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Manifesti su Rocco Papalia, la Procura chiede la condanna di Klaus Davi per diffamazione

La Procura di Milano chiede la condanna di Klaus Davi al pagamento di una multa di 1500 euro per aver ridicolizzato Rocco Papalia nei suoi manifesti in cui lo ha ritratto vestito da donna. Nella requisitoria del Pm sostenuta in aula durante l’udienza del 19/02/2024 cui hanno presenziato oltre alle parti civili, gli stessi Klaus Davi e Rocco Papalia.

Per la procura milanese Klaus Davi “nei suoi manifesti non avrebbe rispettato i limiti della continenza e ha fatto un attacco personale e gratuito a Papalia esponendo al pubblico ludibrio la persona di Rocco Papalia vestendolo da donna”. Quello di Klaus Davi a Papalia si è trattato di un attacco personale, ha ribadito due volte la pubblica accusa -gratuito con il solo scopo di sbeffeggiare la persona offesa. Per la Procura di Milano non vi è stata alcuna finalità di interesse pubblico per cui la procura chiede come condanna – riconosciute le attenuanti generiche – una multa di 1500 euro.”.

“Papalia ha scontato la sua pena – ha sottolineato la pubblica accusa – e quindi l’attacco di Klaus Davi non ha alcun fondamento di interesse pubblico per questo va condannato”

Per l ‘avvocato di Klaus Davi Simona Giannetti (foro di Milano): “La dicitura dei manifesti di Klaus Davi è chiara i manifesti che sono dichiaratamente una provocazione contenevano la frase ‘Klaus Davi sostiene l’iniziativa di Klaus Davi contro la Ndrangheta’. La finalità è evidente. Nel capo di imputazione l’oggetto è un travestimento fatto nei riguardi di diversi importantissimi capi clan per dare un segnale, una campagna mediatica. Quindi tornando al capo di imputazione ci chiediamo: Klaus Davi ha offeso la Ndrangheta? La parte civile ha lamentato che la reputazione del capo clan di Papalia è stata lesa? E’ davvero questo il problema? Ledere il prestigio criminale di un capo clan? Le finalità dei manifesti di Klaus Davi sono evidenti : segnalare a livello territoriale il carisma dei capo clan e ironizzare su questo che si tratti di Papalia, Messina Denaro, Rocco Morabito e altri boss. “L’avvocato ha tenuto a precisare che “essere travestito, gay, etero transgender non è una offesa lo dicono sentenze della Cassazione ,”

Per il massmediologo Klaus Davi che si è sottoposto all’esame in aula : “l’essere transgender, gay o bisex non è una offesa e non esiste nessuna sentenza in tal senso. Lo Stato italiano non può paragonare un ladro, un mafioso, un killer a un transgender e mettere nero e sostenere che il prestigio sociale di Papalia è stato leso a livello personale perché in un manifesto satirico è stato ritratto vestito da donna. Esiste una legge che equipara i trans ai criminali ma è il paragrafo 175 del codice penale di Goebbels, ha aggiunto successivamente . Li esiste una equiparazione fra gay transgender e criminali : è messa nero su bianco: l’omosessuale è un criminale, E’ una legge che è sopravvissuta fino agli anni 60 poi e’ stata abolita e diceva proprio questo: Il travestito è un criminale. Ma qui siamo nel 2023 . Assimilare un valore negativo all’essere transgender non è un insulto” ha dichiarato Klaus Davi.

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