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Il carcere di Reggio Calabria primo istituto penitenziario della regione dove i detenuti potranno essere curati tramite la telemedicina

La possibilità di refertare in urgenza un ECG, contattare da remoto un medico di guardia reperibile per prescrizione di terapia sintomatica, intervenire in acuto in caso di qualsiasi episodio critico, come atti di autolesionismo, visionare in tempo reale le immagini radiografiche, acquisire rapidamente i referti di laboratorio. Sono solo alcune tra le opzioni che, da oggi, l’Azienda Sanitaria Provinciale di Reggio Calabria mette a disposizione per i detenuti del carcere di Arghillà. La popolazione carceraria dell’istituto “Panzera”, infatti, potrà, primo caso in Calabria, essere curata tramite la telemedicina. Un progetto pilota che si preannuncia rivoluzionario e che potrebbe aprire nuovi scenari anche per gli altri istituti penitenziari della provincia di Reggio Calabria e dell’intera Calabria.

La piattaforma di Telemedicina dalla tecnologia Smart, realizzata per mezzo di dispositivi integrati ad un software, che, applicati al detenuto-paziente, permette lo svolgimento delle normali funzioni vitali a ciascun detenuto. Una volta che i sensori acquisiscono, filtrano ed elaborano i segnali vitali del soggetto su cui è applicato il dispositivo, attraverso la connessione alla rete, li invia su di una piattaforma di tipo CLOUD, dalla quale a loro volta, i dati, sono trasmessi sulla work station o su qualsiasi altro dispositivo in dotazione al personale medico/infermieristico dell’Istituto, che li visualizza, per valutarne lo stato clinico. La piattaforma funziona e può essere gestita anche tramite smartphone, tablet o semplici computer, da parte del personale autorizzato. Gli accessi sono gestiti da password e username esclusivi e vengono sempre registrati per lasciare tracciabilità delle operazioni svolte.

La carenza di personale sanitario e la diffusione di svariate problematiche tra i detenuti, come tossicodipendenza e malattie psichiatriche, rende la possibilità di curare la popolazione carceraria sempre più complessa. Questo servizio sperimentale, realizzato all’indomani della nomina del dottor Nicola Pangallo come coordinatore funzionale e gestionale delle carceri della provincia di Reggio Calabria si inquadra proprio nella filosofia di ripensare il modo in cui si intende il carcere.  La piattaforma consente il costante monitoraggio dei pazienti tramite i parametri fisiologici rilevati dal dispositivo, che riceve in tempo reale. Il sistema permette sia la profilazione dei pazienti- detenuti che degli operatori sanitari. Con l’intento di customizzare la sorveglianza del paziente in base alle specifiche problematiche di quest’ultimo.

Allo stesso tempo la piattaforma permette al medico/infermiere la visualizzazione storica relativa a tutte le misurazioni dei pazienti, in modo da consentire una vista d’insieme per la situazione clinica di ciascun soggetto. La Piattaforma di Telemedicina, inoltre, permette al medico dell’Istituto, lo svolgimento di teleconsulti con altre strutture aziendali e/o specialisti con a tema il paziente condividendo dati ed informazioni. Questo rende possibile l’interazione a distanza tra medici afferenti a differenti discipline, specialmente in caso di urgenze, permettendo l’attuazione di una tele-cooperazione sanitaria da parte del personale sanitario. Il medico all’interno del penitenziario acquisisce ed esamina gli esami diagnostici effettuati nel carcere, per condividerli con un reparto ospedaliero specialistico attraverso l’utilizzo di un dispositivo di videoconferenza, dove lo specialista supporta il collega da remoto nell’eventuale formulazione della diagnosi e della terapia.

La piattaforma nasce dopo un proficuo lavoro di squadra voluto non solo dalla direttrice generale dell’Asp, Lucia Di Furia e dal dottore Nicola Pangallo, ma anche con il supporto di Carmen Zagaria, Direttore della UOC Programmazione, Controllo di Gestione, Flussi informativi ASP, Dott.ssa Carmen Zagaria, nonché grazie al lavoro dello staff informatico dell’Asp, nella persona di Domenico Alfieri e di Ottavio Marcianò. Piena condivisione, fin dai primi passi svolti da progetto, da parte della Garante dei Detenuti, Giovanna Russo.

I vantaggi di questo progetto pilota sono evidenti. Non solo per ciò che concerne la tutela della salute dei detenuti, ma anche per quel che riguarda la sicurezza, dato che potranno essere così abbattuti anche del 90% gli spostamenti dalla casa circondariale di Arghillà al luogo dove si sarebbe dovuta eseguire la terapia. Aumenta quindi il livello di sicurezza gestionale dei detenuti.  Riduce i costi diretti ed indiretti di invio in PS in caso di emergenza clinica. Ottimizza la gestione delle risorse umane che intervenendo da remoto non necessitano la presenza “fisica” in Istituto. Garantisce il supporto medico da remoto in caso di assenza di medico di guardia. Consente l’acquisizione immediata dei referti esterni.

