“Quando una città viene amministrata da chi ignora la nostra storia e non la rispetta, arriva il degrado”.
Lo afferma Giacomo Mancini in un reel diffuso sui suoi canali social e girato in Piazza dei Bruzi, davanti all’elmo realizzato da Mimmo Paladino, diventato negli anni uno dei simboli più riconoscibili della città contemporanea.
Nel video Mancini ripercorre il significato culturale, urbanistico e simbolico di uno dei luoghi più rappresentativi di Cosenza, sede del municipio e cuore politico e amministrativo della città, denunciando allo stesso tempo il progressivo degrado e la mancanza di cura degli spazi pubblici.
“Quest’elmo, realizzato da Mimmo Paladino, è un omaggio ai Bruzi, i fondatori della nostra città”, afferma Mancini nel reel. “E questa vasca di granito nero non era pensata come una semplice fontana”.
L’esponente socialista ricorda quindi il progetto originario degli architetti Giovanni Multari e Vincenzo Corvino, che avevano immaginato la piazza come un luogo capace di mettere in dialogo memoria storica e città contemporanea.
“Nell’idea degli architetti Giovanni Multari e Vincenzo Corvino, l’acqua avrebbe dovuto riflettere insieme il Castello Svevo e la città contemporanea”, sottolinea Mancini, richiamando anche il valore architettonico degli edifici che si affacciano sulla piazza, “a partire proprio dal Municipio, opera di Salvatore Giuliani, tra i grandi nomi dell’architettura razionalista”.
Nel reel viene inoltre ricordato il patrimonio artistico e culturale presente nell’area, con un riferimento alla Chiesa di San Nicola progettata da Vittorio Ballio Morpurgo, autore anche della sede del Ministero degli Esteri a Roma, e alle opere custodite al suo interno dagli scultori Tommaso Gismondi ed Emilio Greco.
“Tutto questo è qui. A Cosenza”, afferma Mancini, che poi lega il tema della memoria urbana alla qualità dell’azione amministrativa.
“Ma quando una città viene amministrata da chi ignora la propria storia e non la rispetta, arriva il degrado. Fioriere di plastica. Fontane spente. Strade dissestate. Graffiti. Mancanza di manutenzione. Abbandono”.
Per Mancini il problema non riguarda soltanto il decoro urbano, ma l’idea stessa di città e il rapporto tra cittadini, identità e spazio pubblico.
“Perché una città senza memoria perde anche il futuro”, conclude Mancini. “E Cosenza ha bisogno di ritrovare la sua bussola”.
