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Sottosegretari in Regione, avviata la discussione in Prima commissione, Bruno (Tridico Presidente) attacca: “Quasi un milione l’anno per figure senza reali responsabilità”

Non un semplice intervento tecnico, ma una scelta politica con implicazioni economiche rilevanti. È questa la posizione espressa dal consigliere regionale Enzo Bruno, capogruppo di Tridico Presidente e componente della Prima commissione, a nome del centrosinistra, intervenuto nel corso della discussione generale sulla proposta di legge n. 58 relativa all’introduzione delle figure dei sottosegretari.

Bruno ha subito messo in discussione l’impostazione della norma, presentata come un atto di “ordinaria manutenzione legislativa” e di coordinamento delle disposizioni vigenti. “Dietro un’etichetta apparentemente neutra – ha sottolineato – si nasconde invece una precisa scelta politica: l’istituzione di due nuove figure di sottosegretari alla Presidenza della Giunta, con un impatto economico significativo sul bilancio regionale”.

Secondo il consigliere, la proposta comporterebbe un costo complessivo vicino al milione di euro annuo, tra indennità e strutture di supporto. “Parliamo di figure retribuite con emolumenti pari a circa l’84% di quelli di un assessore, pur senza avere né deleghe assessorili né responsabilità gestionali o di indirizzo politico”, ha evidenziato Bruno, definendole di fatto “collaboratori politici del Presidente”.

A destare particolare preoccupazione è anche la previsione di strutture di diretta collaborazione per ciascun sottosegretario. “Si parla di quattro unità per ogni figura, con la possibilità di ricorrere a personale esterno – ha spiegato – determinando un ulteriore aggravio di spesa che può superare i 400 mila euro annui”.

Il capogruppo di Tridico Presidente ha quindi ribadito la contrarietà già espressa dal suo gruppo in occasione della modifica dello Statuto regionale: “Siamo contrari all’allargamento della Giunta e all’introduzione dei sottosegretari. Si tratta di uno spreco che la Calabria non può permettersi e che non rappresenta una priorità rispetto alle emergenze che la Regione affronta: un sistema sanitario al collasso, il dissesto idrogeologico e i danni causati dai cicloni che si sono abbattuti sulla Calabria, una percentuale crescente di disoccupazione giovanile e femminile, giusto per citare qualche esempio”.

Nel suo intervento Bruno ha richiamato il contesto in cui si inserisce la proposta. “La Calabria è commissariata da oltre 15 anni per il deficit sanitario – ha ricordato – con cittadini costretti a pagare addizionali fiscali più alte, subire la mobilità sanitaria passiva e fare i conti con servizi ridotti. In questo scenario, discutere di nuovi incarichi retribuiti appare del tutto fuori luogo”.

Un ulteriore punto critico riguarda, secondo il consigliere, la copertura finanziaria della norma. “La proposta prevede di attingere a risorse già allocate nel bilancio regionale, ma non è chiaro quali voci verrebbero ridotte – ha osservato –. C’è il rischio concreto di creare squilibri o addirittura un ‘buco’ di bilancio”.

Da qui la richiesta – avanzata anche attraverso cinque specifici emendamenti già depositati in commissione – di maggiore chiarezza e trasparenza: “È necessario indicare con precisione dove si interviene e quali spese si intendono comprimere. Non si possono introdurre nuovi costi senza una copertura solida e dettagliata”.

Infine, Bruno ha avanzato una proposta alternativa: “Se si insiste nell’istituire queste figure, si utilizzi esclusivamente personale interno all’amministrazione, evitando il ricorso a incarichi esterni e contenendo così la spesa”.

Si apre, quindi, un confronto politico destinato a proseguire nelle prossime sedute della Commissione, dove il nodo principale resterà quello dei costi e della sostenibilità complessiva della riforma.

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