“L’illusione è la gramigna più tenace della coscienza collettiva: la storia insegna, ma non ha scolari” - Antonio Gramsci
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Quando il Sud era l’Italia: dibattito promosso dal Kiwanis Città degli Enotri

La mission del Kiwanis , che è quella di contribuire a realizzare una società migliore, si persegue anche e soprattutto attraverso la cultura e il confronto. Va in questa direzione l’evento organizzato dal club Città degli Enotri di Cosenza sul tema: “Quando il sud era l’Italia”.  Una serata scandita da vari momenti: i saluti delle autorità Kiwaniane presenti,  il Vice Governatore nazionale Basilio Valente e il Luogotenente Emanuela Capparelli, l’ingresso di 5 nuovi soci, poi il dibattito sul contributo dato dal Meridione allo Stato italiano sin dalla sua nascita.  Si riallacciano i fili della storia, ripercorrendo quello che è stato in passato il sud, con le sue ricchezze, la sua arte, le opere avveniristiche, e quello che oggi è diventato, sempre più spesso fanalino di coda rispetto al Nord.

La parte storica è stata affidata ad Antonino Ballarati, studioso, autore di diversi libri, il quale ha evidenziato come il Nord non sarebbe diventato quello che è oggi se non avesse potuto contare , nel 1861, sulle consistenti risorse finanziarie del regno delle due Sicilie. Poi la parte attuale con l’analisi lucida, puntuale, del giornalista Attilio Sabato, sui temi caldi della politica, ad iniziare dall’Autonomia Differenziata, e sugli atavici problemi della Calabria, come la sanità, lo spopolamento, il gap infrastrutturale ,che da decenni aspettano una soluzione.  Tra i relatori anche Katya Gentile, consigliere regionale e presidente della Sesta Commissione Consiliare, che ha cercato di mettere a punto le possibilità strategiche per recuperare il gap che separa la Calabria dal Nord.

“Trattare questi argomenti-ha detto Delly Fabiano , presidente del Kiwanis Città degli Enotri – è importante perché abbiamo bisogno di riconquistare l’orgoglio di essere calabresi.  Noi siamo famosi in tutto il mondo per la nostra creatività, per la nostra arte, per la nostra cultura. Eppure in Calabria non abbiamo il senso del collettivo, dell’appartenenza e forse siamo ancora colonia… noi vogliamo il riscatto”

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