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È uscito “Il coraggio di restare”, il libro di Emiliano Morrone per ricostruire il futuro delle aree montane

Un libro per riflettere e agire sulla fame di futuro delle aree montane dell’Italia, oggi relegate ai margini del dibattito pubblico e dell’agenda politica nazionale. È da poco uscito su Amazon il saggio narrativo Il coraggio di restare, di Emiliano Morrone, scrittore e giornalista che da anni dedica studi, indagini, articoli, interventi e proposte legislative ai diritti delle comunità di montagna, con l’obiettivo di contrastarne lo spopolamento.

Agile nel racconto e sorretto da una scrittura fluida, il volume ricostruisce una storia poco conosciuta di mobilitazione popolare, restanza e sviluppo territoriale. «L’intento – spiega l’autore – è stimolare una maggiore attenzione dell’opinione pubblica, del governo e del Parlamento sulle esigenze dei territori montani, oggi ancora più sofferenti delle aree interne».

Il libro racconta le lotte operaie degli anni Settanta per l’uso plurimo delle acque dei laghi silani, animate a Cotronei, nel Crotonese, da Pietro Secreti, allora responsabile Enel delle centrali idroelettriche locali, sindacalista della Cgil ed esponente di primo piano del Pci. Dopo due alluvioni, una delle quali distrusse la centrale elettrica di Timpagrande, prese forma un vasto movimento popolare per il lavoro e la dignità. Le rivendicazioni degli elettrici si unirono a quelle dei lavoratori della terra, colpiti da gravi fenomeni di siccità.

La protesta proseguì con determinazione, alimentata dal desiderio di tanti giovani di non emigrare, di non partire più per la Svizzera, la Germania, la Francia, le Americhe o l’Australia. Seguì un piano di investimenti pubblici di 750 miliardi di lire, con l’ammodernamento degli impianti, la ricostruzione in caverna dello stabilimento produttivo di Timpagrande e la posa delle condotte per irrigare le colture a valle.

Cotronei conobbe così una stagione di forte crescita occupazionale ed economica, anche grazie all’impegno di Secreti, che in seguito divenne sindaco e favorì la realizzazione del Villaggio Palumbo e di altri insediamenti turistici vicini, oltre alla nascita di cliniche private e di imprese importanti nei settori dell’edilizia e dell’elettromeccanica.

Questa vicenda, dal valore ben più ampio della dimensione locale, rappresenta un esempio illuminante di radicamento territoriale, unità popolare e sviluppo dal basso in territori esposti a spopolamento e declino demografico. Il libro di Morrone si oppone alla tesi secondo cui il destino delle aree montane sarebbe segnato da una desertificazione economica e sociale inevitabile. Mostra invece che i luoghi di montagna possono avere un futuro, se le comunità trovano il coraggio di restare e se la politica crea le condizioni per uno sviluppo coerente con le risorse e la vocazione dei territori.

Lo scrittore ricorda che «il vigente Piano strategico nazionale per le aree interne finisce, di fatto, per accompagnare molti territori verso un declino progressivo, rinunciando a una vera strategia di rilancio». Secondo Morrone, questa impostazione va superata con una visione diversa dello sviluppo territoriale. «L’Europa – osserva l’autore – non può sacrificare i territori montani sull’altare dell’austerità, del patto di stabilità e del pareggio di bilancio. È necessario promuovere investimenti specifici per ripopolare queste aree, dotarle di servizi moderni, a partire dalla sanità ospedaliera, e sostenerne uno sviluppo endogeno». «Per questo – conclude Morrone – è indispensabile superare paradigmi ormai inadeguati, differenziare per legge le aree montane, prevedere deroghe mirate alla riorganizzazione dei servizi essenziali, a cominciare dalla sanità ospedaliera, e ripensare profondamente le politiche attive del lavoro, sottraendole a derive assistenzialistiche e speculative».

La storia delle battaglie di Pietro Secreti e della comunità di Cotronei diventa così il pretesto narrativo per rilanciare una questione nazionale: ridurre le diseguaglianze che colpiscono i territori montani, riunire le loro comunità attorno a una riforma organica di carattere fiscale, sanitario e occupazionale e ripensare, alla luce dei divari imposti dalla geografia fisica, lo stesso assetto delle politiche territoriali del Paese.

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