Le statistiche sull’attività di assistenza erogata per Arghillà, evidenziano in maniera inequivocabile la diretta correlazione tra il carente servizio assistenziale interno e l’enorme quantità di richieste esterne. Nel corso del 2022 è stata contattata la Centrale di Emergenza per circa 110 volte. Si è trattato quasi esclusivamente di invii in PS per codici verdi o bianchi. Solo il 2-3% degli invii è stato considerato codice rosso. Nello stesso anno risultano circa 280 richieste di accesso alla guardia medica competente per territorio (e la gran parte di queste non ha avuto seguito mediante corrette procedure).

Nel 2023, con la presenza di quattro medici di guardia (la pianta organica ne prevede sette), è stato coperto il 75% dei turni medici e si è quasi annullato il ricorso alla guardia medica territoriale (circa 40 accessi). Anche gli invii in PS, nel secondo trimestre dell’anno, sono ridotti (-46%), ma rimangono spesso incongrui e inefficaci visto che solo in tre casi si è reso necessario il ricovero ospedaliero. Il progetto pilota, dunque, si innesta anche in una situazione in cui  si vuole combattere così la carenza di personale sanitario, se si pensa che il recente bando per l’assegnazione di ore a un medico cardiologo è andato deserto.

Il progetto Telemed OLTRELEMURA, consente la possibilità di erogare in Telemedicina:

  • Ø  Visite in teleconsulto, per il paziente detenuto con la possibilità di interagire direttamente con lo specialista o con il medico di guardia
  • Ø  telerefertazione immagini
  • Ø  telerefertazione degli ECG
  • Ø  emogasanalisi
  • Ø  monitoraggio di parametri e valori vitali (Frequenza cardiaca, Pressione arteriosa sistolica e diastolica, Gittata cardiaca, Stroke Volume, Pressione arteriosa media e Cardiogramma).
  • Ø  Acquisizione referti esterni (laboratorio analisi, ecc).

Nel dettaglio il progetto ha previsto, in fase di avvio, due tipologie di prestazioni effettuate tramite postazioni di teleconsulto o telerefertazione:

  •  prestazioni in urgenza;
  •  visite/esami diagnostici programmati o di controllo

Il telemonitoraggio continuo si sostanzia in un sistema di monitoraggio in grado di rilevare periodicamente i parametri vitali del detenuto-paziente, garantendo al personale medico un supporto nella gestione di un elevato numero di detenuti. Il telemonitoraggio verrà effettuato presso gli spazi dedicati all’assistenza sanitaria all’interno dell’Istituto.

È un sistema che utilizza un tipo di tecnologia Smart, non invasiva e applicabile direttamente al paziente, a regime è intenzione dell’Azienda di implementare la possibilità di rilevare, oltre ECG, altri parametri quali: Saturazione ematica di ossigeno (Sp02); Pressione arteriosa; Battiti per minuto (BPM); Glicemia.

La realizzazione di questo progetto consente di ottimizzare la gestione sanitaria e fornire risposte di salute immediate ai detenuti, col miglioramento del loro “percepito” di salute, e nel contempo abbatte enormemente i costi aziendali e i rischi per la sicurezza.
Nello specifico:

  • –  L’accesso della guardia medica in carcere genera un costo kilometrico e induce un allontanamento dalla postazione per un minimo di due ore, lasciando scoperte eventuali emergenze.
  • –  Il trasferimento in PS dal carcere può essere effettuato esclusivamente mediante Ambulanza (rarissimi altri casi prevedono uso del mezzo della polizia). Spesso, se il turno medico è scoperto, l’ambulanza deve essere assolutamente medicalizzata. Ciò comporta ripetute dislocazioni di un mezzo di emergenza sanitaria che nella maggior parte dei casi ha esclusivo ruolo di trasporto, nonchè l’implicito costo economico del trasporto stesso.
  • –  Ogni ambulanza deve essere scortata dal mezzo della Polizia Penitenziaria. Quindi un nucleo di almeno quattro persone lascia l’Istituto, riducendone la sicurezza e si reca in ospedale. Altro costo indiretto.
  • –  Non tutti i detenuti, così come i pazienti, sono uguali. Il detenuto che tenta di accedere in ospedale per un fine non sanitario (e non sono pochi) può creare enormi disagi logistici e “ambientali” agli altri utenti del pronto soccorso.
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