“Chiunque sia un uomo libero non può starsene a dormire” - Aristofane
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Il Consiglio comunale di Cosenza in seduta aperta ricorda la Giornata Internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne. Il sindaco Caruso: “È stata scritta una pagina storica”

Credo che oggi abbiamo scritto per la nostra città una pagina unica nella storia del Consiglio comunale di Cosenza. Dobbiamo fare in modo che ogni giorno sia unico e che la storia si possa scrivere tutti quanti insieme contro ogni forma di violenza”.

Sono le parole conclusive dell’intervento del Sindaco Franz Caruso pronunciate al termine della seduta aperta del Consiglio comunale di Cosenza in occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne”. Una seduta proposta da tutte le donne, senza distinzioni di appartenenza, del consiglio comunale e prontamente sostenuta dal Presidente dell’assemblea di Palazzo dei Bruzi, Giuseppe Mazzuca e dallo stesso Sindaco Franz Caruso e condivisa pienamente dalle donne della giunta municipale.

In apertura del Consiglio il Presidente dell’assemblea Mazzuca ha chiesto di osservare un minuto di raccoglimento per la scomparsa della madre del consigliere comunale del PSI, Antonio Golluscio, signora Clelia Pupa Dodaro venuta a mancare proprio oggi. A questo proposito il Sindaco Franz Caruso ha fatto pervenire al Consigliere Golluscio e alla sua famiglia i sentimenti del più profondo cordoglio, anche nome di tutta l’Amministrazione comunale. Un ringraziamento particolare è stato poi rivolto dal Presidente Mazzuca a tutte le autorità presenti, alle scuole e alle associazioni che hanno preso parte al Consiglio comunale. Presente anche una folta delegazione della componente femminile del primo reggimento Bersaglieri.

