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Pedagogia dell’Antimafia UniCal e Ciliberto di Crotone incontrano la Dia per discutere l’evoluzione della ’ndrangheta nel distretto di Catanzaro

Nuova tappa del percorso di studio “Ripensare l’Antimafia” organizzato, nell’ambito del progetto nazionale Barbiana 2040 – rete giuridica di scuole, dal corso universitario di Pedagogia dell’Antimafia, attivo presso il Dipartimento di Culture, Educazione e Società dell’Università della Calabria, e dall’Istituto Ciliberto di Crotone. L’iniziativa, che si terrà sabato 20 aprile alle 10.00 presso la Sala Polifunzionale della scuola crotonese, sarà aperta dai saluti istituzionali di Girolamo Arcuri, Dirigente Scolastico dell’Istituto Ciliberto- Lucifero di Crotone, e dalle introduzioni di Giancarlo Costabile, docente di Pedagogia dell’Antimafia all’UniCal e Rossella Frandina, docente di Lettere del Ciliberto. Il programma prevede il dialogo tra il giornalista del Quotidiano del Sud, Antonio Anastasi, e Beniamino Fazio, capo centro operativo della Direzione investigativa antimafia del distretto di Catanzaro.

L’evoluzione storica della ’ndrangheta nel distretto di Catanzaro è il tema al centro di questa nuova iniziativa seminariale. «La presenza di Beniamino Fazio – dichiarano Frandina e Costabile – consente di approfondire il processo storico di mutazione della ’ndrangheta, un sistema criminale integrato capace di espandersi in territori lontani da quelli di origine condizionandone l’assetto economico. La lotta alle mafie, a scuola, diventa così un tentativo di costruire resistenza culturale attraverso un impegno civile che si fa difesa dei diritti e promozione di cittadinanza attiva finalizzata alla costruzione di un cambiamento sociale possibile. Ecco perché la pedagogia della resistenza, in questa direzione, è uno strumento fondamentale per rendere prassica l’educazione a quella consapevolezza sociale grazie alla quale i cittadini diventano capaci di rivendicare diritti e dignità». Senza un processo di coscientizzazione, infatti, non c’è responsabilità e senza comportamenti responsabili non può esistere alcuna società democratica, unica alternativa culturale alla “società mafiogena” dello sfruttamento e delle disuguaglianze.

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