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Reggio, l’associazione “La Strada”: “Su Castorina, ci eravamo già espressi per le dimissioni”

“Siamo l’unico gruppo che, senza giri di parole e senza ipocrisie, si è espresso per le dimissioni del consigliere Castorina. Oggi diventa inutile ripetere ciò che abbiamo già detto e che non possiamo che confermare. Con una piccola aggiunta: andare a risentire le dichiarazioni del consiglio comunale del 15 luglio, in cui al rientro di Castorina i toni pressoché trionfalistici o di pseudo garantismo sono stati grotteschi. Da lasciare senza parole. Questa è la qualità del dibattito e bisogna farci il callo.”

E’ quanto affermano gli esponenti dell’Associazione politico-culturale “La Strada” di Reggio Calabria, in merito alla rielezione di Castorina.

“Ecco la nostra posizione – proseguono – ripubblichiamo, con la convinzione che questi ultimi quattro mesi ci abbiano purtroppo dato ragione. Entro, esco, sono sospeso, rientro. C’è una dignità delle istituzioni che va onorata, sempre. Non ci siamo mai dedicati a ragionamenti giustizialisti o farisaici, abbiamo semplicemente espresso considerazioni di opportunità e valutazioni politico-amministrative. In questa ottica – unici e soli –, abbiamo richiesto l’istituzione di una commissione di inchiesta sui presunti brogli, come concesso dal regolamento comunale. Una commissione che potesse valutare gli elementi squisitamente amministrativi, di funzionamento degli uffici, di coordinamento dei settori e della commissione elettorale comunale. Abbiamo espresso questa necessità di chiarezza nel rapporto con la città anche in Consiglio comunale. Ci siamo sentiti rispondere con un pistolotto sulla separazione dei poteri dello Stato. Un’alzata di spalle: davanti a chi non vuol capire, c’è poco da fare.”

E ancora: “A questo punto restava un solo strumento: nella commissione controllo e garanzia abbiamo potuto acclarare soltanto le numerose disfunzioni della macchina amministrativa, sulle quali già si è ampiamente scritto. Tanto è vero che, dopo l’evidenza di tali “aporie”, i settori competenti sono intervenuti per migliorare il funzionamento complessivo degli uffici. Fatti che, pur non avendo rilevanza penale, hanno una forte valenza politico-amministrativa, rispetto alla quale – come sempre accade – nessuno ha inteso trarre conseguenze di responsabilità politica.”

“Per noi, la vicenda che ha visto coinvolto il consigliere Castorina è essenzialmente un fatto di responsabilità politica. In un quadro che (al netto davvero di qualunque esito di rilevanza penale e con l’augurio di dimostrare la propria estraneità ai fatti contestati) rileva chiaramente sciatteria amministrativa, pienamente a carico della precedente consiliatura della quale Castorina è un elemento di spicco, sarebbe senso di responsabilità riconoscere l’inopportunità di restare in Consiglio comunale.” Continuano a sostenere.

E ancora: “Ci sono poi altri elementi che dovrebbero fare riflettere e sui quali tutto il Consiglio comunale deve sentirsi coinvolto. Il famoso codice etico di Avviso Pubblico, che per primi un anno e mezzo fa abbiamo fatto tirare fuori dalla naftalina in cui giaceva praticamente dalla sua approvazione, dice che: «In caso sia rinviato a giudizio o sottoposto a misure di prevenzione personali o patrimoniali per reati di corruzione, concussione […] voto di scambio e altri delitti contro l’ordine pubblico – ad eccezione degli articoli 414, n. 2 e 415 del codice penale – […] l’amministratore, i soggetti da questi nominati e i consulenti dell’amministrazione si impegnano a dimettersi ovvero a rimettere il mandato». Il consigliere Castorina rientra in questa casistica? Lo sarà in caso di rinvio a giudizio? Sempre lo stesso codice impone all’Amministrazione Comunale: «In caso di rinvio a giudizio per i reati sopraelencati di dipendenti o di altri amministratori dell’ente, l’amministratore deve promuovere la costituzione di parte civile della propria amministrazione nel relativo processo». Su questo pretendiamo che l’Amministrazione si costituisca.”

“Ci preme innanzitutto che la presenza di Castorina nella maggioranza – in qualunque gruppo si trovi – non limiti questo esercizio di garanzia verso i cittadini. Il garantismo è in essere quando tutti gli attori fanno tutto ciò che è nelle loro competenze per garantire l’interesse pubblico e collettivo. Altrimenti è corporativismo, e a Reggio ha già fatto abbastanza danni.” Si legge in conclusione.

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