Nel prendere la parola al termine della seduta, il Sindaco Franz Caruso ha ringraziato l’avvocato Roberto Le Pera, Presidente della Camera Penale di Cosenza, per l’attenzione e la sensibilità che ha avuto nel partecipare alla seduta aperta del Consiglio comunale. “Lo dico – ha detto Franz Caruso –non per il rapporto di antica amicizia e per le parole che ha avuto nei miei confronti, ma lo dico perché le istituzioni possono sembrare anche luoghi freddi e asettici che però poi acquistano umanità e sensibilità grazie alle persone che le rappresentano. Noi, come avvocati, apparteniamo ad una categoria che, purtroppo, costantemente, per fortuna non quotidianamente, si confronta con il tema di oggi che è la violenza contro le donne. Ma il saluto più sentito lo rivolgo ai giovani, a queste ragazze e ragazzi che oggi sono presenti e che non hanno voluto fare una vacanza a scuola, ma testimoniare con la loro presenza l’attenzione verso un tema che riguarda tutti quanti noi e che riguarda tutte le donne del mondo”. Un grazie particolare il primo cittadino lo ha rivolto alle donne del consiglio comunale, della giunta e del nostro comune e al segretario generale “che – ha detto Franz Caruso – è la prima donna che ricopre questo ruolo nella nostra città. Non ho scelto il segretario generale in ragione dell’appartenenza di genere, ma l’ho scelta perché è una donna capace, volitiva, professionalmente attrezzata e una mamma speciale, ed è una persona che conosco da tanto tempo e che ho guardato sempre con grande ammirazione, come a tutte le donne che svolgono un ruolo nella società, che sia un ruolo nella famiglia, nella scuola, nelle istituzioni, nella professione e in ogni ambito della vita comune”. Il Sindaco Franz Caruso ha poi rivolto un ringraziamento particolare al Questore, dottor Michele Maria Spina, “perché ha dimostrato una sensibilità e una vicinanza, sia all’Amministrazione comunale che alla città, in quanto il camper che ha stazionato in Piazza dei Bruzi era destinato ad altra sede, però ha voluto che quel simbolo e quel segnale fosse oggi qui presente sotto la casa dei cittadini. Perché questa è la casa dei cittadino. Non è la casa del Sindaco, della giunta, dei consiglieri, ma di tutta la città. Ed il camper in Piazza dei Bruzi vuole testimoniare la presenza di un’altra istituzione importante e di tutte le forze di polizia della città, a conferma che la nostra città è contro ogni tipo di violenza. Sono orgoglioso, al di là di ogni appartenenza politica o partitica e al di là di qualsiasi schieramento, che le donne di questa Amministrazione, appena ci siamo insediati, hanno voluto apporre un drappo rosso all’esterno della casa comunale, significazione di quel sentimento, di quel valore della nostra Amministrazione contro la violenza, così come abbiamo fatto dopo l’aggressione della Russia in Ucraina, quando abbiamo voluto apporre quel simbolo con la bandiera arcobaleno, con la scritta Pace, sempre ai balconi della casa municipale. Oggi – ha aggiunto Franz Caruso – è una giornata particolare, perché se è vero che il Consiglio comunale è lo specchio della città, grazie alla partecipazione di tutte quante voi e di tutti quanti voi abbiamo dato l’immagine della parte migliore, più sana e più bella della nostra città. Abbiamo – credo – scritto una pagina importante per la storia della nostra città”. Rivolgendosi alla rappresentante della comunità rom che era intervenuta in precedenza, il Sindaco ha sottolineato che “non si può in una città che ha una lunghissima tradizione e storia di accoglienza pensare di stare ai margini. La comunità rom deve invece sentirsi integrata in una città che, nella sua storia millenaria, ci vede sempre insieme, sempre uniti, accoglienti e sempre pronti a dare aiuto a chi ne ha bisogno. E questa Aministrazione non discriminerà mai nessuno. Il 14 dicembre presenteremo nella nostra rassegna “Librincomune”, ideata e sostenuta pervicacemente da chi oggi ha voluto questa iniziativa, la nostra consigliera delegata alla Cultura Antonietta Cozza, il libro di Fiore Manzo che è un giovane attivista rom e pedagogista che coltiva la passione per la storia. Questa – ha rimarcato Franz Caruso –è l’ulteriore dimostrazione che Cosenza è una città solidale nei confronti della comunità rom, nei confronti di chiunque scelga la nostra città per viverci e soprattutto nei confronti delle donne. Lo testimonia altresì lo sportello “Spazio Donna” aperto per aiutare le donne in difficoltà, in un rapporto ormai sinergico con tutte le associazioni del territorio che sono un patrimonio inestimabile della città e soprattutto con l’Associazione Roberta Lanzino che è stata la prima vittima di femminicidio nella nostra realtà territoriale”. Il Sindaco si è anche soffermato sull’ultimo episodio delle tre donne barbaramente uccise a Roma. “Non giovani, anche in età avanzata, individuate come prostitute ed escort. Quando accade un fatto del genere – ha ribadito Franz Caruso – credo che non si debba mai etichettare nessuno con nessun appellativo. Erano tre donne che avevano il diritto di vivere, al di là delle scelte compiute. Sono delitti che ripugniamo ed ai quali ci dobbiamo sempre e comunque opporre. Ognuno di coloro che oggi sono intervenuti ha detto una cosa diversa che mi auguro possa essere recepita dai giovani come segnale di una crescita che anche nella nostra città c’è e va portata avanti. Non dimentichiamo che ci sono state battaglie che sono state portate avanti nel corso dei decenni. Anche il fatto che oggi a scuola, al contrario di quanto avveniva tanto tempo fa, ci siano le classi promiscue e uomini e donne vivono la stessa esperienza scolastica, deve essere salutata come una piccola grande conquista, come il riconoscimento del diritto di voto alle donne e quello di stare nei contesti rappresentativi. Sono conquiste avvenute combattendo battaglie per eliminare qualsivoglia diseguaglianza e discriminazione. Oggi apriamo un percorso per fare in modo che i diritti delle donne siano sempre più rispettati e riconosciuti. Occorre diffondere una cultura del rispetto che deve nascere già nell’alveo dell’educazione familiare. E’ importante che i genitori diano l’esempio ed educhino i propri figli alla non violenza ed al rispetto di tutti e soprattutto delle donne. Mi auguro che tutti voi ragazzi e le vostre figlie e i vostri figli non debbano mai più celebrare una ricorrenza come quella del 25 di novembre”.

