Un procedimento destinato a svilupparsi attraverso un’imponente fase dibattimentale. È quanto prospettato dalla Direzione distrettuale antimafia di Milano nel corso dell’udienza del processo Hydra, la maxi inchiesta che ipotizza l’esistenza di una struttura criminale in grado di unire interessi e attività di ’ndrangheta, camorra e Cosa nostra sul territorio lombardo.
Nel presentare le richieste istruttorie, i pubblici ministeri Alessandra Cerreti e Rosario Ferracane hanno delineato le dimensioni del processo, annunciando l’intenzione di portare in aula centinaia di persone tra investigatori, collaboratori di giustizia e altri testimoni. “Sarà una istruttoria imponente”, ha spiegato la pm Cerreti, illustrando una lista composta da 484 soggetti che la procura ritiene fondamentali per sostenere l’impianto accusatorio.
Secondo la Dda, il procedimento dovrà dimostrare non soltanto la presunta esistenza di un consorzio criminale tra organizzazioni mafiose di diversa matrice, ma anche la natura concreta e pervasiva della loro presenza. “Questa non è una mafia silente”, ha affermato il magistrato, evidenziando come alle attività di infiltrazione economica si sarebbero affiancati episodi di estorsione, intimidazione e persino un caso riconducibile alla cosiddetta “lupara bianca”.
Oltre alle testimonianze, la procura ha chiesto l’acquisizione di un ampio materiale probatorio, comprendente documentazione investigativa, intercettazioni e ulteriori verbali di collaboratori di giustizia opportunamente omissati.
Tra i soggetti che l’accusa intende ascoltare figurano 291 appartenenti alle forze investigative impegnate nelle indagini. Un secondo gruppo comprende diversi collaboratori di giustizia, tra cui Emanuele De Castro, indicato come figura centrale dell’inchiesta Krimisa e le cui dichiarazioni, secondo la procura, avrebbero “dato il via all’indagine” Hydra. A questi si aggiungono numerosi testimoni provenienti da procedimenti condotti dalle Dda di Milano, Catanzaro e Roma, confluiti successivamente nell’inchiesta sulla presunta “mafia a tre teste” operante in Lombardia.
Nel corso dell’udienza è stato inoltre ricordato l’ampio lavoro investigativo che ha preceduto il dibattimento. La pm Cerreti ha parlato di uno “sforzo investigativo enorme”, caratterizzato da migliaia di attività tecniche e da un numero particolarmente elevato di persone coinvolte negli accertamenti. L’inchiesta, infatti, ha raccolto oltre 2.500 intercettazioni e ha interessato complessivamente 270 indagati.
Resta fermo il principio di presunzione di innocenza: le contestazioni formulate dalla procura dovranno essere verificate nel corso del processo e gli imputati sono da considerarsi non colpevoli fino a eventuale sentenza definitiva.
