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Reggio Calabria: XXXII Congresso Nazionale di Medicina aeronautica e spaziale

Sei sessioni di studio, oltre 40 interventi e decine di casi studio che riguarderanno altrettanti aspetti del volo sotto il profilo medico-scientifico. Una tre giorni che dal 5 al 7 ottobre vedrà a Reggio Calabria l’arrivo di professori universitari, ufficiali medici, piloti, esperti e ricercatori da tutta Italia per partecipare al XXXII Convegno Nazionale dell’AIMAS, l’Associazione Italiana di Medicina Aeronautica e Spaziale.

Dopo la prima sessione dedicata alla Medicina Regolamentare il Congresso si aprirà con il saluto delle autorità civili, militari ed ecclesiali e con la consegna del Premio scientifico “I Guidoniani”. Alla Lectio Magistralis incentrata sulla figura di Fulco Ruffo di Calabria, seguirà il Concerto dell’Orchestra del Liceo musicale “Gulli” diretta dal Maestro Cettina Nicolosi. Il 6 ottobre gli oltre 200 partecipanti dedicheranno un momento di ricordo al Generale ispettore capo del Corpo Sanitario Aeronautico Manlio Carboni  recentemente scomparso  e poi si entrerà nel vivo dei lavori con le sessioni dedicate alla sicurezza del volo, alla medicina aerospaziale, agli aspetti neurofisiologici e neuropsicologici delle Neuroscienze aerospaziali.

«Questo convegno nazionale di medicina aerospaziale – dichiara il presidente di AIMAS Generale Ispettore Capo (a) Enrico Tomao –  ha un significato particolare dopo  due anni di assenza , dovuta alla pandemia .Tutte le figure professionali  sanitarie che si occupano di aeronautica e spazio possono finalmente confrontarsi e dibattere dal vivo, di casi clinici specifici, di nuovi regolamenti,di ricadute sul mondo aeronautico delle più recenti scoperte scientifiche. E’un appuntamento fondamentale questo di AIMAS, che oggi festeggia i suoi 70 anni di vita, perché resta unico nel panorama sanitario italiano, così come unica resta la medicina aerospaziale che rappresenta il solo anello di congiunzione tra la medicina tradizionale  con le sue tante discipline ed  il mondo del volo».

Un momento per riflettere anche sulle recenti ricerche effettuate da una equipe di studiosi  sul fronte dell’orientamento spaziale , così importante per i nostri piloti. Tra le tante relazioni si parlerà dell’orientamento  spaziale e dei suoi estremi  e cioè da un lato di- individui con disorientamento topografico evolutivo (DTE) e dall’altro di piloti militari che con le loro straordinarie abilità visuo-spaziali rappresentano l’estremo opposto nonché il campione ideale per studiare la navigazione ambientale Proprio un gruppo di ricercatori italiani, guidati dall’Università di Sapienza ma di cui fanno parte anche specialisti dell’IRCCS San Raffaele di Roma, dell’Università dell’Aquila, del RMAS dell’Aeronautica Militare, dell’IRCCS Fondazione Santa Lucia, dell’Università di Catanzaro e di quella di Bologna, hanno scoperto l’esistenza del DTE. Lo studio è stato condotto su 1.698 persone, di cui 1063 uomini, senza disturbi neurologici, di età compresa tra 18 e 35 anni e con una media di 14,8 anni di istruzione a tempo pieno. «E’ emerso che circa il 3% delle persone è affetto da disorientamento topografico evolutivo – spiega il Tenente Colonnello Medico Paola Verde, Segretario Generale dell’AIMAS -. Nella navigazione sono coinvolti numerosi processi cognitivi come la capacità di spostarsi da un luogo all’altro, seguendo percorsi familiari ed evitando di perdersi in ambienti nuovi e familiari. Si tratta di processi che includono meccanismi come la memoria, le immagini mentali e l’attenzione alle caratteristiche dei luoghi. Una ricerca questa che insieme allo studio delle modalità di orientamento dei piloti militari potrebbe aiutare a comprendere ed a contrastare malattie come l’Alzheimer».

I settant’anni di AIMAS saranno celebrati anche con uno speciale annullo filatelico nei giorni del congresso, che si chiuderà il 7 ottobre, dalle cui sessioni  non mancheranno spunti di riflessione utili a tracciare nuove piste di ricerca e di studio che dall’ambito della medicina aerospaziale potranno avere delle ricadute positive sull’intera comunità scientifica e sulla collettività.

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