Ad aprire la serie degli interventi era stata la consigliera comunale, delegata del Sindaco per la Cultura, Antonietta Cozza che ha ricordato la non casualità della data del 25 novembre, istituita per ricordare le vittime di maltrattamenti, abusi e femminicidi ( in Italia sono 101 le donne uccise dall’inizio dell’anno), ma che vuole anche ricordare il brutale assassinio avvenuto nella Repubblica Dominicana, dove le tre sorelle Mirabal, considerate rivoluzionarie, vennero torturate e uccise (era il 25 novembre del 1960).

Secondo il rapporto dell’OMS – ha sottolineato Antonietta Cozza – la violenza contro le donne rappresenta un “problema di salute- fisica e psicologica- di proporzioni globali enormi”. Non solo – ha detto ancora Cozza – La violenza contro le donne rappresenta una delle violazione dei diritti umani più diffuse, persistenti e devastanti che, ancora oggi, spesso, troppo spesso, non viene denunciata perché, ci vuole una dose smisurata di coraggio, una forza quasi sovrumana e una spinta così potente da farti desiderare l’ignoto senza il terrore di esserne fagocitata. E’ – ha aggiunto – un salto nel vuoto quello di una donna che racconta e denuncia la violenza e quel vuoto può essere salvezza, ma può essere anche morte. E allora, a quel bivio -se lanciarti o rimanere lì- non lo puoi sapere cosa capiterà nella tua testa perché la paura è una bestia e una belva ferocissima , non sempre controllabile , non sempre gestibile”. Toccante il momento durante il quale Antonietta Cozza ha coraggiosamente raccontato la sua esperienza personale. “Io ho conosciuto questa paura, – ha detto – l’ho guardata in faccia, ma ho impiegato anni, molti anni, forse troppi. Ho dovuto addomesticarla mentre lei, la paura, mi costruiva scenari ferocemente spaventosi spingendomi all’indietro, nel silenzio e nell’ombra. Ho lottato contro di lei e con lei fino a che, grazie agli strumenti del sapere ( del sapere, ragazze e ragazzi, della conoscenza che salva), ho strappato il suo velo e sono saltata, nel vuoto, salvandomi. Sì, io sono una sopravvissuta – ha aggiunto – e conosco tutte le gradazioni del dolore che produce la violenza, sia quella fisica che psicologica. Ma quella psicologica, che è violenza dell’anima è più sottile, subdola, invisibile e spesso non la riconosciamo, la giustifichiamo, la tolleriamo e l’accettiamo anche nella vita di tutti i giorni, nei luoghi più diversi, nei luoghi di lavoro e, soprattutto, nel linguaggio che è carico e gravido di violenza. E’ una violenza, questa, che è negazione dei diritti dell’individuo”.

E dunque noi sopravissute e con noi tutte e tutti ( perché la violenza ci riguarda tutti), abbiamo un compito necessario ineludibile costante quotidiano: educare, spargere giornalmente, instancabilmente, ripetutamente, semi di conoscenza, fin dalla primissima età delle nostre figlie e dei nostri figli: semi da cui possa germogliare e prendere forma una cultura, vera, del rispetto e dell’uguaglianza.

E’ fondamentale dunque esserci e mai voltarsi dall’altra parte, “l’indifferenza – scrive Liliana Segre- è peggio della violenza. Dall’indifferenza non puoi difenderti”.

Subito dopo è intervenuto il consigliere comunale Francesco Spadafora.

