblee elettive continua ad essere limitata, mentre in diversi comuni la competizione politica si è svolta senza alcuna candidatura femminile alla guida delle amministrazioni.

La politica territoriale resta infatti uno degli ambiti nei quali più chiaramente si manifestano meccanismi di selezione fondati su reti relazionali consolidate, leadership personalistiche e sistemi di consenso che tendono a riprodurre gli equilibri esistenti. La presenza delle donne continua ad essere spesso residuale o subordinata, nonostante gli strumenti normativi introdotti negli ultimi anni per favorire una maggiore inclusione.

Tale fenomeno si colloca all’interno di una trasformazione più ampia delle democrazie contemporanee. La crescente polarizzazione politica riflette tensioni sociali prodotte dall’aumento delle disuguaglianze, dall’insicurezza economica e dalla percezione di un progressivo peggioramento delle condizioni di vita di ampi settori della popolazione. Le crisi che hanno attraversato l’Europa negli ultimi quindici anni – dalla Grande Recessione alla pandemia, fino ai conflitti internazionali – hanno alimentato una diffusa sfiducia nei confronti delle istituzioni rappresentative.

In questo scenario sono emerse nuove formazioni politiche di protesta capaci di esercitare un significativo potenziale di condizionamento sui partiti tradizionali e sulle agende di governo. In molti casi tali forze sono riuscite a superare la soglia dell’esecutivo, mettendo in discussione assetti politici che per decenni erano apparsi sostanzialmente consolidati. Tuttavia, l’esperienza di governo ha evidenziato la difficoltà di conciliare le promesse formulate nella fase dell’opposizione con i vincoli imposti dall’esercizio del potere, riproponendo il tradizionale dilemma tra responsiveness e accountability, tra la necessità di rispondere alle aspettative immediate degli elettori e delle elettrici e la responsabilità di assumere decisioni sostenibili nel medio e lungo periodo.

Dentro questa crisi della rappresentanza, la questione della partecipazione femminile non è un tema settoriale né una semplice rivendicazione di equilibrio numerico. È un indicatore della qualità democratica delle istituzioni. Una democrazia che fatica a garantire un accesso equilibrato alle responsabilità pubbliche continua infatti ad escludere una parte rilevante della società dai processi decisionali.

A ottant’anni dal voto alle donne, il problema non è più il riconoscimento formale dei diritti politici, ma la persistenza di ostacoli che ne limitano l’effettivo esercizio – nel Mezzogiorno, dove tali squilibri appaiono particolarmente evidenti, essa interroga direttamente la capacità della Repubblica di realizzare compiutamente i principi di uguaglianza e partecipazione sanciti dalla Costituzione”.

Così in una nota Caterina Muraca, Responsabile questioni di genere del PRC – SE CALABRIA.

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