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‘Ndrangheta, il boss di Rho Gaetano Bandiera in un’intercettazione: “È tornata la nostra legge”

“E’ tornata la legge ‘Ndrangheta. E’ tornata la ‘Ndrangheta”. Lo diceva il boss Gaetano Bandiera, 74 anni, in un’intercettazione agli atti dell’inchiesta della Dda e della Squadra Mobile di Milano che ha smantellato la cosca locale di Rho (Milano), con l’esecuzione di 49 misure cautelari. L’affermazione e’ stata pronunciata dall’anziano pluripregiudicato, gia’ condannato nell’ambito dell’operazione ‘Infinito’, una volta cessato il suo periodo detentivo nel marzo del 2021.

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Il “nucleo familiare Bandiera”, ossia il vertice del clan della ‘Ndrangheta di Rho, nel Milanese, smantellato stamani da un blitz della polizia e della Dda, “ha richiesto e ottenuto il reddito di cittadinanza”. Un dettaglio che emerge dalle oltre 1300 pagine dell’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip Stefania Donadeo. In particolare, Cristian Bandiera, arrestato nella maxi inchiesta e figlio dello storico boss Gaetano (che fa parte del “nucleo familiare”), “ha effettuato la domanda il 17 luglio 2020 ed è stata accolta il 14 agosto”. Lo stesso Bandiera avrebbe dichiarato di non aver “prodotto alcun reddito”, mentre “ha come principale fonte di reddito il denaro ottenuto dallo spaccio di sostanze stupefacenti da lui direttamente gestito”. Anche un altro dei presunti sodali, Alessandro Furno, ha ottenuto il reddito di cittadinanza, così come Caterina Giancotti, che per la Dda di Milano è la prima donna in Lombardia ad aver avuto un ruolo operativo e organizzativo in una cosca di ‘Ndrangheta. Un altro dei presunti sodali, Antonio Procopio, ha “richiesto l’indennizzo allo Stato per il covid-19 in quanto titolare dell’omonima impresa individuale avente attività edile”. E nell’aprile 2021 ha avuto un “rimborso pari a 1.000 euro”.

Gaetano e Cristian Bandiera, i vertici della ‘ricostituita’ e di nuovo smantellata locale di ‘Ndrangheta di Rho “erano punti di riferimento sul territorio per la popolazione. La gente comune andava da loro per risolvere beghe di condominio, banali liti. E non siamo a Platì o a Rosarno, ma siamo in Lombardia”. C’é anche questo aspetto “allarmante” tra quelli venuti a galla dall’indagine della Dda di Milano che oggi ha portato la Polizia di Stato a eseguire 49 misure cautelari in carcere disposte dal gip Stafania Donadeo. A parlare dell’organizzazione “mafiosa come punto di riferimento sul territorio”, è stato il pm della dda Alessandra Cerreti, che con l’aggiunto Alessandra Dolci ha coordinato l’inchiesta, nella conferenza stampa indetta stamane dal Procuratore della Repubblica Marcello Viola per illustrare l’operazione. Il pubblico ministero ha inoltre sottolineato che è stata riscontrata “un’omertà assoluta, la gente ha paura a parlare. Gli episodi estorsivi sono 10 e quelli di minaccia 5 per un totale di 15 vittime – ha aggiunto -. Nessuna ha denunciato”. Il procuratore Viola, oltre ad aver evidenziato come gli arresti di oggi hanno “disarticolato anche una imponente attività di commercio di stupefacenti” legata a “sistemi complessi che portano alla ripulitura del denaro”, ha sottolineato come questa indagine ha fatto emergere “da un lato il volto militare dell’organizzazione, con l’affermazione del metodo mafioso, la violenza e il controllo del territorio” attraverso la richiesta del ‘pizzo’ anche per qualche centinaia di euro, “dall’altra la sua vocazione imprenditoriale, manifestando un volto normale”.

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