Oggi – ha esordito – è una data importante oltre che un momento di riflessione collettiva su quanto ancora c’è da fare per cancellare ogni forma di offesa, aumentata negli anni di pandemia, nei confronti delle donne, cominciando ad incentivare un grande cambiamento culturale.

Le statistiche – ha riferito Spadafora – parlano di casi sempre più crescenti di donne vittime di violenza, molti dei quali sfociano in femminicidi e le cronache di ogni giorno ne sono una testimonianza diretta.

La violenza è sempre la scelta di chi, al posto del dialogo e della riflessione prende la via dell’azione, come evidente conseguenza di un’incapacità di elaborazione mentale del dolore o del narcisismo ferito. Solo un piccolo uomo usa violenza su una donna per sentirsi grande. E, purtroppo, ancora ci sono molti piccoli uomini, psicologicamente fragili ed emotivamente instabili”. Spadafora ha ricordato l’importante passo avanti compiuto con la legge “Codice Rosso”, entrata in vigore nel 2019, “ma – ha ribadito – nessuna legge potrà mai essere veramente efficace contro la violenza di genere quanto la prevenzione finalizzata all’educazione delle nuove generazioni che parta dal rispetto delle differenze, passi da una comunicazione più rispettosa della figura femminile, per arrivare al raggiungimento dell’uguaglianza come valore universale”. Per Francesco Spadafora è necessario un cambiamento culturale che ci faccia sentire tutti parte del problema, senza alcuna giustificazione. E’ evidente che c’è ancora gente ancorata a certi retaggi, consapevole però che la violenza di genere esiste ed è una questione prioritaria da affrontare. Su questo – ha detto ancora Spadafora nel suo intervento – molto sta facendo la Polizia Stato, con l’attività di repressione dei reati di maltrattamenti, stalking, violenza sessuale ed omicidio, nonché sull’attività di prevenzione, per contribuire attraverso gli strumenti dell’informazione, dell’educazione e dell’ascolto, ad un cambiamento culturale su di un tema che rappresenta un indice fondamentale di civiltà di una società. E la Polizia di Stato è sempre in prima linea perché quel valore di uguaglianza diventi effettivamente autentico e perché ogni episodio di violenza contro una donna è una sconfitta per tutti”. Quindi Spadafora ha ricordato il “Progetto Camper” che, già dal 2016 ha portato in numerose province le poliziotte e i poliziotti nei principali luoghi pubblici e di aggregazione – con una squadra multidisciplinare fatta di psicologi, medici, investigatori, operatori dei centri antiviolenza che hanno messo a disposizione di chi ne facesse richiesta le proprie competenze con l’obiettivo di informare ed aiutare a far emergere il sommerso, i casi di violenza taciuta e nascosta. Anche oggi qui in piazza dei Bruzi – ha aggiunto il consigliere di Fratelli d’Italia -ci sarà il Camper della Polizia di Stato. Ben venga il 25 novembre– ha detto al termine del suo intervento – ma che sia momento per riflettere che una delle modalità fondamentali per combattere il fenomeno della violenza è soprattutto culturale. E bisogna farlo oggi, perché domani è già troppo tardi”.

Un protagonismo importante ai ragazzi delle scuole presenti è stato giustamente riconosciuto dalla consigliera comunale Bianca Rende che li ha definiti “veri protagonisti della giornata”. Quindi ha rivolto un appello proprio agli studenti, preceduto da alcune considerazioni. “I numeri, dall’inizio dell’anno, sono terrificanti. La violenza – ha detto Rende – si manifesta in modi differenti, a volte anche più subdoli. L’appello è di non trascurare nessuna forma di sopraffazione e attenzione morbosa. Quello che sta accadendo è già successo alle nostre mamme e a noi. Per cui, apritevi al confronto e alla fiducia. Non sentitevi sole. La presenza qui delle forze dell’ordine è significativa perché vuol dire che sono preparate ad ascoltarvi. Occorre prevenire ogni deformazione dei rapporti che può arrivare a forme di violenza estrema”. Rende ha, infine, concluso il suo intervento chiedendo al Sindaco e all’Amministrazione di impegnarsi in ANCI e nella Conferenza Stato-Regioni affinché venga richiesto sull’argomento un maggiore impegno del Governo affinché venga riconosciuta alle donne la possibilità di denunciare le violenze più agevolmente e trovare una dimensione di vita”. Per Bianca Rende è, insomma, “importante creare una rete di protezione sociale, tra istituzioni e attori associativi che possa rappresentare un punto di riferimento valido”.

