«La cerimonia di apertura dell’Anno giudiziario 2026 rappresenta un’importante occasione per ribadire il profondo ringraziamento alla magistratura per il lavoro svolto quotidianamente a tutela della legalità e al servizio della collettività. Come Amministrazione comunale, confermiamo la volontà di proseguire un percorso di collaborazione leale e sinergica, fondato sul confronto, sulla condivisione degli obiettivi e sul sostegno reciproco tra le istituzioni.
In un momento storico che richiede scelte delicate e responsabili, è fondamentale fare fronte comune, nel rispetto dei ruoli, con la consapevolezza di appartenere tutti alla stessa squadra dello Stato. Anche il dibattito istituzionale deve restare improntato al rispetto e al senso di responsabilità, affinché il nostro operato continui a essere presidio delle istituzioni democratiche e dell’interesse generale». Lo ha affermato il sindaco facente funzioni, Domenico Battaglia presente alla cerimonia di apertura dell’Anno giudiziario 2026, che si è svolta alla Corte d’appello di Reggio Calabria.
I maxiprocessi causano arretrato
La presidente della Corte d’Appello di Reggio Calabria, Caterina Chiaravalloti, nella sua relazione, ha posto in evidenza “che la sopravvenienza di un numero considerevole di maxi processi perlopiu’ con imputati in stato di custodia cautelare ha altresi’ comportato per lunghi periodi un impiego maggiore delle risorse (sia personale della magistratura che personale amministrativo) nei settori penali della giurisdizione con la conseguenza di un inevitabile accumulo di arretrato nei settori civili e di un aumento dei tempi di definizione dei procedimenti. Talune pronunce di annullamento con rinvio e senza rinvio della Corte Suprema di Cassazione – ha aggiunto – proprio in materia di criminalita’ organizzata(sia per quanto attiene le sentenze di merito, che le pronunce incidentali in materia cautelare) impongono un’analisi approfondita anche per cio’ che attiene le tecniche redazionali delle sentenze che dovrebbero garantire, nel rispetto dei principi basilari del diritto, la stesura di argomentazioni motivazionali ricollegabili al thema decidendum, almeno secondo i criteri propri di un provvedimento giurisdizionale, richiedendosi che la trascrizione/esposizione delle prove non avvenga in modo acritico e scongiurando il rischio di incorrere in motivazioni eccessive e ridondanti”.
Nel prosieguo della sua relazione, il presidente della Corte d’Appello, Chiaravalloti, ha posto in evidenza che, “per quanto attiene complessivamente la produttivita’ degli Uffici, puo’ affermarsi senz’altro che vi e’ stato un grande sforzo e un grande impegno ai fini del raggiungimento dei risultati del Pnrr, e che a tal proposito si e’ rivelato senza dubbio altamente proficuo l’apporto fornito dagli addetti UPP e della magistratura onoraria che, in senso deflattivo, ha inciso positivamente la trattazione dei processi in via telematica. Per la Corte, – ha aggiunto – in ragione di un arretrato accumulato in tempi lunghissimi soprattutto in conseguenza di gravissime scopertura d’organico che hanno afflitto l’ufficio per anni senza soluzione di continuita’, nonostante gli sforzi e i risultati eccellenti raggiunti che attestano un impegno eccezionale dei consiglieri della sezione civile, non sara’ certamente agevole riuscire ad assicurare il raggiungimento degli obiettivi del Pnrr con gli strumenti forniti dalle nuove previsioni normative che per l’ufficio hanno comportato il solo aumento di un’unita’ dell’organico”.
Alla cerimonia hanno partecipato il rappresentante del ministro della Giustizia, Nicola Selvaggi, mentre per il Csm interverra’ Domenica Miele.
Imprese infiltrate dalla ‘ndrangheta e amministrazione giudiziaria, pg Reggio Calabria: “Condotte quasi sempre a rovina. Si veicola il messaggio che è la mafia a creare occupazione”
“È da un po’ di anni che sollevo la problematica delle imprese infiltrate dalla ‘ndrangheta sottoposte ad amministrazione giudiziaria, che vengono condotte a sicura rovina, invece di essere risanate e rimesse sul mercato, preservando così la loro forza lavoro. Il messaggio che veicola questo contesto, lo ripeterò all’infinito, è che la ‘ndrangheta crea occupazione, lo Stato la distrugge”.
È questo uno dei passaggi della relazione del procuratore generale di Reggio Calabria Gerardo Dominijanni intervenuto oggi durante la cerimonia per l’inaugurazione dell’anno giudiziario. Sul tema delle aziende sequestrate per mafia, il procuratore generale ha ricordato il protocollo stilato con le banche della regione.
“Dovete sapere – ha detto – che capita sistematicamente che esse, appena vengono a conoscenza del sequestro giudiziario dell’azienda, procedono immediatamente alla revoca o al blocco del fido concesso, con il paradosso che lo Stato, rappresentato dall’amministratore giudiziale, viene ritenuto inaffidabile rispetto al preposto indagato colpito da misura di prevenzione o cautelare. Attraverso il protocollo firmato è prevista una previa interlocuzione con l’autorità giudiziaria finalizzata, anche, a verificare se l’impresa ha margini per poter essere proficuamente amministrata e risanata, oppure se essa fondava la sua attività esclusivamente su criteri non economici e, dunque, va liquidata. Il protocollo prevede inoltre il coinvolgimento, sinergico, della magistratura, dell’avvocatura, dei commercialisti, e degli istituti di credito, finalizzato ad una migliore gestione delle imprese. È solo un primo, ma fondamentale, passo nella direzione da tue indicata”. A proposito della gestione delle imprese edili sequestrate, inoltre, Dominijanni ha segnalato “la riluttanza degli amministratori a partecipare ai bandi per la demolizione degli immobili abusivi. Ciò e inaccettabile e vergognoso. Per quel che conta, ovvero nulla, il mio invito al giudice delegato è di procedere alla revoca della loro nomina”.
