“Ogni falsità è una maschera, e per quanto la maschera sia ben fatta, si arriva sempre, con un po' di attenzione, a distinguerla dal volto” - Alexandre Dumas - “I tre moschettieri”
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“Uno Sguardo dalla Torre”, Massimo Mauro a Santa Caterina dello Ionio presenta “Ho giocato con tre geni”

In un calcio dove quasi tutti pesano le parole per non disturbare nessuno, Massimo Mauro ha scelto da tempo una strada diversa: dire quello che pensa. Sempre. Anche quando conviene tacere.

È forse per questo che continua a dividere. C’è chi lo considera scomodo, chi apprezza la sua schiettezza, chi non condivide le sue idee. Una cosa, però, è difficile negarla: quando parla, vale la pena ascoltarlo.

Lunedì 14 luglio, alle ore 19.30, a Santa Caterina dello Ionio (CZ), la X edizione di “Uno Sguardo dalla Torre” ospiterà la presentazione del libro “Ho giocato con tre geni”, un racconto che parte dal calcio ma finisce inevitabilmente per parlare di uomini, caratteri, leadership, amicizia e coraggio.

Massimo Mauro non è stato soltanto un protagonista del grande calcio italiano. Ha indossato le maglie di Juventus, Napoli e della Nazionale, condividendo lo spogliatoio con tre autentici fuoriclasse come Diego Armando Maradona, Michel Platini e Zico. Oggi è presidente della Fondazione Vialli e Mauro, impegnata da anni nella ricerca contro la SLA, e continua a essere una delle voci più libere del panorama sportivo italiano.

Accanto a lui ci saranno due figure che conoscono il calcio da prospettive molto diverse.

Franco Schipani, giornalista, è una firma autorevole del giornalismo sportivo italiano. Da anni racconta il calcio andando oltre il risultato della domenica, cercando storie, contesti e significati che spesso sfuggono al dibattito televisivo.

Rinaldo Sagramola, manager sportivo tra i più stimati del panorama nazionale, ha guidato società importanti come Brescia, Palermo, Vicenza e Vibonese. È uno di quei dirigenti che preferiscono il lavoro alle telecamere, ma che conoscono il calcio dall’interno, nelle sue dinamiche economiche, organizzative e umane.

Sarà proprio l’incontro tra queste tre esperienze a rendere la serata diversa da una semplice presentazione di un libro.

Perché il punto non sarà stabilire chi fosse il più forte tra Maradona, Platini e Zico.

Il punto sarà capire perché oggi il calcio sembra avere sempre meno il coraggio di raccontare se stesso.

Ci si può ancora emozionare senza trasformare tutto in business? Esistono ancora dirigenti che scelgono con la testa invece che con gli algoritmi? I grandi campioni erano davvero migliori o semplicemente più autentici? E perché oggi chi esprime un’opinione fuori dagli schemi viene spesso considerato un problema?

Domande che vanno ben oltre il pallone.

Chi si aspetta una serata di amarcord resterà probabilmente sorpreso.

Chi invece ha voglia di ascoltare tre persone che il calcio lo hanno vissuto davvero, da prospettive diverse e senza frasi di circostanza, troverà un confronto libero, diretto e forse anche scomodo.

Perché, in fondo, le idee migliori sono quasi sempre quelle che fanno discutere.

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