Subito dopo è stata la volta del consigliere comunale Ivan Commodaro, capogruppo di “Franz Caruso Sindaco”

I dati statistici, nella loro glaciale aridità – ha sottolineato Commodaro – da una parte consegnano la mastodontica dimensione del fenomeno e, dall’altra, la sua strisciante ingravescenza. Per restare alle nostre latitudini, in Italia, solo una percentuale esigua delle donne che subiscono violenza la denunciano; quasi il 40%, addirittura non parla con nessuno di quello che ha subito. E’ un “esercito” di milioni di vittime.

Molte di queste donne- ha aggiunto Commodaro – sono madri, i cui bambini diventano, a loro volta, vittime di violenza, assistita o subita.

Il dato più allarmante, ma anche più inquietante è questo: la violenza contro le donne non è un fenomeno emergenziale; è un fenomeno tristemente strutturale che, di volta, in volta, indossa le maschere più cangianti. C’è la violenza fisica, che ha il suo orrendo apice nel femminicidio, la più tragica mattanza del mondo contemporaneo.

C’è la violenza psicologica, quella che svilisce e mortifica la donna.

C’è la violenza economica: si impone alla donna di non lavorare, costringendola in una umiliante condizione di soggezione rispetto all’uomo.

E poi, come se tutto il resto non bastasse, c’è la violenza di nuova generazione, la violenza digitale, che è un ring, viscido e infuocato, di odio e di sopraffazione.

La violenza contro le donne – ha ribadito con forza Ivan Commodaro -è un crimine contro l’umanità, rispetto al quale tutti, gli uomini per primi, o almeno quelli che possono fregiarsi a giusta ragione di questo appellativo, siamo chiamati a combattere.

Avendo la piena consapevolezza che nessuna legge potrà mai essere veramente efficace contro la violenza di genere quanto la prevenzione, che è l’unico potente antidoto contro il velenoso germe della violenza. La prevenzione finalizzata all’educazione delle nuove generazioni, parlando loro il linguaggio del rispetto delle differenze, per arrivare al raggiungimento dell’uguaglianza come valore universale.

La presenza, qui, della gioventù studiosa, è la testimonianza vivente di come lo scardinamento degli stereotipi sia assolutamente fondamentale.

E’ necessario cambiare l’immagine sociale della violenza e il modo di narrarla.

Oggi – ha concluso Commodaro – il Consiglio comunale di Cosenza esibisce, mi si passi il gergo calcistico, il cartellino rosso alla violenza contro le donne. Ed io sono orgoglioso di far parte di questo Consiglio comunale”.

Nel corso del dibattito sono intervenute anche le consigliere Ivana Lucanto, Daniela Puzzo e Assunta Mascaro.

Ivana Lucanto ha sottolineato che “gli episodi di violenza sono all’ordine del giorno e purtroppo migliaia di donne subiscono violenza in silenzio e non riescono a denunciare. Bisogna reagire – ha proseguito – e trovare supporto non lasciando strumentalizzare o sminuire la propria figura”. Quindi ha scelto i versi della poesia “Donne mie” di Dacia Maraini e l’ha declamata. E’ caduta invece su Alda Merini la scelta della consigliera Assunta Mascaro che ha dato lettura dei versi che la poetessa dei Navigli ha dedicato a tutte le donne e che è diventata un vero e proprio inno dell’universo femminile. Mascaro ha, inoltre, espresso il suo compiacimento per l’iniziativa “portata avanti dalle colleghe consigliere comunali e condivisa dalla componente femminile della Giunta e prontamente accolta e sostenuta sia dal Sindaco Franz Caruso che dal Presidente del consiglio Giuseppe Mazzuca”.

