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La sfida politica sul Ponte di Messina. Salvini chiama in causa Michelangelo, Raffaello e Leonardo. E Floridia (M5S) replica: “Se a quei tempi ci fosse stata la Lega, non avremmo avuto il Rinascimento”

La sfida sul Ponte di Messina vede la politica chiamare in causa il genio italiano e il Rinascimento. Da una parte Matteo Salvini, che chiede aiuto a Michelangelo, Raffaello e Leonardo, dall’altra la senatrice Barbara Floridia, del M5S, che replica a tono, spiegando che se a quei tempi ci fosse stata la Lega non avremmo proprio avuto il Rinascimento.

Per Matteo Salvini, principale sponsor al governo dell’opera che dovrebbe unire Calabria e Sicilia “è il tempo di osare”. “L’Italia è la patria del Rinascimento – dice nel suo vibrante intervento in Senato.

Se Michelangelo, Raffaello o Leonardo da Vinci non avessero osato, se fossero dovuti passare attraverso la commissione di studio costi-benefici, non avremmo quello che fortunatamente hanno fatto”, aggiunge mentre l’Aula non fa mancare qualche ironia, che si sente distinta dai banchi dell’opposizione. Poi l’affondo del Capitano: “Bisogna osare. Se ci fossero stati all’epoca i 5 Stelle, noi milanesi le chiuse sui Navigli di Leonardo Da Vinci non le avremmo mai viste, per intenderci, ci sarebbe il comitato anti Leonardo: ‘questo è un matto, vuole fare le chiuse sui Navigli, fermatelo, è denaro speso male'”.

Parole che non vanno giù alla pentastellata presidente della Vigilanza Rai. “Lei – dice la messinese Floridia puntando Salvini -. prima ha detto che se nel Rinascimento ci fosse stato il Movimento 5 Stelle, oggi noi non avremmo le chiuse sui Navigli. Se nello stesso periodo ci fosse stata la Lega, non avremmo proprio avuto il Rinascimento”, scandisce applaudita dai senatori del suo gruppo. “Mi conceda poi un consiglio non richiesto – conclude – i grandi geni del passato, come Michelangelo e Leonardo, non sono soltanto geni del fare, sono geni dell’essere. Se fossi in lei, non oserei il paragone”.

Anche dal Pd bacchettata a Salvini: “Giravoltismo, altro che Rinascimento”, dice Nicola Irto, senatore dem, rivolto pure lui al vicepremier.

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