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I politici locali e lo sport: se la Reggina piange, la Viola non ride

di Paolo Ficara – Agosto, mese di attesa per i tifosi delle realtà sportive cittadine. Attesa per vederle all’opera, ovviamente. La Reggina si è strutturata come vertici societari, le operazioni di calciomercato sono economicamente importanti. A cominciare dall’allenatore Pippo Inzaghi. C’è voglia di ammirarla in gare ufficiali, nonché dal vivo, un po’ in tutti i tifosi. In tanti si sono recati a Salerno, per il triangolare di sabato scorso in cui Crisetig e compagni hanno battuto l’Adana Demirspor 1-0 (Liotti), perdendo poi con lo stesso punteggio al cospetto della Salernitana.

Dopo l’impegno sul piano economico e di conseguenza tecnico, chissà se il mese di agosto sarà quello buono per sistemare anche i ruoli chiave presso gli uffici del Sant’Agata. Con riferimento a segreteria e marketing. Novelli Richelieu e Milady De Winter sono abituati a coprirsi fra di loro, accordandosi (assieme ai rispettivi scudieri) sulla filastrocca da raccontare al capo di turno. Complimenti a chi ha scelto il colore della nuova maglia: a Salerno, contro i turchi dell’Adana, inizialmente non si è capito se a giocare fosse la Reggina o i granata padroni di casa.

La campagna abbonamenti è un mezzo flop, si preannunciano toppe peggiori del buco. Il calciomercato dura due mesi d’estate più uno in inverno: un lasso di tempo limitato, durante il quale sarebbe utile rispondere al telefono anche di sabato, stando attenti a non sbagliare la stesura dei contratti per i nuovi acquisti. Ricordarsi di avvisare la dirigenza (e di conseguenza la proprietà) circa l’urgenza di una soluzione per il “Granillo”, poi, sarebbe chiedere troppo sforzo.

Qui in ogni caso, le responsabilità sono tutte da un lato. A maggio avevamo posto l’accento sulle condizioni del manto erboso, puntualmente a luglio si è alzata bandiera bianca. Reggina costretta a giocare i primi due turni di campionato fuori casa, con conseguente perdita al botteghino di quell’incasso che sarebbe garantito dai forestieri in vacanza. Per non parlare dell’impossibilità ad organizzare un’amichevole in casa, a campagna abbonamenti aperta. Detto ciò, non mettiamo la mano sul fuoco circa la perfezione del manto erboso per il 28 agosto, in occasione di Reggina-SudTirol. Anzi.

Il cocciuto lassismo dell’amministrazione comunale circa il principale impianto sportivo della città, che forse l’ultima vera sistemata (anche in termini di pulizia…) l’ha vissuta per il concerto di Elton John, va oltre il manto erboso. Oggi, adesso, con agosto appena iniziato e Reggina-SudTirol in programma tra 27 giorni e qualche ora, non ci interessa tanto sapere se la famosa convenzione in cui si stabilisce che è la Reggina a dover occuparsi del manto erboso sia sui 12 mesi oppure su 9.

Oggi, adesso, immediatamente, al netto di stucchevoli quanto insensate dichiarazioni dei facenti funzione e sottoposti, vorremmo sapere se il “Granillo” è agibile.

E qualora non lo fosse, non ci si ricordi a pochi giorni da Reggina-SudTirol delle problematiche che ad oggi ne impedirebbero l’agibilità. Sicuramente risalenti alla passata stagione. Sottaciute, rimandate per diverso tempo. Ma tra due settimane sarà Ferragosto e la Serie B avrà già avuto inizio. Qualche bagno in meno e qualche riunione in più. L’impianto è comunale, la Reggina ha interesse a sorvegliare, ma la precisa responsabilità di evitare una figuraccia epocale alla città è di quel che rimane della nostra politica.

Aggiungiamoci anche le problematiche della Viola Basket. Costretta da cervellotiche decisioni della Lega di competenza, a migrare nel girone settentrionale. Con aumento esponenziale dei costi per le trasferte, per un club già gestito non di certo da uno sceicco. Chi dovrebbe bussare con forza alle porte giuste, per impedire tale sopruso verso la gloriosa realtà neroarancio? O è sufficiente bearsi della presenza in città della famiglia di Kobe Bryant, al pari di quella di Inzaghi per la Reggina?

Poi un bel giorno, per carità, anche in realtà come l’Iperuranio di Platone o il Sottosopra di una nota serie tv, gradiremmo sentire un’autocritica da parte del delegato allo sport Giovanni Latella circa i suoi sette anni di operato. Sette anni in cui non sono mai mancati i problemi presso lo stadio “Granillo”, o in cui raramente le realtà sportive locali hanno ricevuto risposta positiva alle proprie grida di dolore. A guardare (o più che altro, sentire) chi occupa ruoli più importanti rispetto al suo, viene lo sconforto: ma forse sarebbe ora di nominare un vero assessore allo sport, anche a prenderlo dallo Zimbabwe, prima di assurgere agli onori delle cronache nazionali. E stavolta, non per Inzaghi o Bryant.

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