Per esprimere la sua più piena partecipazione all’iniziativa contro la violenza sulle donne, la consigliera Daniela Puzzo ha, invece, scelto le frasi di una celebre canzone di Nada “Ballata triste”. “Con queste parole – ha detto la consigliera Puzzo – vorrei ricordare che ancora oggi viviamo realtà simili e non è l’ignoranza o l’altra religione che ci autorizza a chiudere gli occhi e lasciare che tutto ciò accada. Ogni donna ha il diritto di vivere, di sognare di esprimersi liberamente. Nel corso dei decenni ne abbiamo vinto di sfide, ne sono state fatte conquiste, ma non sono bastate. Nonostante le numerose sconfitte camminiamo a testa alta e siamo pronte a sperare che tutto questo un giorno farà parte della storia e che finalmente quella figura chiamata donna sia riuscita ad educare ciò che essa stessa ha generato, che fino ad oggi non ha mai compreso. Spero che la parola femminicidio diventi un termine obsoleto da ricercare solo nei testi di storia”.

La serie degli interventi dei consiglieri comunali è proseguita con Mimmo Frammartino. “Parlare della violenza sulle donne – ha detto Frammartino – è difficile. Soprattutto farlo senza cadere nei luoghi comuni e senza lasciare che l’emotività, tra l’altro legittima, impedisca un’analisi sufficientemente lucida e quindi utile. La violenza sulle donne – ha continuato il consigliere Frammartino – è prima di tutto violenza, un disumano atto di barbarie, con una vittima ed un carnefice in cui, però, a morire sono anche l’umanità, la civiltà, la giustizia”. Il consigliere Frammartino ha indicato tra le cause della violenza di cui è vittima la donna anche la mancanza di indipendenza economica. Inasprire le pene – ha aggiunto – è un atto di giustizia dovuto, risarcire gli orfani è come una carezza dello Stato, ma tutto questo non basta e non basterà nemmeno in futuro se noi oggi non indirizzeremo tutti i nostri sforzi a combattere quel mostro che è il retaggio culturale che assegna ruoli senza tener conto che a muovere le nostre azioni devono essere prima di tutto i sentimenti. Il filosofo Giuseppe Ferraro dell’Università Federico II ha da decenni – ha aggiunto Frammartino – teorizzato la necessità di educare le nuove generazioni ai sentimenti. Le scuole dovrebbero inserire questa nuova materia di insegnamento e qualcuna ha cominciato a farlo. E’ importante perché i giovani sono il nostro futuro e la nostra speranza di una società migliore. I nostri giovani potrebbero riscoprire i sentimenti come unica motivazione del loro agire. In un’epoca in cui si gioca poco nei cortili, in cui gli amici sono soprattutto virtuali, in cui si passano ore e ore davanti a un computer, la scuola diventa paradossalmente uno dei pochi luoghi di socializzazione per i giovani, un luogo in cui incontrare persone vere, interagire con loro, dare vita a relazioni importanti. Se lo facessero scoprendo che i sentimenti possono sconfiggere la violenza, sarebbe un primo passo. E’ una delle strade percorribili, se non l’unica”.

