Dal 2017 i pennelli frangiflutti aspettano il via libera, ma il PAUR riparte da zero. Il sindaco chiama in causa la burocrazia regionale che insabbia il progetto, Occhiuto, Montuoro e Mancuso: “Basta rinvii, fissate una data vera. Tutto questo perché non apparteniamo alla filiera istituzionale?”.
«Da anni il mare si mangia un pezzo di Calopezzati alla volta. L’erosione avanza sulla nostra costa e mette in conto, uno dopo l’altro, le case, le attività, la strada che corre lungo il litorale, le dune che quella costa dovrebbero difendere. Contro questa avanzata esiste un’opera pensata apposta: i pennelli frangiflutti, barriere che entrano in mare e spezzano la forza delle onde prima che arrivino a riva. Un’opera attesa, finanziata, progettata. E ferma.
Ai cittadini devo la verità su quel «ferma», soprattutto ora che qualcuno la racconta come se le ruspe fossero dietro l’angolo. Allora rimetto in fila i fatti, con le date.
Nel 2017 il Comune di Calopezzati ottiene il finanziamento di due lotti per la difesa costiera in mare: quattro milioni di euro complessivi, due per ciascun lotto, in gestione commissariale e quindi diretta. Nel 2019 viene nominato il responsabile unico del procedimento per entrambi i progetti. Nel 2023 la progettazione esecutiva è pronta e prevede cinque più cinque pennelli curvi. A quel punto, per portare i lavori in gara, manca un solo tassello: il PAUR, l’autorizzazione ambientale unica che raccoglie tutti i pareri necessari e che è coordinata dal Dipartimento Ambiente della Regione Calabria. Un solo atto tra noi e i cantieri.
A gennaio 2025 il RUP riferisce che restava da chiarire un dettaglio: l’interferenza di pochi metri quadrati di posidonia oceanica, la pianta marina protetta, con uno dei pennelli. Pennelli che nel frattempo sono diventati nove e più piccoli, perché gli elenchi prezzi regionali sono stati rivisti al rialzo mentre lo stanziamento è rimasto quello del 2017: a parità di fondi, l’opera si è dovuta ridimensionare. Sono tecnicismi, lo so. Ma è su tecnicismi come questi che si decide se un cantiere parte o resta sulla carta.
Ecco perché ho il dovere di essere chiaro. In Consiglio comunale è stata portata una data, primavera 2026, e messa pure agli atti, come se l’iter filasse liscio. Quella primavera è arrivata, gli escavatori no. E le notizie che nel frattempo giungono al Comune raccontano l’esatto contrario di un percorso «rispettato»: sul PAUR le procedure ripartono dalla conferenza dei servizi. Tradotto per chi non mastica il linguaggio degli uffici, significa tornare al primo passaggio dell’istruttoria, quello di tre anni fa. Punto e a capo.
E qui la spiegazione lascia il posto a una domanda politica. La Regione ha il coraggio barbaro, forse per ritorsione politica contro un comune non appartenente alla filiera istituzionale tanto sbandierata dal centrodestra ad ogni occasione, di far ripartire da capo l’iter dei pennelli a mare di Calopezzati. Un iter che questo paese aspetta dal 2017, ben prima che io fossi eletto. Perché? Lo chiedo alla burocrazia regionale che insabbia i progetti, a Roberto Occhiuto, presidente della Regione. Lo chiedo ad Antonio Montuoro, che di quell’ambiente, e quindi del PAUR, ha la delega e a Filippo Mancuso che si occupa di erosione costiera e che ho anche sentito per telefono.
E intanto il mare erode e, come Erode, fa strage di innocenti.
Non chiedo comprensione. Chiedo una cosa sola e concreta: che il PAUR si chiuda sull’istruttoria già fatta, senza ricominciare da zero, e che la Regione fissi una data. Una data vera, stavolta”.
E’ quanto dichiara il sindaco di Calopezzati, Antonello Edoardo Giudiceandrea.
