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“Lett(erat)ure Eretiche”, a Catanzaro il viaggio si chiude con Giovanni Verga

Si concluderà giovedì 9 luglio, alle ore 18.30, negli spazi del Museo del Rock di Catanzaro, il primo segmento della rassegna “Lett(erat)ure Eretiche. Autori che scardinano le regole”, ciclo di incontri promosso dal Comitato di Catanzaro della Società Dante Alighieri nell’ambito delle attività culturali per l’anno 2026.

L’appuntamento, dal titolo “L’eresia antiprogressista: Giovanni Verga”, sarà dedicato allo scrittore siciliano, proponendo una riflessione sul suo radicale ripensamento dell’idea di progresso e sulla distanza che lo separa dalle interpretazioni tradizionali del Verismo.

La rassegna nasce con l’obiettivo di indagare le forme di dissenso, di rottura e di sperimentazione che hanno attraversato la storia della letteratura italiana, riportando al centro dell’attenzione autori che hanno scelto consapevolmente di collocarsi fuori dai canoni culturali dominanti del proprio tempo, aprendo nuove strade alla concezione e all’espressione letteraria.

La lezione sarà tenuta dal prof. Luigi La Rosa, studioso ed esperto di letteratura italiana, presidente dell’Associazione Graecalis, cui è affidata la direzione e il coordinamento scientifico dell’intero progetto. Nel corso dell’incontro emergerà, in primo luogo, l’invito a liberare Verga da uno dei più diffusi equivoci interpretativi.

«Si tratta di uno scrittore è stato spesso accusato di essere un conservatore, quasi sostenesse che le classi subalterne dovessero rassegnarsi alla propria condizione. In realtà – spiega – il bersaglio della sua riflessione non sono i poveri, ma l’idea stessa di progresso intesa come avanzamento materiale senza fine. Se esiste un autentico progresso, come già aveva intuito Leopardi, esso può essere soltanto morale. Quello materiale rischia invece di trasformarsi in un inganno, in una promessa affascinante che, alla lunga, conduce alla rovina».

Per comprendere questa posizione è necessario tornare al contesto storico in cui Verga elabora la propria poetica. Siamo nella seconda metà dell’Ottocento, in una stagione di straordinario sviluppo scientifico e industriale: le grandi città europee cambiano volto e il progresso appare destinato a risolvere ogni problema della società moderna. In questo clima nasce il Positivismo di Auguste Comte e, sul piano letterario, il Naturalismo francese, che assegna allo scrittore un compito preciso: osservare la società con il rigore del medico, individuarne le piaghe e contribuire al loro superamento.

È a questa prospettiva che Verga aderisce inizialmente, anche grazie all’influenza di Luigi Capuana. Ma la sua sarà un’adesione breve. A partire dalla novella Fantasticheria (tratta dalla raccolta Vita dei campi del 1880), infatti, lo scrittore siciliano prende progressivamente le distanze dall’impostazione naturalista. Comprende che la realtà umana non può essere osservata dall’esterno con il distacco dello scienziato, perché chi guarda non coincide mai con chi vive quella determinata esperienza. Per capire davvero gli uomini bisogna abbandonare il proprio punto di vista e imparare a osservare, come scrive Verga, «le piccole cause che fanno battere i piccoli cuori».

È questa la sua autentica “eresia”: il superamento del Naturalismo attraverso un ritorno al cuore umano. Una prospettiva che trova piena espressione nei Malavoglia, dove la tragedia della famiglia Toscano prende avvio proprio dal tentativo di migliorare la propria condizione inseguendo la logica del progresso. La celebre metafora delle ostriche diventa così il simbolo di una riflessione che non invita alla rassegnazione, ma mette in discussione il mito della crescita illimitata e della mobilità continua. Per Verga, infatti, il progresso non è una meta raggiungibile, ma una corsa senza traguardo, destinata a coinvolgere indistintamente tutte le classi sociali, dai più umili ai più privilegiati.

Come nei precedenti appuntamenti, l’incontro seguirà un format dinamico e coinvolgente, alternando la riflessione critica alla lettura scenica di brani letterari, affidata agli attori dell’Associazione Graecalis. Un dialogo continuo tra analisi e interpretazione, pensato per restituire al pubblico la forza espressiva dei testi e rendere immediatamente percepibili le tesi sviluppate nel corso dell’incontro.

Quello di giovedì 9 luglio rappresenta l’ultimo appuntamento prima della pausa estiva. La rassegna riprenderà a settembre con nuovi incontri, proseguendo fino a dicembre, quando si concluderà il percorso culturale avviato all’inizio dell’anno.

L’iniziativa è realizzata con il contributo della Società Dante Alighieri.

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