E’ iniziata con un ringraziamento speciale al Presidente della Camera Penale, avvocato Roberto Le Pera, la riflessione della consigliera comunale Chiara Penna che, come è noto svolge la professione di avvocato. “Noi avvocati – ha esordito Penna – ci facciamo carico delle sofferenze del processo penale che è il luogo dove si affrontano queste tristi vicende che riguardano intere famiglie. La violenza contro le donne e i soggetti più vulnerabili – ha rimarcato Penna – si combatte con la cultura del rispetto e soprattutto del rispetto delle diversità, non con la gogna mediatica né con l’inasprimento delle pene. C’è alla base una mancanza di conoscenza del fenomeno che spesso viene banalizzato. La politica deve svolgere un’azione sociale volta a garantire alla donna autonomia e indipendenza economica e comprenderne prerogative e possibilità e come sviluppare la loro personalità. Accanto a questo è oltremodo importante riconoscere i campanelli d’allarme e i cosìddetti reati sentinella. Come Amministrazione abbiamo attivato presso il settore welfare del Comune lo sportello per l’accesso al reddito di libertà, al fine di favorire percorsi di autonomia e di emancipazione delle donne vittime di violenza in condizione di particolare vulnerabilità. E’ stato compiuto un primo passo al fine di intervenire in maniera tempestiva e soprattutto preventiva, a sostegno di chi non è in grado di chiedere aiuto”.

Si sono poi avvicendati al microfono alcuni dei rappresentanti istituzionali presenti e diverse rappresentanti delle associazioni invitate. Molto nutrita la rappresentanza studentesca capeggiata dal Provveditore agli studi Loredana Giannicola e con diverse docenti.

Don Antonio Acri, in rappresentanza dell’istituzione ecclesiastica che ha ricordato la definizione “codardo degrado” che Papa Francesco ha dato della violenza sulle donne in un passo dell’esortazione apostolica “Amoris Laetitia”.

Lo stesso Pontefice – ha ricordato ancora Don Antonio Acri – sottolinea inoltre che la «violenza verbale, fisica e sessuale che si esercita contro le donne in alcune coppie di sposi contraddice la natura stessa dell’amore coniugale». Parole che impongono a tutti noi, figli e figlie di Dio, un’attenta riflessione in questa particolare ricorrenza nella quale si celebra la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne.

Una violenza – ha ribadito Don Antonio Acri -che ha ripercussioni indelebili per la salute psico-fisica della persona. Le varie fonti statistiche confermano che il 75% degli abusi e delle violenze viene perpetrato sulle bambine, in tenerissima età, fino all’età prepubere e oltre. Non può essere amore la relazione prepotente, la possessività morbosa, la strumentalizzazione narcisistica. La violenza in nessun aspetto esprime amore, ma soltanto sentimenti avvelenati, sintomi di una società dove la «bellezza» della donna non trova ancora la dignità piena e dove pare difficile imparare ad amare. Ferire una donna – ha detto inoltre il sacerdote – è oltraggiare Dio, che da una donna ha preso l’umanità. Le pagine di cronaca, anche delle ultime settimane, pure nella nostra provincia di Cosenza, purtroppo, non risparmiano notizie riconducibili a drammi familiari sfociati spesso nel femminicidio”. E il pensiero di Don Antonio è per Ilaria, la trentunenne di Scalea uccisa dal suo ex compagno lo scorso 2 ottobre. Per i giovani urge, secondo Don Antonio Acri, un grande impegno educativo, affinché la scoperta dell’amore si purifichi da ogni istinto violento e si compia sempre più come rispetto dell’altro e della sua libertà e desiderio di servirne il bene”.

Il Presidente della Camera Penale, avvocato Roberto Le Pera ha parlato, nell’affrontare il tema del giorno, di “numeri elevati che a volte sono sommersi”. E ha fatto riferimento anche alle donne iraniane che combattono per la libertà e per vestirsi come vuole una donna. “Eppure sono state uccise dalla polizia dello Stato iraniano”. Per l’avvocato Le Pera “c’è bisogno di una educazione ai sentimenti per un’educazione alla legalità, perché la toga che indossiamo è simbolo di legalità”. Quindi ha ringraziato il Sindaco Franz Caruso e l’Amministrazione comunale ed il civico consesso per l’organizzazione della giornata e “per la sensibilità che trasferite ai giovani, contribuendo ad educarli al rispetto della Carta costituzionale. Sarebbe importante – ha aggiunto Le Pera – riprendere l’educazione civica nelle scuole. L’auspicio è che mai più donne siano uccise dagli Stati totalitari e da piccoli uomini. E non bisogna far finta di nulla, anche quando siamo di fronte a Stati che professano di seppellire i diritti delle donne. Viva le donne!”.

