Nel processo d’Appello sulla morte di Denis Bergamini, ex calciatore del Cosenza deceduto nel 1989 sulla Statale 106 a Roseto Capo Spulico, la Procura generale ha ribadito con forza la propria tesi accusatoria. Durante la requisitoria davanti alla Corte d’Assise d’Appello di Catanzaro, il pubblico ministero Luca Primicerio ha dichiarato: “Quello di Denis Bergamini non fu un suicidio, fu un omicidio e quella della Internò è una versione falsa”.
Al termine dell’intervento, la pubblica accusa — rappresentata anche dal procuratore capo di Castrovillari Alessandro D’Alessio e dal sostituto procuratore generale Salvatore Di Maio — ha chiesto la conferma della condanna nei confronti di Isabella Internò, ex compagna del calciatore e unica imputata nel procedimento per omicidio volontario. I magistrati hanno inoltre domandato una rideterminazione della pena a 23 anni di reclusione, sostenendo l’equivalenza tra aggravanti e attenuanti generiche. In primo grado la donna era stata condannata a 16 anni.
Secondo la Procura, tutte le ipotesi alternative avanzate negli anni — dai collegamenti con la ’ndrangheta al calcio scommesse fino al cosiddetto “toto nero” — sarebbero rimaste soltanto “mere congetture”. Per gli inquirenti, l’unica ricostruzione coerente sarebbe quella del delitto maturato in ambito sentimentale. “L’omicidio passionale resta l’unica pista concreta”, ha sostenuto il pm, secondo cui Bergamini sarebbe stato ucciso dopo aver rifiutato di sposare la Internò in seguito a un aborto.
Nel corso della requisitoria è stato sottolineato come il quadro accusatorio debba essere letto nella sua interezza. “Non bisogna fare una segmentazione degli elementi di prova”, ha spiegato Primicerio, aggiungendo che occorre “passare dall’esame atomistico dei singoli elementi a una loro valutazione globale”.
Tra gli elementi richiamati dall’accusa figurano gli esami medico-legali, le analisi immuno-istochimiche, i rilievi fotografici e planimetrici, oltre alle consulenze tecniche e alle testimonianze raccolte nel corso degli anni. In particolare, la Procura ritiene decisiva la conclusione secondo cui la morte sarebbe avvenuta per “asfissia meccanica compiuta per mano di terzi mediante un mezzo soft”.
Per i magistrati, inoltre, la dinamica del presunto suicidio sarebbe incompatibile con le condizioni del corpo del calciatore. L’ipotesi sostenuta dall’accusa è che Bergamini fosse già morto quando il camion lo investì e che il corpo sia stato successivamente posizionato sull’asfalto.
La Procura attribuisce a Isabella Internò un ruolo sia materiale sia morale nella vicenda. Secondo la ricostruzione accusatoria, la donna avrebbe attirato Bergamini all’incontro trasformato poi in un vero e proprio “regolamento di conti”, spingendo gli esecutori materiali — individuati in primo grado nei suoi cugini — a portare a termine il delitto. Alla base del movente vi sarebbe stata “un’escalation di morbosità e gelosia”, definita dall’accusa una vera “ossessione”.
Il procedimento proseguirà ora con gli interventi delle parti civili, assistite dagli avvocati Fabio Anselmo, Alessandra Pisa e Silvia Galeone. Le prossime udienze potrebbero subire variazioni di calendario a causa dell’astensione dalle udienze proclamata dalle Camere penali. Anche la sentenza, inizialmente prevista per luglio, potrebbe essere rinviata dopo l’estate.
