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La comunità di Catanzaro incontra lo psichiatra Peppe Dell’Acqua, collaboratore di Basaglia

Quand’è che “si incontrano” veramente le persone che vivono un disagio mentale? Non ha dubbi lo psichiatra Giuseppe Dell’Acqua a riguardo: “Sulla soglia”. E’ proprio sulla soglia, tra dentro e fuori, che queste persone si rivelano per quel che sono, con un male dentro ma con il desiderio di andar fuori: “E’ sulla soglia che riusciamo a costruire un rapporto più autentico, e quindi ad individuare il dosaggio di farmaci migliore, la cura migliore – chiarisce ancora il famoso psichiatra – Perché individuare la cura giusta è un vero e proprio mestiere, proprio come fa l’artigiano che non si stanca di ricominciare daccapo un lavoro”. Il riferimento è alla storia di “Marco Cavallo”, la scultura realizzata nel 1973 all’interno del manicomio di Trieste, allora diretto da Franco Basaglia, che divenne il simbolo delle istanze di libertà delle persone ricoverate, andate avanti fino al 1978, anno in cui la Legge Basaglia sancì ufficialmente la sospirata chiusura delle strutture manicomiali.

Del fermento sociale, culturale e politico di allora poco è rimasto, ma Peppe Dell’Acqua – giunto a Catanzaro su invito dell’associazione “Ave-Ama”, nell’ambito delle manifestazioni organizzate dalla Consulta delle associazioni di salute mentale e dal Dipartimento di Catanzaro per la Giornata della Salute Mentale – non ama definirsi l’erede di Basaglia, anche se lavorò fianco a fianco con lui, perché ciò significherebbe che “la battaglia si sia conclusa”. Alla numerosa platea, che ha affollato venerdì pomeriggio la sala convegni del Musmi per ascoltarlo e porgli domande, con il coordinamento del giornalista Domenico Gareri, Dell’Acqua ha invece ricordato che di Basaglia, e delle battaglie affrontate, oggi non si parla quasi più, neanche nelle aule delle Università.

La stessa rivoluzione che, comportando nuove modalità di potere,  ebbe negli anni Settanta il sostegno della politica, si fermò con il processo di “regionalizzazione” che portò allo snaturamento della professione psichiatrica: “Oggi gli psichiatri non intervengono quasi più, lo fanno in maniera acritica e non danno seguito a ciò che la parola “cura” comporta: ovvero aprirsi all’incertezza come migliore strumento per abbracciare nuove possibilità. Questa è stata la più grande eredità di Franco Basaglia”, e così ha concluso, tra gli applausi generali,  Dell’Acqua, che continua a portare la sua testimonianza di medico, docente universitario, direttore fino al 2012 del Dipartimento di Salute Mentale di Trieste e di scrittore, in tutta Italia. La sua è una visione del disagio mentale “diversa”, ha affermato la presidente di “Ave-Ama” Anna Cristallo, che ha fatto di tutto per farlo tornare dopo anni a Catanzaro. Una “visione” che merita di essere “interiorizzata” e che ha stimolato una serie di riflessioni, anche nel direttore del Dipartimento di Salute Mentale, Michele Rossi, che ha dichiarato di avervi trovato gli strumenti adatti per guardare all’interiorità delle persone e aprirsi alla possibilità di cure personalizzate, frutto del vissuto e del sentire di ognuno.

 

La giornata del 24, per lo psichiatra Peppe Dell’Acqua e sua moglie Grazia, accompagnati da Anna Cristallo, era iniziata con una visita alle residenze riabilitative di Girifalco ed alla  Rems (residenza sanitaria per l’esecuzione delle misure di sicurezza): ad accoglierli, oltre al Capo Dipartimento  Michele Rossi,  gli operatori socio sanitari  del Dsmd dell’Asp di Catanzaro e le direttrici del Csm e del Centro Diurno di Catanzaro, Annagiulia Greco e Luigia De Stefano. Qui Dell’Acqua ha potuto anche incontrare gli ospiti, autori di reato, della residenza.

 

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