Una giornata importante che rappresenta un forte richiamo alla coscienza di tutti”. Così ha definito la giornata promossa dalle consigliere comunali di Cosenza la professoressa Loredana Giannicola, Provveditore agli studi di Cosenza, che ha espresso apprezzamento anche nei confronti della consigliera Antonietta Cozza e per il coraggio di raccontare la sua storia personale. “La scuola – ha detto – è uno spazio educativo dove si costruiscono le relazioni e si cura la relazione affettiva come rispetto reciproco della libertà di scelta. E’ importante l‘azione educativa delle famiglie e la coscienza delle madri ad educare ad una nuova consapevolezza del corpo femminile e dell’altro da sé. La manifestazione di oggi – ha concluso detto Giannicola – rende onore a questa città e a questa Amministrazione. Significa che è un’Amministrazione matura, in grado di affrontare il presente e il futuro”.

L’intervento più applaudito lo ha fatto registrare la dottoressa Enrichetta Alimena, attivista per i diritti delle persone con disabilità. “Un compito difficile – ha rimarcato -quello di raccontare un pezzo di quelle che sono le violenza sulle donne con disabilità. Una realtà che non viene raccontata. I numeri delle donne con disabilità che vengono abusate sono ancora oggi molto elevati. Soprattutto negli anni della pandemia, abbiamo cercato di costruire delle statistiche ed è merso che quasi sempre vivono in contesti segreganti, dove è difficile denunciare e vedere questa violenza in tutte le sue forme, anche economiche e sociali, per mancanza di autonomia e libertà. Le donne con disabilità – ha aggiunto Enrichetta Alimena – più delle altre subiscono atteggiamenti discriminanti e soprusi. Abusare del corpo di donne con disabilità è ancora più scontato, perché il corpo non corrisponde ai canoni che vengono rappresentati sui media. Bisogna guardare a tutte donne, anche a quelle con disabilità e dalle scuole deve iniziare il percorso di accettazione”.

Apprezzamento per l’iniziativa è stato espresso inoltre dalla dottoressa Chiara Gravina, intervenuta in rappresentanza del Centro antiviolenza “Roberta Lanzino”.

“Aprire le porte della casa comunale alle ragazze e ai ragazzi delle scuole e alle associazioni non è una cosa scontata. Abbiamo bisogno, però – ha detto Gravina – di programmare un’azione strutturale e strutturali devono essere gli interventi. Mi sento orgogliosa di appartenere a questa città perché oggi è stato adoperato da tutti un linguaggio corretto”. Quindi ha ricordato il contributo che a questo cambiamento culturale hanno dato i movimenti femministi e i centri antiviolenza. La violenza sulla donne – ha aggiunto Gravina – è un fatto politico, le istituzioni devono percorrere questa strada e l’Amministrazione comunale lo ha fatto”. Al termine del suo intervento ha chiesto al Sindaco e all’Amministrazione di rispolverare il protocollo d’intesa sulla rete antiviolenza che era stato presentato diverso tempo fa e di chiamare a raccolta tutti gli stakeholders.

Hanno, inoltre, dato il loro contributo al dibattito Maria Baldassarre della CGIL, Lorella Dolce della Cisl, Valentina Ferri della Uil e, inoltre, la Vice Presidente della Fidapa, sezione di Cosenza, Lucia Nicosia, Stefania Bevilacqua della comunità rom di Cosenza che ha messo in evidenza le condizioni di emarginazione delle donne rom, spesso vittime di soprusi e violenze psicologiche, Giorgia Falco di “Spazio Donna”, la Presidente dell’Inner Wheel Cosenza, Silvana Gallucci. Gli interventi sono stati, infine, conclusi da due studentesse del Liceo Classico “Telesio” e del Liceo “Della Valle” e da una docente della scuola media “Fausto Gullo”, referente dell’educazione alla salute.

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